5 Ottobre 2022
Diritto e normativa Società

Pacchetto infrazioni di luglio 2022: per l’Italia 6 procedure

Con l’ultimo pacchetto di infrazioni di luglio 2022 le procedure a carico del nostro Paese salgono a 85, di cui 58 per violazione del Diritto dell’Unione e 27 per mancato recepimento di Direttive

Il Pacchetto di infrazioni di luglio 2022 adottato dalla Commissione UE contiene 6 procedure di infrazioni nei confronti dell’Italia: 2 lettere di costituzione in mora complementari (Affari interni; Lavoro) e 4 pareri motivati (Giustizia; Energia e clima; Finanza).

Lettere di costituzione in mora complementari
La prima lettera di costituzione in mora complementare riguarda la mancata attuazione delle disposizioni della Direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, che impone agli Stati membri di stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale dei minori, pornografia minorile e adescamento di minori per scopi sessuali. Essa introduce inoltre disposizioni intese a rafforzare la prevenzione di tali reati e la protezione delle vittime.
Gli Stati membri avrebbero dovuto attuare le nuove norme entro dicembre 2013. Tuttavia, poiché la portata della Direttiva è estremamente vasta, quasi tutti gli Stati membri hanno subito ritardi durante il periodo di attuazione. La Commissione consapevole dei problemi riscontrati, aveva avviato solo nel 2018 la procedura, relativa alla definizione di determinati reati, alla prevenzione e all’assistenza alle vittime, che viene ora reiterata. L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere ai rilievi espressi dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.

L’altra lettera di costituzione in mora complementare riguarda la legislazione nazionale relativa ai magistrati onorari che continua a non essere pienamente conforme al diritto del lavoro dell’UE. La Commissione ritiene che la legislazione italiana non sia conforme alla normativa UE su lavoro a tempo determinato, lavoro a tempo parziale, orario di lavoro e lavoratrici gestanti. Diverse categorie di magistrati onorari (giudici onorari di pace, vice procuratori onorari e giudici onorari di tribunale) non godono dello status di “lavoratore” in base al diritto nazionale italiano e sono considerati volontari che prestano servizio a titolo “onorario”. Di conseguenza non godono della protezione offerta ai lavoratori dal diritto del lavoro dell’UE, il che comporta ad esempio l’assenza di indennità per malattia, infortunio e gravidanza, differenze retributive e discriminazione fiscale. I magistrati onorari non sono neppure sufficientemente protetti dalla reiterazione abusiva di contratti a tempo determinato e non hanno la possibilità di ottenere un adeguato risarcimento per tali abusi. Infine, l’Italia non ha istituito un sistema di misurazione dell’orario di lavoro giornaliero di ciascun magistrato onorario. Questa lettera di costituzione in mora complementare si inserisce nel quadro di una procedura di infrazione avviata nel luglio 2021, a seguito della quale il nostro Paese ha modificato la propria legislazione, ma la Commissione ritiene tuttavia che le modifiche introdotte dall’Italia non pongano pienamente rimedio alle violazioni del diritto dell’Unione individuate inizialmente e determinino anzi nuove criticità. L’Italia dispone ora di 2 mesi per adottare le misure necessarie, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.

Pareri motivati
Il primo riguarda la Giustizia. Nel gennaio 2022 la Commissione aveva inviato lettere di costituzione in mora a 24 Stati membri per il mancato recepimento e la mancata comunicazione delle misure di recepimento entro il termine stabilito della Direttiva 2019/1937/UE relativa alla protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione (“whistleblower”). Di questi, 15 Stati membri, tra cui l’Italia, non hanno ancora adottato misure di recepimento e dispongono di 2 mesi per rispondere ai pareri motivati della Commissione. In assenza di risposte soddisfacenti, la Commissione potrà decidere di deferire gli Stati alla Corte di giustizia dell’UE.

Un altro parere motivato riguarda il settore Energia e clima. La Direttiva 2018/2001/UE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili stabilisce il quadro giuridico per lo sviluppo delle energie rinnovabili nell’UE nei settori dell’energia elettrica, del riscaldamento e raffrescamento e dei trasporti. Essa fissa per l’UE un obiettivo vincolante per il 2030 pari almeno al 32% di energie rinnovabili e comprende misure volte a garantire che il sostegno alle energie rinnovabili sia efficace sotto il profilo dei costi e a semplificare le procedure amministrative per i progetti relativi alle energie rinnovabili. La direttiva facilita inoltre la partecipazione dei cittadini alla transizione energetica e fissa obiettivi specifici per aumentare entro il 2030 la quota di energie rinnovabili nei settori del riscaldamento e raffrescamento e dei trasporti. Il termine per il recepimento della direttiva nell’ordinamento nazionale era fissato al 30 giugno 2021. Nel luglio 2021 la Commissione aveva inviato una lettera di costituzione in mora all’Italia, ma ad oggi il nostro Paese avrebbe recepito solo parzialmente la Direttiva. L’Italia  dispone ora di 2 mesi per conformarsi all’obbligo di recepimento e darne notifica alla Commissione, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

C’è poi un parere motivato per il settore Finanza. La Commissione ritiene che la maggior parte delle disposizioni della Direttiva 2019/1160 concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari e la distribuzione transfrontaliera degli organismi di investimento collettivo, non siano state recepite dall’Italia .La Direttiva sulla distribuzione transfrontaliera dei fondi mira a eliminare gli ostacoli normativi alla distribuzione dei fondi di investimento collettivo, che costituisce uno degli obiettivi dell’Unione dei mercati dei capitali. Tali norme mirano ad aumentare la trasparenza e a creare un accesso unico alle informazioni sulle norme nazionali relative ai requisiti per la commercializzazione, alle spese e oneri regolamentari e agli oneri imposti dalle autorità nazionali competenti. La direttiva consente inoltre di semplificare l’uscita dal mercato del paese ospitante (ritiro della notifica) e permette alle società di gestione di scegliere modalità più flessibili e meno costose di comunicazione e fornitura di servizi amministrativi agli investitori non professionali in altri Stati membri. In particolare, la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB) deve ancora adottare atti normativi di rango secondario e notificarli alla Commissione. L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere e adottare le misure necessarie, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferirla alla Corte di giustizia dell’UE.

Sempre per il settore Finanza, un altro parere motivato nei confronti dell’Italia per la mancata notifica delle misure per il recepimento nell’ordinamento nazionale di alcuni articoli della Direttiva 2014/56/UE sulle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati, e su cui la Commissione aveva avviato nel 2021 la procedura di lettera di costituzione in mora.  
Tali disposizioni riguardano la designazione di un’unica autorità competente responsabile in ultima istanza dei compiti di controllo dei revisori legali, le condizioni per la registrazione dei revisori dei conti e degli enti di revisione contabile di paesi terzi e le condizioni da rispettare nello scambio di carte di lavoro o altri documenti pertinenti per la valutazione qualitativa della revisione effettuata con le autorità competenti dei paesi terzi. Lo scopo della revisione legale dei conti è certificare il bilancio delle società. La revisione dei conti fornisce ai portatori di interessi, quali investitori e azionisti, un parere in merito all’accuratezza dei conti delle società. Di conseguenza, le revisioni legali dei conti contribuiscono al regolare funzionamento dei mercati aumentando la fiducia nell’integrità dei bilanci. La completezza e la correttezza del recepimento sono quindi della massima importanza. L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere e adottare le misure necessarie, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.