Il Rapporto Strategia Nazionale Rifiuti di FISE Assoambiente indica la necessità di una Strategia che, come quella energetica, fornisca una visione a medio-lungo termine in grado di cogliere i nuovi obiettivi nella gestione dei rifiuti dell’UE, che costituiscono i presupposti indispensabili per “chiudere il cerchio”.
Gli indirizzi europeiindividuano nellaCircular Economye nel potenziamentodelle attività di riciclo la strada peruna crescitasostenibile e inclusiva,ancheal fine di rispondere alla sempre piùscarsa disponibilità di materie prime.
Perrendere effettivo e completo un modello dieconomiacircolareèoggiimprescindibile realizzare le condizioni per “chiudereil cerchio”della gestione rifiuti:aumentare ricicloe recupero energetico per minimizzare l’uso delle discariche.
Su queste premesse ilRapporto “Per una Strategia Nazionale dei rifiuti”, presentato il 18 aprile 2019 a Roma daFISE Assoambiente(Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica), nel corso di un evento cui hanno preso parte rappresentanti del mondo industriale, scientifico e associativo del settore, alla presenza di esponenti della politica, propone una visione a medio-lungo termine, che tengaconto anche degli scarti non riciclabili o generati dai processi di riciclo, come anche di quelli non valorizzabili dal punto di vista energetico.
“Il nostro Paese necessita di una Strategia Nazionale dei rifiuti che, al pari di quella energetica, fornisca una visione nel medio-lungo periodo (almeno ventennale) migliorando le attuali performance. Fare economia circolare significa disporre degli impianti di gestione dei rifiuti con capacità e dimensioni adeguate alla domanda– ha commentato il Presidente di FISE Assoambiente, Chicco Testa– In Italia servono impianti di recupero (di materia e di energia) capaci non solo di sostenere il flusso crescente in particolare delle raccolte differenziate di rifiuti, ma anche di sopportare fasi di crisi dei mercati esteri; servono anche impianti di smaltimento finale (discariche), capaci di gestire i rifiuti residuali quali gli scarti generati dal processo di riciclo e quelli che non possono essere avviati a recupero o a trattamenti”.
Secondo gli ultimi datiISPRA, in Italia si producono135 milioni di ton. di rifiuti speciali(2016) e circa30 milioni di rifiuti urbani(2017), di cui avviamo a riciclo, rispettivamente, il65%(92 milioni di ton) ed il47%(15 milioni di ton).
Per raggiungere gli obiettivi fissati al 2035 dalPacchetto “Rifiuti”nell’ambito dellaCircular Economy), secondo il Rapporto “Per una Strategia Nazionale Rifiuti:
– occorreràaumentare sensibilmente la raccolta differenziata(fino all’80%, considerato il tasso di resa rispetto ai rifiuti urbani intercettati) e lacapacità di riciclo(+4 mln di tonnellate) del nostro Paese,limitando il tasso di conferimento in discaricae innalzando al25% la percentuale di valorizzazione energetica dei rifiuti al fine di chiudere il ciclo;
– rispetto all’import/export dei rifiuti da e per l’Italia che movimenta ogni anno 9,5 mln di ton (circa 6 in entrata e 3,5 in uscita), sarà necessarioriconsiderare le diseconomie che le stesse generano a livello nazionale (perdita di potenziale di materia ed energia per carenza di impianti), mentre, sempre per la carenza impiantistica (soprattutto al Sud), all’interno dei confini nazionali il“turismo dei rifiuti” coinvolge 42 milioni di tonnellate fra urbani e speciali, spostati da una Regione all’altra;
– rispetto all’attuale gestione dei rifiuti in discarica è necessario riconsiderare la gestione delle stesse, facendo riferimento solo adiscariche moderne e sostenibili a cui destinare esclusivamente le frazioni residuali opportunamente trattate, quando oggi la loro capacità residua ha un’autonomia limitata: tra circa 2 anni sarà esaurita la capienza delle discariche del Nord del Paese, tra meno di un anno stesso destino toccherà al Centro, mentre diverse aree del Sud sono già in emergenza.
Per non perdere quindi le opportunità di crescita in termini economici e di sostenibilità ambientale il nostro Paese non ha alternative al dotarsi di un sistema impiantistico adeguato al proprio fabbisogno, pianificando la realizzazione nei prossimi 16 anni di:
–oltre 20 impianti per le principali filiere del riciclo;
–22 impianti di digestione anaerobica;
–24 impianti di termovalorizzazione;
– 53 impianti di discarica per gestire i flussi dei rifiuti urbani e speciali.
Il Rapporto Strategia Nazionale Rifiuti evidenzia come per raggiungere questi obiettivi occorreranno anche strumenti economici a sostegno dell’utilizzo dei materiali riciclati e per l’uso di sottoprodotti e materialiend of wast , oltre a un quadro normativo chiaro per il settore che semplifichi le procedure di autorizzazione, spinga investimenti e competizione fra imprese, consentendo di realizzare tutti gli impianti necessari, per i quali sono necessariinvestimenti pari a 10 miliardi di euro.
Non disporre di questo quadro infrastrutturale sarebbe un problema serio per un Paese, sottolinea il report, e una responsabilità delle rappresentanze pubbliche preposte
“Serve una cabina di regia nazionale– ha concluso Testa –che sotto il coordinamento della Presidenza del Consiglio, con responsabilità condivise del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dello Sviluppo Economico, coinvolga tutti gli attori istituzionali ed industriali, con l’obiettivo di gestire rifiuti urbani e speciali nella logica dell’economia circolare e rafforzare ulteriormente quello che già oggi è il principale distretto del riciclaggio d’Europa”.
