21 Settembre 2021
Cambiamenti climatici Economia e finanza Società

CBAM: il nuovo meccanismo UE avrebbe scarsi effetti climatici

Secondo l’UNCTAD, il Meccanismo di regolazione del carbonio alla frontiera (CBAM), così come proposto dalla Commissione UE nel Pacchetto “Fit for 55”, eviterebbe la delocalizzazione della produzione in altri Paesi con vincoli di emissioni più lassisti per motivi di costi legati alle politiche climatiche, ma avrebbe scarsi risultati per mitigare i cambiamenti climatici e non compenserebbe gli effetti negativi della carbon tax sull’economia dell’UE.

Secondo l’UNCTAD, il principale organo sussidiario permanente delle Nazioni Unite operante nei settori del commercio, sviluppo, finanza, tecnologia, imprenditoria e sviluppo sostenibile la cui missione è il processo di integrazione dei Paesi in via di sviluppo nell’economia mondiale. il Meccanismo di regolazione del carbonio alla frontiera (CBAM) che la Commissione UE ha proposto nell’ambito del Pacchetto “Fit for 55”.

https://www.regionieambiente.it/pacchetto-fit-for-55-2/ per decarbonizzare l’economia dell’Europa al 2050, potrebbe modificare i modelli commerciali a favore dei Paesi in cui la produzione è relativamente efficiente in termini di emissioni di carbonio, ma fa poco per mitigare i cambiamenti climatici

L’avvertimento è contenuto nel Rapporto A European Union Carbon Border Adjustment Mechanism: Implications for developing countries” che l’UNCTAD ha pubblicato il 14 luglio 2021 dopo la diffusione del Pacchetto europeo, e che mostra le potenziali implicazioni del CBAM sul commercio internazionale, le emissioni di CO2, il reddito e l’occupazione per i Paesi UE e non UE, con un’attenzione particolare ai Paesi in via di sviluppo e vulnerabili. Il CBAM dovrebbe introdurre nuove misure di riduzione delle emissioni di CO2 in via transitoria nel 2023 e finalizzarle entro il 2026.

 “Le considerazioni sul clima e sull’ambiente sono in prima linea nelle preoccupazioni politiche e il commercio non può essere l’eccezione – ha dichiarato Isabelle Durant, Segretaria generale ad interim dell’UNCTAD – Il CBAM è una di queste opzioni, ma è necessario considerare anche il suo impatto sui Paesi in via di sviluppo“.

Il Rapporto conferma che l’introduzione del CBAM ridurrebbe parte della rilocalizzazione delle emissioni di carbonio (la delocalizzazione della produzione in altri Paesi con vincoli di emissioni più lassisti per motivi di costi legati alle politiche climatiche, che potrebbero portare ad un aumento delle loro emissioni totali) prodotta dalle diverse ambizioni sui cambiamenti climatici tra l’UE e gli altri Paesi.

Il Rapporto sottolinea che molti dei partner commerciali dell’UE che esportano beni in settori ad alta intensità di carbonio hanno sollevato preoccupazioni sul fatto che il CBAM ridurrebbe sostanzialmente le loro esportazioni, ma questi cambiamenti potrebbero non essere così drastici come alcuni temono.

Le esportazioni dei Paesi in via di sviluppo nei settori ad alta intensità di carbonio sarebbero ridotte dell’1,4% se il CBAM fosse implementato con un prezzo di 44 dollari per tonnellata di emissioni di CO2 incorporate e del 2,4% se fosse attuato con un prezzo di 88 dollari per tonnellata.

Tuttavia, secondo l’UNCTAD, gli effetti varierebbero significativamente da Paese a Paese a seconda della struttura delle esportazioni e dell’intensità della produzione di carbonio.

In entrambi gli scenari, i Paesi sviluppati, come gruppo, non subirebbero cali delle esportazioni poiché molti tendono ad impiegare metodi di produzione a minore intensità di carbonio nei settori interessati rispetto a molti Paesi in via di sviluppo. 
Il CBAM genererebbe un divario simile tra Paesi in via di sviluppo e Paesi sviluppati in termini di benessere – afferma il Rapporto – In entrambi i casi, i Paesi sviluppati se la caverebbero meglio di quelli in via di sviluppo“.

Secondo l’analisi dell’UNCTAD, con un CBAM basato su un prezzo del carbonio di 44 dollari per tonnellata, il reddito dei Paesi sviluppati aumenterebbe di 2,5 miliardi di dollari, mentre quello dei Paesi in via di sviluppo diminuirebbe di 5,9 miliardi di dollari. 

Comunque, i Paesi sviluppati subirebbero una maggiore perdita di benessere di 51 miliardi di dollari dall’introduzione iniziale di un prezzo del carbonio a 44 dollari per tonnellata, guidata dalle perdite nell’UE, mentre i Paesi in via di sviluppo guadagnerebbero 1 miliardo di dollari in assenza del CBAM. In generale, i potenziali effetti sull’occupazione sarebbero modesti per la maggior parte delle economie.

L’aumento dei prezzi del carbonio ridurrebbe significativamente le emissioni di carbonio nell’UE, ma le esportazioni del più grande blocco commerciale del mondo diminuirebbero, afferma il rapporto.

Un CBAM basato su un prezzo del carbonio di 44 dollari per tonnellata di emissioni incorporate di CO2 ridurrebbe di oltre la metà la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio derivante dall’attuazione delle politiche climatiche nell’UE, dal 13,3% al 5,2%. Ma il meccanismo non compenserebbe completamente gli effetti negativi della carbon tax sull’economia dell’UE.

Sebbene il CBAM sarebbe efficace nel ridurre la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, il suo valore nella mitigazione dei cambiamenti climatici è limitato, secondo il Rapporto, poiché il meccanismo ridurrebbe solo dello 0,1% delle emissioni globali di CO2. Mentre il meccanismo cerca di evitare la rilocalizzazione della produzione e delle emissioni di CO2 verso i partner commerciali dell’UE con obiettivi di emissione meno rigorosi, non è ancora chiaro come possa supportare la decarbonizzazione nei Paesi in via di sviluppo. 
La riduzione efficace di queste emissioni richiederà processi di produzione e trasporto più efficienti“, afferma il rapporto.

Pertanto, l’UNCTAD esorta l’UE a considerare l’adozione di politiche di accompagnamento al CBAM in grado di ridurre, ed eventualmente eliminare, il divario tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo.

L’UE potrebbe prendere in considerazione l’utilizzo di parte delle entrate generate dal CBAM per accelerare la diffusione e l’adozione di tecnologie di produzione più pulite nei Paesi in via di sviluppo – ha affermato la Durant – Ciò sarà vantaggioso in termini di inverdimento dell’economia e promozione di un sistema commerciale più inclusivo“.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.