21 Settembre 2021
Energia Scienze e ricerca Società

Start-up energetiche: crescono ma dimensioni e brevetti rimangono critici

L’annuale Rapporto sull’innovazione energetica condotto dall’Istituto per la Competitività (I-Com) fa il punto sulle start-up energetiche, rilevando una loro crescita in Italia, ma servono investimenti più ambiziosi per l’innovazione in grado di far aumentare le domande di brevetti per le quali in Europa solo la Spagna fa peggio del nostro Paese.

Il fenomeno delle startup innovative si rafforza sempre di più nel nostro Paese anche in ambito energetico. Quelle attive in Italia sono 11.780con un tasso di crescita medio annuo del 25,4%. Si tratta di un ecosistema al quale è associabile un impatto economico contenuto tra i 210 e i 700 milioni di euro, un valore in altre parole pari a circa il 14% di quello complessivo stimato. Il trend rispecchia ciò che sta  avvenendo in generale nel mondo delle start‐up innovative continuano a crescere nel nostro Paese a un ritmo sostenuto: attualmente sono 12.202 mentre nel 2020 erano 11.089. Si pensi che di queste, 626 sono nate solo nei primi 2 mesi del 2021. In sostanza dal 2015 sono cresciute a un ritmo di circa il18% l’anno, un insieme che nel suo complesso vale quasi 5 miliardi di euro, di cui poco meno del 60% ascrivibile alle sole regioni settentrionali, con il restante 40% equamente distribuito tra quelle meridionali e del Centro Italia. 

Sono i dati che emergono dal Rapporto Il  futuro  dell’energia.  Innovazione e sostenibilità binari della transizione” dell’Istituto  per  la  Competitività  (I‐Com), sviluppato in  partnership con A2AAcquirente UnicoAnigasAssogasliquidi – Federchimica,  AssogasmetanoCNH  IndustrialElettricità FuturaEnelIpTeaTekUnem Utilitalia, e presentato il 16 luglio 2021nel corso di un webinar al quale hanno preso parte oltre 50 relatori tra accademici, esperti, rappresentanti delle istituzioni, della politica e del mondo imprenditoriale. 

Il Nord si conferma l’area del Paese di gran lunga preferita dagli innovatori con il 50% delle start‐up energetiche attive in questo momento in Italia. Seguono il Sud con il 29% e il Centro con il restante 21. Se si guarda alle regioni, a fare la parte del leone è anche quest’anno la Lombardia, nella quale trovano sede 376 start-up energetiche, pari al 21% di quelle esistenti nel nostro Paese. Il secondo gradino del podio lo occupa, invece, la Campania con 213 piccole imprese specializzate nel campo dell’energia, mentre il terzo il Lazio con il 10% del totale.

A incidere su questa classifica è certamente il peso preponderante di Milano, Roma e Napoli, che rappresentano le province con il maggior numero di start‐up energetiche pro‐capite.
Nello specifico, nel capoluogo lombardo ce ne sono 231energetiche, nella capitale 146, mentre se ne registrano 119 solo nella provincia di Napoli. 
Anche in questa edizione, quello della ricerca scientifica e dello sviluppo è il settore di attività di cui si occupa la quasi totalità delle imprese innovative italiane. Il 93%, pari a 1.647 start‐up, è attivo in questo campo mentre le altre sono impegnate per lo più nella fabbricazione di  apparecchiature  elettriche ed elettroniche, di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi. Il Rapporto evidenzia, inoltre, i punti di debolezza che ancora caratterizzano il sistema italiano dell’innovazione nel settore dell’energia. 

L’elemento dimensionale di queste realtà resta critico: la stragrande maggioranza di esse, sia nel settore energetico che negli altri, fattura meno di 500.000  euro  l’anno  e  sono  pochissimi  i  casi  in  cui  la  forza  lavoro  impiegata  supera  i  dieci  addetti – ha sottolineato il Presidente I-Com Stefano da Empoli Insomma, il numero è consistente  ma rimane  urgente risolvere la questione della scalabilità del business. In particolare, serve un mix di regole e incentivi tale da incoraggiare maggiori investimenti in capitale di rischio, sperimentazione a livello nazionale e rapida espansione all’estero. Come pure sarebbe opportuno rendere l’imprenditorialità innovativa accessibile anche ai cosiddetti outsider, ad esempio donne, giovani e imprenditori stranieri,  spesso dotati di capitale umano , attitudine ed esperienze più adatti alle sfide richieste”.

Lo studio fa inoltre il punto sulla situazione dei brevetti – uno dei principali indicatori della capacità  di innovare degli Stati e dei loro sistemi produttivi – a proposito dei quali l’Italia risulta anche quest’anno molto indietro rispetto ai player  internazionali. Nonostante un incremento medio del 2,4% tra il 2009 e il 2019, le domande di brevetto in campo energetico provenienti dal nostro Paese sono state appena 715, lo 0,7% del totale a livello globale. In Europa peggio di noi fa la Spagna con 249 brevetti concessi mentre Francia e Germania vanno decisamente meglio, con un incremento che  va dal 3 al 6%. In generale, il Giappone ha riconquistato il primato mondiale – dopo averlo perso nel  2018 a favore della Cina, oggi al secondo gradino del podio – con quasi 29.000 brevetti concessi in  campo energetico. Mentre rimangono stabili in terza e quarta posizione gli Stati Uniti e la Corea del  Sud, che hanno presentato domande rispettivamente per 14.724 e 12.629 brevetti. 

Nel campo dell’energia la maggior parte dei brevetti concessi a livello globale si è concentrata nell’accumulo, lo  stoccaggio di energia, che ha ormai superato la soglia dei 30.000 – ha osservato Antonio Sileo, Direttore Osservatorio Innov-E presso I-Com e curatore del Rapporto – Seguono il fotovoltaico, con11.200 brevetti, e la generazione eolica con 4.554 brevetti. Le rimanenti tecnologie appaiono invece molto distanziate dal gruppo delle prime tre. In quarta posizione si registrano le applicazioni relative al nucleare con 2.178 brevetti concessi”.  

Tornando  all’Italia,  dal Rapporto emerge come l’89,2% dei brevetti energetici proviene dalle imprese, il 7,5% da persone fisiche e la quota rimanente da istituti universitari, fondazioni ed enti di ricerca pubblici. Quanto alla distribuzione geografica, la Lombardia rimane leader nelle tecnologie elettriche con 49 brevetti concessi nel 2019, pari a un terzo della brevettazione dell’intero Paese. In seconda posizione si trova l’Emilia‐Romagna con 21 brevetti energetici, seguita da Lazio (15) e Veneto (14).

Ma se ci spostiamo sul versante della mobilità sostenibile le cose cambiano, come ha rilevato ancora Sileo: “Le  regioni  più  attive  nell’innovazione  sono  l’Emilia‐Romagna  (119  brevetti), con  un’attività  rivolta prevalentemente ali  sistemi di accumulo  (43%), e il Piemonte  (104 brevetti) che,  rispetto alla prima, manifesta una maggiore vocazione per le tecnologie dell’ibrido. Mentre sono otto le regioni del tutto inattive sul piano brevettuale in materia di mobilità sostenibile”. 

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.