Cambiamenti climatici Energia

Emissioni e consumi energetici 2020: calo record dal secondo dopoguerra

Per effetto della crisi innescata dalla pandemia, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha attestato che nel 2020 il calo globale delle emissioni del sistema energetico ha toccato il record del 6%, ma in Italia secondo l’ENEA la riduzione è stata del doppio, ben maggiore di quella del PIL (-8,8%). In ogni caso, i rimbalzi dopo ogni allentamento delle restrizioni indicano che non si sta facendo abbastanza per essere sulla traiettoria degli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

La crisi innescata da Covid-19 nel 2020 ha innescato il più grande calo annuale delle emissioni globali di anidride carbonica legate all’energia dalla seconda guerra mondiale, ma il calo complessivo di circa il 6% maschera ampie variazioni a seconda della regione e del periodo dell’anno.

È quanto emerge dal briefing dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA).
Dopo aver toccato un minimo in aprile, le emissioni globali sono rimbalzate fortemente e sono aumentate in dicembre del 2% o di 60 milioni di tonnellate rispetto ai livelli di dicembre 2019

Le principali economie hanno guidato la crescita delle emissioni per effetto della ripresa delle attività economiche, mentre sono state assenti misure politiche significative per promuovere l’energia pulita. Molte economie stanno ora vedendo le emissioni salire al di sopra dei livelli pre-crisi.

Il rimbalzo delle emissioni globali di carbonio verso la fine dello scorso anno è un chiaro avvertimento che non si sta facendo abbastanza per accelerare le transizioni di energia pulita in tutto il mondo – ha affermato Fatih Birol, Direttore esecutivo dell’IEA – Se i governi non si muovono rapidamente con le giuste politiche energetiche, è a rischio l’opportunità storica del mondo di aver raggiunto nel 2019 il picco definitivo delle emissioni globali. L’Agenzia nel marzo 2020 aveva esortato i governi a mettere l’energia pulita al centro dei loro piani di stimolo economico per garantire una ripresa sostenibile. Ma i nostri dati mostrano che si sta tornando a un business as usual ad alta intensità di carbonio. Questo è un anno fondamentale per l’azione climatica globale, ed è iniziato con grandi speranze, ma questi ultimi numeri sono un forte promemoria dell’immensa sfida che dobbiamo affrontare per trasformare rapidamente il sistema energetico globale“.

Le tendenze del 2020, sottolinea l’Agenzia, mostrano che la sfida è di ridurre le emissioni garantendo al contempo la crescita economica e la sicurezza energetica. Nonostante il numero crescente di impegni da parte di paesi e aziende a raggiungere emissioni nette zero entro la metà del secolo, il rimbalzo delle emissioni mostra cosa potrebbe accadere se tali ambizioni venissero soddisfatte con un’azione rapida e tangibile.

Nel 2020 le emissioni in Cina sono aumentate dello 0,8%, ovvero 75 milioni di tonnellate, rispetto ai livelli del 2019, trainate dalla ripresa economica cinese nel corso dell’anno. La Cina è stata la prima grande economia a uscire dalla pandemia e ad abolire le restrizioni, spingendo la sua attività economica e le sue emissioni a rimbalzare da aprile in poi. La Cina è stata l’unica grande economia a crescere nel 2020.

In India, le emissioni sono aumentate oltre i livelli del 2019 da settembre, quando l’attività economica è migliorata e le restrizioni sono state allentate. In Brasile, la ripresa dell’attività di trasporto su strada dopo il minimo di aprile ha determinato una ripresa della domanda di petrolio, mentre l’aumento della domanda di gas negli ultimi mesi del 2020 ha spinto le emissioni al di sopra dei livelli del 2019 durante l’ultimo trimestre.

Le emissioni negli Stati Uniti sono diminuite del 10% nel 2020. Ma su base mensile, dopo aver toccato i livelli più bassi in primavera, hanno iniziato a riprendersi. A dicembre, le emissioni degli Stati Uniti si stavano avvicinando al livello visto nello stesso mese del 2019, per effetto dell’accelerazione delle attività economica e della combinazione di prezzi più elevati del gas naturale e clima più freddo che hanno favorito un aumento dell’uso del carbone.

Se le attuali aspettative di un rimbalzo economico globale quest’anno saranno confermate – e in assenza di importanti cambiamenti politici nelle maggiori economie mondiali – è probabile che le emissioni globali aumentino nel 2021 – ha aggiunto Birol – Tuttavia, ci sono ancora motivi di ottimismo. La Cina ha fissato un ambizioso obiettivo di neutralità del carbonio; la nuova Amministrazione statunitense ha aderito nuovamente all’Accordo di Parigi e sta mettendo il clima al centro delle sue politichel’Unione Europea sta portando avanti il ​​suo Green Deal e piani di ripresa sostenibili; lo straordinario successo dell’India con le energie rinnovabili potrebbe trasformare il suo futuro energetico; e il Regno Unito sta costruendo uno slancio globale verso un’azione più forte per il clima in vista della COP26 di novembre“.

Le emissioni globali sono crollate di quasi 2 miliardi di tonnellate nel 2020, il più grande calo assoluto nella storia, per la maggior parte dovuto al minor utilizzo di petrolio per il trasporto su strada e per il trasporto aereo. Con la ripresa delle attività economiche e dei viaggi in tutto il mondo, il consumo di petrolio e le sue emissioni stanno nuovamente aumentando. L’aumento record delle vendite di veicoli elettrici non è sufficiente a compensare la crescita delle emissioni causata dall’aumento del traffico stradale in tutto il mondo.

Le emissioni globali del settore elettrico sono diminuite di 450 milioni di tonnellate nel 2020, in parte attribuibile alla riduzione della domanda di elettricità, ma anche all’aumento della produzione di elettricità da solare fotovoltaico ed eolico. Affinché il mondo possa raggiungere gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi, in particolare quello di limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 °C, ogni anno dovrebbe verificarsi un calo delle emissioni del settore elettrico di circa 500 milioni di tonnellate. Sarebbero necessarie riduzioni annuali delle emissioni ancora maggiori dalla produzione di elettricità per mettere il mondo su un percorso in linea con il riscaldamento di 1,5 °C.

In Italia, secondo l’ENEA che ha pubblicato il 4 marzo 2021 l’ultima analisi trimestrale del sistema energetico italiano, il 2020 sarà ricordato come l’anno del calo record dei consumi di energia (-10% rispetto al 2019) e delle emissioni di CO2 (-12%), che sono ora inferiori del 40% rispetto ai livelli del 2005.

La contrazione della domanda di energia è la più elevata dal biennio 1943-44, quando l’Italia era in piena Seconda guerra mondiale; per fare un paragone con dati più recenti, nell’ultima grande crisi economica, nel 2009, i consumi si sono ridotti ‘solo’ del 5,7%” – ha sottolineato Francesco Gracceva, il ricercatore ENEA che coordina l’Analisi – Il 60% del calo dei consumi di energia primaria riguarda il petrolio, a causa della forte riduzione del traffico stradale e aereo; questo spiega perché il calo dei consumi di energia sia stato maggiore di quello del PIL (-8,9%), con conseguente riduzione dell’intensità energetica. Inoltre, le emissioni di CO2 sono diminuite più dei consumi di energia, poiché il decremento ha riguardato soprattutto fonti fossili e, in particolare, quelle a maggiore intensità carbonica come petrolio e carbone”.

Dall’Analisi emerge anche che il 30% della riduzione delle emissioni è legato a fattori ‘virtuosi’ (come la riduzione dell’intensità energetica e il minor utilizzo di fonti fossili carbon intensive) e per il 70% alla contrazione del PIL.

La forte diminuzione di petrolio (e del carbone) ha spinto al minimo storico dal 1961 la quota di fossili nel mix energetico (72% contro il 74% del 2019), mentre il gas si rafforza come prima fonte energetica in Italia (37,4%), anche se con consumi in calo del 5,6% rispetto all’anno precedente. Stabili le rinnovabili (+1% quelle elettriche) e forte diminuzione delle importazioni nette di elettricità (-13%).

Nel 2020 la richiesta di energia elettrica è diminuita invece di un più contenuto 5,3%, con un calo particolarmente marcato tra marzo ed aprile, quando la chiusura delle attività produttive ha ridotto i consumi elettrici industriali di circa il 30% su base annua – ha aggiunto Gracceva – Con il progressivo allentamento delle misure la riduzione tendenziale si è progressivamente attenuata: dal -14% del II trimestre al -2,5% del III e al -0,4% del IV, con variazioni positive a novembre e dicembre”.

Grazie alla riduzione dei consumi energetici totali, la quota di rinnovabili (FER) sui consumi finali è pari al 20% circa (+2 punti percentuali rispetto al 2019), un dato che consente all’Italia di superare il target UE del 17% al 2020.
Se i consumi totali fossero rimasti sui livelli del 2019 la quota di FER si sarebbe fermata poco oltre il 18,1%, a conferma del fatto che la progressione verso il target stabilito nel PNIEC per il 2030 (30%) rimane lenta, e ancor più lontano risulta il nuovo target UE – ha concluso Gracceva – Il 2020 ha infatti segnato un ulteriore rallentamento delle installazioni di nuova capacità elettrica rinnovabile, ferme a circa 1/4 di quanto sarebbe necessario per raggiungere gli obiettivi 2030”.

In copertina: Fonte World Bank

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