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Da olio esausto componenti per auto e abitazioni

Una serie di ricerche, coordinate dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale (DICI) dell’Università di Pisa, hanno trasformato l’olio esausto in schiume poliuretaniche biobased da utilizzare nei pannelli interni degli sportelli e in altri componenti dell’abitacolo delle auto, nell’edilizia per migliorare l’isolamento termico e acustico, e in biolubrificanti per sistemi idraulici industriali, in sostituzione di materiali di origine fossile.

Dall’olio di frittura esausto nascono schiume poliuretaniche, materiali a cambio di fase e biolubrificanti in grado di sostituire prodotti di origine fossile per il settore automobilistico e per l’edilizia

Tutto ciò deriva da una serie di ricerche coordinate dall’Università di Pisa e pubblicate su Scientific Reports(Novel synthesis of flexible polyurethane foams with high bio-based content derived from waste cooking oil),Materials Today Sustainability(Development of bio-based flexible polyurethane foams incorporating phase change materials for thermal energy storage applications) e per ultimo il 15 marzo 2026 su Chemical Engineering Journal(Synthesis and characterization of silica-encapsulated phase change materials derived from waste cooking oil).

Le ricerche sono state coordinate dalla Professoressa Maurizia Seggiani delDipartimento di Ingegneria Civile e Industriale (DICI)dell’Università di Pisa, , in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni, il Centro Interdipartimentale di Ricerca sull’Energia per lo Sviluppo Sostenibile (CIRESS), il Politecnico di Bari (Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica e il Dipartimento di Meccanica, Matematica e Management) e l’Università di Bologna (Dipartimento di Chimica Industriale “Toso Montanari”), e si inseriscono nell’ambito di Progetti finanziati dal Centro Nazionale PNRR MOST – Mobilità Sostenibile, e sono state presentate nelloSpoke 11, dedicato ai materiali innovativi e all’alleggerimento.

Il cuore dell’innovazione è lasostituzione di materiali di origine fossile con alternative rinnovabili quali oli esausti di cucina. I ricercatori hanno trasformato l’olio esausto inpoliolo, un componente fondamentale delle schiume poliuretaniche, inmateriali a cambio di fase, capaci di assorbire, immagazzinare e rilasciare calore controllando così la temperatura, e in biolubrificanti per sistemi idraulici industriali.

Nel settore automobilistico, le schiume poliuretaniche biobased possono essere utilizzate neipannelli interni degli sportelli e in altri componenti dell’abitacolo, per attenuare le vibrazioni e stabilizzare la temperatura interna. I materiali a cambio di fase, inglobati nella schiuma,aiutano ulteriormente al controllo della temperatura nell’abitacolo: assorbono il calore quando l’auto è esposta al sole e lo rilasciano quando la temperatura esterna si abbassa, migliorando il comfort interno e riducendo i consumi per la climatizzazione. Anchein edilizia, queste schiume multifunzionalipossono essere inserite nelle pareti e nelle intercapedini degli edifici per migliorare l’isolamento termico e acustico, contribuendo all’efficientamento energetico e alla riduzione dei consumi.

In uno scenario geopolitico instabile, in cui l’accesso alle materie prime energetiche e chimiche è sempre più esposto a tensioni e dipendenze strategiche, investire in alternative al petrolio non è solo una scelta ambientale, ma anche industriale e politica – ha dichiarato Professoressa Seggiani –La ricerca deve anticipare questi cambiamenti, sviluppando soluzioni complementari che contribuiscano a ridurre la vulnerabilità delle filiere produttive. In questo quadro, la valorizzazione di uno scarto locale come l’olio esausto rappresenta una delle strategie possibili per diminuire, insieme ad altre, il ricorso alle risorse fossili. Trasformarlo in materiali ad alto valore aggiunto significa rafforzare l’autonomia tecnologica, diversificare le fonti e costruire modelli produttivi più resilienti, capaci di rispondere alle sfide globali che ci aspettano nei prossimi anni”.

Nei giorni scorsi in unpostavevamo segnalato la necessità di intervenire rapidamente sul settore della bioeconomia perché le onde d’urto economiche provocate dal conflitto in Medio Oriente stanno dimostrando non solo quanto siano vitali le catene di approvvigionamento delle energie rinnovabili, ma anche l’importanza delle catene di fornitura biobased su larga scala, in grado di offrire resilienza in condizioni di incertezza.

Secondo ilRapporto sulla Bioeconomia,redatto dalResearch Department di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con ilCluster SPRINGe con il contributo di SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno), nel 2024 l’insieme delle attività connesse alla Bioeconomia in Italia ha generato un output stimato paria426,8 miliardi di euroe occupatopiù di due milioni di persone.

Nello specifico degli oli esausti, in Italia opera da 26 anni ilCONOE(Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti), che coinvolge al suo interno l’intera filiera (dall’immissione sul mercato del prodotto, alla produzione del rifiuto e, infine, alla raccolta e alla successiva attività di rigenerazione), garantendo una copertura pressoché totale della raccolta del rifiuto di origine professionale (principalmente HORECA, ma anche attività industriali e artigianali di produzione di prodotti alimentari).

Nel 2024 sono state raccolte oltre 110.000 ton. di olio esausto, ma la raccolta del rifiuto di origine domestica rimane ancora una criticità. Da stime del CONOE, circa 200.000 ton di olio da cucina esausto non viene intercettato. A tal fine il Consorzio ha avviato campagne e progetti speciali in ambiti ritenuti particolarmente strategici sul fronte dell’attività di sensibilizzazione, che possono contribuire concretamente ad intercettare nuovi flussi di rifiuto. Tra questi, le attività all’interno delle scuole, un ambito in cui il coinvolgimento dei più piccoli diventa una leva strategica per sensibilizzare le famiglie sulla corretta raccolta,e neiporticon laCampagnaStop Food Oils & Fats in the Sea” persensibilizzare i diportisti a non sversare in mare l’olio vegetale usato, prodotto all’interno delle proprie imbarcazioni.

L’altro fronte su cui il CONOE si muove è quello, appunto, di svilupparenuovi materiali a basso impatto ambientale dall’olio esausto. Lo scorso novembre è stata avviata unacollaborazionecon ilCorso di Studi in Biotecnologie IndustrialidelDipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, per la valorizzazione della filiera della rigenerazione degli oli vegetali esausti.

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