23 Gennaio 2022
Circular economy Risorse e rifiuti Sostenibilità

Strategia Nazionale Rifiuti: per cogliere le opportunità della circular economy

Il Rapporto Strategia Nazionale Rifiuti di FISE Assoambiente indica la necessità di una Strategia che, come quella energetica, fornisca una visione a medio-lungo termine in grado di cogliere i nuovi obiettivi nella gestione dei rifiuti dell’UE, che costituiscono i presupposti indispensabili per “chiudere il cerchio”.

Gli indirizzi europei individuano nella Circular Economy e nel potenziamento delle attività di riciclo la strada per una crescita sostenibile e inclusiva, anche al fine di rispondere alla sempre più scarsa disponibilità di materie prime.

Per rendere effettivo e completo un modello di economia circolare è oggi imprescindibile realizzare le condizioni per “chiudere il cerchio” della gestione rifiuti: aumentare riciclo e recupero energetico per minimizzare l’uso delle discariche.

Su queste premesse il Rapporto Per una Strategia Nazionale dei rifiuti”, presentato il 18 aprile 2019 a Roma da FISE Assoambiente (Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica), nel corso di un evento cui hanno preso parte rappresentanti del mondo industriale, scientifico e associativo del settore, alla presenza di esponenti della politica, propone una visione a medio-lungo termine, che tenga conto anche degli scarti non riciclabili o generati dai processi di riciclo, come anche di quelli non valorizzabili dal punto di vista energetico.

Il nostro Paese necessita di una Strategia Nazionale dei rifiuti che, al pari di quella energetica, fornisca una visione nel medio-lungo periodo (almeno ventennale) migliorando le attuali performance.  Fare economia circolare significa disporre degli impianti di gestione dei rifiuti con capacità e dimensioni adeguate alla domanda – ha commentato il Presidente di FISE Assoambiente,  Chicco Testa In Italia servono impianti di recupero (di materia e di energia) capaci non solo di sostenere il flusso crescente in particolare delle raccolte differenziate di rifiuti, ma anche di sopportare fasi di crisi dei mercati esteri; servono anche impianti di smaltimento finale (discariche), capaci di gestire i rifiuti residuali quali gli scarti generati dal processo di riciclo e quelli che non possono essere avviati a recupero o a trattamenti”.

Secondo gli ultimi dati ISPRA, in Italia si producono 135 milioni di ton. di rifiuti speciali (2016) e circa 30 milioni di rifiuti urbani (2017), di cui avviamo a riciclo, rispettivamente, il 65% (92 milioni di ton) ed il 47% (15 milioni di ton).

Per raggiungere gli obiettivi fissati al 2035 dal Pacchetto “Rifiuti” nell’ambito della Circular Economy), secondo il Rapporto “Per una Strategia Nazionale Rifiuti:
– occorrerà aumentare sensibilmente la raccolta differenziata (fino all’80%, considerato il tasso di resa rispetto ai rifiuti urbani intercettati) e la capacità di riciclo (+4 mln di tonnellate) del nostro Paese, limitando il tasso di conferimento in discarica e innalzando al 25% la percentuale di valorizzazione energetica dei rifiuti al fine di chiudere il ciclo;
– rispetto all’import/export dei rifiuti da e per l’Italia che movimenta ogni anno 9,5 mln di ton (circa 6 in entrata e 3,5 in uscita), sarà necessario riconsiderare le diseconomie che le stesse generano a livello nazionale (perdita di potenziale di materia ed energia per carenza di impianti), mentre, sempre per la carenza impiantistica (soprattutto al Sud), all’interno dei confini nazionali il “turismo dei rifiuti” coinvolge 42 milioni di tonnellate fra urbani e speciali, spostati da una Regione all’altra;
– rispetto all’attuale gestione dei rifiuti in discarica è necessario riconsiderare la gestione delle stesse, facendo riferimento solo a discariche moderne e sostenibili a cui destinare esclusivamente le frazioni residuali opportunamente trattate, quando oggi la loro capacità residua ha un’autonomia limitata: tra circa 2 anni sarà esaurita la capienza delle discariche del Nord del Paese, tra meno di un anno stesso destino toccherà al Centro, mentre diverse aree del Sud sono già in emergenza.

Per non perdere quindi le opportunità di crescita in termini economici e di sostenibilità ambientale il nostro Paese non ha alternative al dotarsi di un sistema impiantistico adeguato al proprio fabbisogno, pianificando la realizzazione nei prossimi 16 anni di:
oltre 20 impianti per le principali filiere del riciclo;
22 impianti di digestione anaerobica;
24 impianti di termovalorizzazione;
–  53 impianti di discarica per gestire i flussi dei rifiuti urbani e speciali.

Il Rapporto Strategia Nazionale Rifiuti evidenzia come per raggiungere questi obiettivi occorreranno anche strumenti economici a sostegno dell’utilizzo dei materiali riciclati e per l’uso di sottoprodotti e materiali end of wast , oltre a un quadro normativo chiaro per il settore che semplifichi le procedure di autorizzazione, spinga investimenti e competizione fra imprese, consentendo di realizzare tutti gli impianti necessari, per i quali sono necessari investimenti pari a 10 miliardi di euro.

Non disporre di questo quadro infrastrutturale sarebbe un problema serio per un Paese, sottolinea il report, e una responsabilità delle rappresentanze pubbliche preposte

Serve una cabina di regia nazionale – ha concluso Testa – che sotto il coordinamento della Presidenza del Consiglio, con responsabilità condivise del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dello Sviluppo Economico, coinvolga tutti gli attori istituzionali ed industriali, con l’obiettivo di gestire rifiuti urbani e speciali nella logica dell’economia circolare e rafforzare ulteriormente quello che già oggi è il principale distretto del riciclaggio d’Europa”.

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