Circular economy

Plastica: le imprese europee del riciclo a rischio chiusura

Plastics Recyclers Europe (PRE), l’organizzazione che rappresenta la voce dei riciclatori europei della plastica, dopo aver messo in guardia da tempo sui rischi di un forte calo della produzione interna per effetto della crescita delle importazioni e delle pressioni economiche, segnala che il comparto, essenziale per gli obiettivi di economia circolare, sta vivendo una stagione di chiusure di aziende che proseguirà qualora i decisori politici UE non intervengano per introdurre efficaci controlli e restrizioni sulle importazioni di materiali che non soddisfino gli standard equivalenti di sostenibilità e sicurezza dell’UE.

Se non si riconosce il riciclaggio della plastica come un settore strategico e non si utilizzano efficacemente le misure di difesa commerciale per salvaguardare la produzione europea da ulteriori distorsioni, l’industria dell’UE continuerà a deteriorarsi, compromettendo l’impegno dell’Unione verso un’economia circolare della plastica, l’indipendenza dalle risorse e posti di lavoro verdi. 

È quanto sottolinea lanota stampadel 19 marzo 2025 di Plastics Recyclers Europe (PRE), l’organizzazione che rappresenta la voce dei riciclatori europei della plastica che rappresentanooltre 8,7 miliardi di euro difatturato, 11,3 milioni di tonnellate di capacità di riciclaggio installata in più di 730 impianti e oltre 30.000 dipendenti.

PRE sottolinea che questo importante comparto dell’economia circolare dell’UE è arrivato a un punto di rottura, per effetto delforte calo della produzione, dell’aumento delle importazionie dellecrescenti pressioni economicheche stannocostringendo le aziende a chiudere. L’industria ha da tempo messo in guardia da questi rischi e oggi si stanno manifestando con gravi conseguenze lungo l’intera catena del valore. 

Lo scorso ottobre PRA aveva giàespresso preoccupazione per la “allarmante” tendenza al ribasso del mercato europeo del riciclaggio della plastica e per il futuro delle aziende di riciclaggio.In dicembre aveva poi segnalatoche lacapacità di riciclaggio del continente era stagnante, con un aumento annuo di solo il 6% nel 2023, la crescita più bassa dal 2017. 

“Ora più che mai, è essenziale un’azione decisa– ha affermato Ton Emans, Presidente di PRA– Esortiamo i decisori politici dell’UE ad assumere una posizione politica rapida e forte, introducendo efficaci controlli sulle importazioni e applicando la legislazione esistente, inclusa la restrizione all’importazione di materiali che non soddisfino gli standard equivalenti di sostenibilità e sicurezza dell’UE. Queste misure sono fondamentali per la sopravvivenza dell’industria del riciclaggio della plastica, che ha già investito 5 miliardi di euro tra il 2020 e il 2023 solo per soddisfare gli obiettivi obbligatori“.  

Oltre alle tendenze critiche del mercato, i riciclatori europei sono alle prese concosti energetici elevati e costi di input dei rifiuti in forte crescita, che hanno aumentato le spese operative negli ultimi anni. Al contempo, il settore viene indebolito damateriali importati più economici, che spesso vengono forniti condichiarazioni fraudolente a causa della mancanza di trasparenza sull’origine dei materiali. 

Da dati forniti dall’Organizzazione, leimportazioni di polimeri sia riciclati che vergini rappresentano oltre il 20% del consumo di polimeri dell’UE, mentre la produzione interna di riciclaggio è diminuita del 5% per la maggior parte dei polimeri. Di questo passo, secondo PRA, si prevede che laproduzione di plastica dell’UE regredirà ai livelli visti l’ultima volta nell’anno 2000, anche se il consumo di polimeri continuerà a crescere. 

Leesportazioni di rifiuti di plastica dall’UE sono aumentate di un sorprendente 36% nel2024 rispetto al 2022, evidenziando un allarmante allontanamento dagli sforzi di riciclaggio dell’UE, con un contemporaneo raddoppio nel 2024 delle imprese che hanno chiuso i battenti rispetto al 2023.

Queste negative tendenze hanno determinato una diminuzione dei tassi di riciclaggio, ostacolando l’adozione di pratiche circolari e aumentando la dipendenza da metodi di produzione non sostenibili. Di conseguenza, gli obiettivi di riciclaggio e sostenibilità dell’UE per il 2025 non saranno raggiunti.  

Di qui l’appello a riconoscere il riciclaggio della plastica come settore strategico, utilizzando misure efficaci di difesa per salvaguardare la produzione europea da ulteriori distorsioni, l’indipendenza delle risorse e i posti di lavoro verdi.

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