Biodiversità e conservazione Fauna Trentino Alto Adige

Orso M49: come ha fatto a fuggire dal Centro di Fauna Alpina di Trento

Il sopralluogo dell’ISPRA al Centro di Fauna Alpina del Casteller (TN) ha chiarito le modalità con cui l’orso M49, soprannominato “Papillon” dal Ministro dell’Ambiente Costa, è riuscito a scappare ancora. La sua fuga è destinata a rinfocolare le polemiche sul progetto di ripopolamento dell’orso sulle montagne del Trentino, che non si erano mai sopite specie dopo l’uccisione dell’orsa KJ2 nel 2017.

Probabilmente ha fatto diversi tentativi prima di riuscire a fuggire dal recinto del Centro di Fauna Alpina di Casteller, un’area collinare a sud-est di Trento, l’orso M49, soprannominato Papillon dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa che aveva chiesto all’ISPRA un sopralluogo al recinto, effettuato il 28 luglio 2020 dai ricercatori di ISPRA di Ozzano, affiancati dal personale del Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento.

Dal sopralluogo è emerso che il punto da cui l’orso è fuoriuscito si trova nella stessa posizione da cui l’animale era fuggito l’anno scorso nello stesso periodo, scavalcando in quel caso la recinzione, in un punto distante del recinto rispetto alla porzione dove sono i locali tecnici. Solo il 30 aprile scorso era stato catturato in Val Rendena e riportato al Centro.

La nuova fuga è destinata a rinfocolare le polemiche e il dibattito che si sono susseguiti dopo l’uccisione nell’agosto 2017 sul monte Bondone, la montagna che sovrasta Trento, dell’orsa KJ2, rea di aver aggredito un uomo che passeggiava con il suo cane in un bosco in zona laghi di Lamar. Per la vicenda in settembre si aprirà il procedimento per l’uccisione dell’orsa contro l’ex Presidente della Provincia di Trento e il Dirigente del Servizio Foreste, rinviati a processo perché si sarebbero potute adottare soluzioni alternative all’uccisione.

Il recinto del Casteller non è una casa per orsi! Lo confermano le immagini esclusive (viste dall’alto) del recinto del Casteller, diffuse dalla LAV alla notizia dell’ennesima fuga di M49 – aveva commentato Massimo Vitturi, Responsabile LAV animali selvatici – suddiviso in tre porzioni larghe meno di 50 metri, non può garantire il soddisfacimento delle necessità etologiche di un grande animale selvatico – basti pensare che un orso percorre fino a 20 km al giorno! Quel recinto è come una condanna all’ergastolo per un innocente che non ha mai aggredito nessuno – sedato e castrato, è comprensibile che #M49 abbia cercato nuovamente la libertà. È la prova evidente di una gestione fallimentare da parte della Provincia di Trento, che non deve in nessun modo ricadere sulla vita di M49: gli orsi hanno tutto il diritto di vivere in piena libertà, siamo noi umani a doverci adattare alla loro presenza favorendo la convivenza”.

Questa volta per scappare M49 ha divelto o piegato alcuni dei tondini della rete della recinzione (diametro 12 mm) dalla quale è poi fuoriuscito. Per aprire il varco, l’orso ha rotto diversi punti di saldatura tra i tondini. Analoghi danneggiamenti sono stati rilevati in altri due punti della recinzione, dove sono stati osservati tondini in parte staccati, facendo presumere che l’esemplare abbia tentato di infrangere la recinzione in vari punti prima di riuscire a creare l’apertura che ne ha permesso la fuga, avvenuta di notte, per quanto riferito dal personale del Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento, per cui non vi sono osservazioni né dirette né in remoto del fatto. Solo il mattino successivo si è preso atto della fuga, dopo aver visto il tracciamento del segnale emesso dal trasmettitore satellitare montato al collo dell’animale.

La struttura della recinzione è composta da un cordolo di calcestruzzo nel quale sono inseriti i pali verticali di sostegno, ai quali sono imbullonati i tondini che formano la rete di recinzione. I tondini non sono affogati nel calcestruzzo, caratteristica questa che, presumibilmente, ha contribuito a rendere meno difficoltosa la rottura della rete. Pur considerando la mole dell’animale (peso superiore a 200 kg), la forza e la determinazione mostrate dall’esemplare, visionando il punto di rottura, appaiono fuori dal comune.


Fonte: ildolomiti.it

Come nella precedente fuga di M49, la recinzione elettrica che integra la recinzione esterna e separa le tre sub-aree interne, si è rivelata inefficace verso per questo esemplare, a differenza di quanto registrato per gli altri orsi che nel corso del tempo sono stati tenuti nella struttura del Casteller.

Come volevasi dimostrare #Papillon, soprannome di Henri Charrière, il fuggiasco francese, è il soprannome migliore che potevamo scegliere per l’orso M49: questa mattina è fuggito per la seconda volta dal recinto in cui era stato rinchiuso – aveva postato il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Sergio CostaHo sentito il presidente della provincia di Trento Fugatti e allertato Ispra. La mia posizione rimane la stessa: ogni animale deve essere libero di vivere in base alla sua natura. Papillon ha il radiocollare e quindi rintracciabile e monitorabile facilmente: non ha mai fatto male a nessuno, solo danni materiali facilmente rimborsabili. Chiediamo che non venga rinchiuso e assolutamente non abbattuto”.

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