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RAEE: il 39% non arriva agli impianti di trattamento autorizzati

RAEE Inchiesta

Dopo i risultati dell’indagine condotta con Altroconsumo, il Consorzio dei RAEE Ecodom si auspica che in sede di recepimento delle nuove Direttive sui Rifiuti, il legislatore introduca misure atte ad evitare che flussi considerevoli di RAAE siano sottratte all’economia circolare.

In occasione dell’International E-Waste Day (14 ottobre), lanciato l’anno scorso dal WEEE Forum, l’Associazione europea dei Sistemi Collettivi di gestione dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) e dai relativi Associati, per promuovere il loro corretto smaltimento al fine di incentivarne il corretto riutilizzo e riciclo, sono stati presentati i risultati dell’indagine “Dov’è finito il mio frigorifero?”, condotta da Altroconsumo, l’Associazione italiana di consumatori più diffusa, e da EcoDom, il più grande Consorzio italiano di RAEE.

L’inchiesta “Dov’è finito il mio frigorifero?” è certamente la più innovativa tra quelle condotte in Italia sul sistema RAEE, perché è la prima ad aver sfruttato su larga scala la tecnologia satellitare per monitorare le rotte dei rifiuti elettronici domestici. Per poter monitorare gli spostamenti in tempo reale dei RAEE dal momento della loro uscita dalle case dei consumatori fino alla distruzione finale, è stato nascosto un tracker GPS (tracciatore degli spostamenti di oggetti o persone sfruttando i segnali della rete satellitare) su ognuno dei 205 RAEE oggetto dell’indagine. Su un campione valido di 174 RAEE (per altri 31 non è stato possibile effettuare un’analisi completa, perché il dispositivo GPS ha interrotto anticipatamente la trasmissione o perché il RAEE è ancora in viaggio) solo 107 esemplari (pari al 61% del totale) sono effettivamente approdati in impianti autorizzati, in grado di garantire un trattamento corretto dal punto di vista ambientale. Gli altri 67 esemplari (il 39% del totale) sono stati sottratti alla filiera formale, finendo in impianti non autorizzati oppure in mercatini dell’usato o in abitazioni private.

La ricerca ha visto la partecipazione di volontari da tutte le Regioni italiane, con numeri che vanno dai 65 RAEE ritirati in Lombardia, all’unico rifiuto del Molise. Gli elettrodomestici monitorati sono stati frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie e asciugatrici (i cosiddetti “grandi bianchi”), rientranti nei Raggruppamenti R1 e R2.

Nel 2018, secondo i dati del Centro di Coordinamento RAEE, i Sistemi Collettivi operanti in Italia hanno raccolto oltre 310mila tonnellate di RAEE, pari al 42,8% della media in peso delle nuove apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato negli ultimi tre anni. L’UE ha imposto agli Stati Membri un target minimo di raccolta che nel 2019 è passato dal 45% al 65% e la nuova Direttiva, parte del Pacchetto sull’Economia Circolare che dovrà essere trasposta nella legislazione nazionale entro il 20 luglio 2020, pur non aumentando i target, visto che non sono stati raggiunti dai Paesi membri quelli prefissati, sottolinea la necessità di un maggior recupero dei RAEE, essenziali per l’economia circolare.

Dall’indagine si stima che dei Raggruppamenti R1 ed R2, almeno 44mila tonnellate di RAEE non vengano conteggiate perché si disperdono lungo strade che non offrono alcuna garanzia dal punto di vista ambientale. Se fossero inseriti nelle statistiche ufficiali, questi “flussi sommersi” permetterebbero al nostro Paese di raggiungere già oggi un tasso di raccolta pari al 47%, un po’ più vicino al target del 65% fissato dall’Europa.

Questa indagine dimostra che a fronte di un quadro normativo favorevole a economia circolare e recupero delle materie prime, la filiera mostra ancora vaste e preoccupanti sacche di illegalità – ha sottolineato Ivo Tarantino, Responsabile relazioni esterne di Altroconsumo – Urge un intervento coordinato delle istituzioni per fermare chi lucra e potenzialmente scoraggia i comportamenti corretti. Da parte nostra abbiamo segnalato i risultati dell’inchiesta al Ministero dell’Ambiente e siamo pronti a collaborare con le Forze dell’Ordine”.

L’indagine ha portato alla luce molti degli elementi che pregiudicano il corretto funzionamento della filiera italiana dei RAEE, dalla mancanza (soprattutto in alcune zone di Italia) di servizi efficaci per consentire una sicura dismissione dei RAEE da parte dei cittadini, fino al comportamento non corretto tenuto da alcuni degli stessi attori della filiera, come è stato rilevato in alcuni casi anomali all’interno di alcune isole ecologiche e di alcuni impianti di trattamento.

Ma i due aspetti più critici nel nostro Paese sono:
– da un lato l’incompletezza del quadro normativo (basti pensare alla mancata emanazione del Decreto sulla qualità del trattamento dei RAEE oppure all’assenza di regole sulla preparazione per il riutilizzo dei RAEE);
– dall’ l’insufficiente livello di controlli sulla filiera (alcuni esempi: verifica dei codici CER sui rifiuti in uscita dalle isole ecologiche, controlli di processo negli impianti di trattamento, ispezioni negli impianti che gestiscono rifiuti metallici ecc.).

Peraltro, dalla risoluzione di questi problemi dipendono la salute dei cittadini, la tutela dell’ambiente e il corretto sviluppo dell’Economia Circolare in Italia.

“L’auspicio mio e di Ecodom è che questa ricerca possa dare ai decisori istituzionali che nei prossimi mesi devono completare il processo di recepimento del pacchetto di Direttive sull’Economia Circolare – ha dichiarato il Presidente di Ecodom, Maurizio Bernardi  indicazioni chiare sulle misure legislative da adottare per far emergere i flussi sommersi di RAEE, che oggi tengono l’Italia lontana dagli obiettivi di raccolta fissati dalla Comunità Europea”.

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