La fotografia del Paese quale scattata dall’Istat nel suo ultimo Rapporto Annuale sulla situazione economica, demografica e sociale, evidenzia un’Italia resiliente di fronte agli shock geopolitici internazionali, ma frenata da una crescita economica debole, salari reali erosi dall’inflazione e un inverno demografico senza precedenti.
La XXXVII edizione delRapporto annualedell’Istat sullasituazione del Paese, presentato il 21 maggio 2026 nel corso di unevento in streamingalla Camera dei Deputati dal Presidente dell’Istituto, esaminai cambiamenti economici, demografici e sociali che hanno interessato il Paese nell’anno appena trascorso, offrendo un quadro informativo ampio e approfondito sulle principali sfide del nostro tempo e su quelle che l’Italia sarà chiamata ad affrontare nei prossimi anni.
“Quest’anno la presentazione assume una valenza simbolica straordinaria, poiché l’Istat celebra il Centenario della sua fondazione– ha ricordatoFrancesco Maria Chelli–Risale, infatti, al 1926 la nascita dell’Istituto centrale di statistica, cui venne affidato il compito di coordinare le attività di rilevazione e diffusione dei dati statistici ufficiali su tutto il territorio nazionale. Da quel momento in poi, l’Istituto ha accompagnato un secolo di vita del Paese: una storia di numeri e analisi resa possibile grazie al lavoro e alla dedizione di generazioni di colleghe e colleghi”.

Il Rapporto è articolato in4 capitolidi cui si evidenziano i principali risultati.
1. Economia e ambiente
– Quadro Macroeconomico e l’Inflazione
Il quadro delineato indica unacrescita economica italiana fragile (+0,5%)fortemente condizionata dalle tensioni geopolitiche globali del 2025-2026 estrettamente interconnessa alle sfide della transizione ecologica.
I primi mesi del 2026 sono stati complicati da nuove tensioni geopolitiche in Medio Oriente(conflitto USA-Iran), che hannoriacceso i rialzi dei prezzi dell’energia alimentando rischi al ribasso.
Il potere d’acquisto e i salari reali hanno subito forti erosioni a causa dell’inflazionerisalita nei primi mesi del 2026, trainata proprio dalle componenti energetiche e dagli alimentari non lavorati..
–Produzione, Scambi e Lavoro
All’interno del comparto industriale (+0,3%) si nota una forte asimmetria; leattività manifatturiere arretrano(-0,3%), mentre registranoun’espansione i settori estrattivi.
Nonostante iltasso di occupazionegenerale (15-64 anni) si attesti al62,5%e ladisoccupazionesia scesa al5,2%a inizio 2026, il rapporto evidenzia una crescita dellavoro vulnerabilee laforte persistenza di divari territoriali.
– Ambiente e Transizione Ecologica
Il Rapporto rileva un disaccoppiamento tra crescita economica e impatto sul territorio, registrando un progressivo calo delle pressioni ambientali rispetto al PIIL:
– emissioni climalteranti, incalodell’8%nel 2024 (a 386 milioni di tonnellate di CO2 equivalente), dopo la contrazione del -5,9% registrata nel 2023;
–consumo di energiadei residenti indiminuzione del2,1%;
– consumo materiale internoin diminuzione dell’1,8%nell’uso complessivo delle risorse
– Investimenti e Tecnologie per l’Ambiente
La transizione si riflette sia sul fronte economico-produttivo che sugli incentivi pubblici:
–uso ICT per finalità ambientaliha preso piede soprattutto nelleimprese con più di 10 addetti per ottimizzare e ridurre i consumi energetici e di risorse;
– laproduzione di beni e servizi ambientalistabilea circa214,7 miliardi di euro;
– leentrate da imposte ambientali hanno segnato un aumentodel+19,6% nel 2023e un ulteriore incremento del+11,2% nel 2024.
– Avanzamento del PNRR e Contesto Normativo
La transizione ecologica italiana si inserisce nel quadro degli stanziamenti previsti dallaMissione 2 del PNRR(Rivoluzione verde e transizione ecologica) che dispone di 56,82 miliardi di euro. I dati evidenziano il completamento dell’85% dei progetti previstientro il tardo 2025, con una spesa erogata vicina al 45% delle risorse complessive, guidata principalmente dal rafforzamento dell’Ecobonus.
Inoltre, si segnala a livello europeo l’impatto del Regolamento UE 2026/667, che ha formalizzatoil rinvio al 2028 dell’operatività del sistema di scambio quote di emissione (ETS2)per i settori deltrasporto stradalee dell’edilizia.
2. Popolazione e società
Delinea un’Italia segnata da una profonda crisi demografica, da persistenti disuguaglianze sociali e territoriali e da un mercato del lavoro che fatica a valorizzare giovani e donne.

–Popolazione in calocon residenti in Italia che scendono a circa58,9 milionidi unità, confermando un trend di costante decrescita: lenascite registrano un’ulteriore riduzione strutturale, riducendo progressivamente la base giovanile del Paese e l’indice di vecchiaia è in costante aumento, ponendo forti sfide alla tenuta del sistema previdenziale e sanitario.
–Lavoro e Vulnerabilità Sociale: nonostante una crescita generale dell’occupazione, persistono sacche diforte precarietà e frammentazione contrattuale.
–Penalizzazione di donne e giovani: il mercato del lavoro italiano mostra profondedifficoltà nell’integrare stabilmente e valorizzare il capitale umano femminile e giovanile.
–Povertà e disuguaglianze: restano marcati idivari territoriali(in particolare tra Nord e Mezzogiorno) e ledistanze nel benessere economico tra le diverse classi sociali.
–Salute e Assistenza Sanitaria: cresce la quota di popolazione affetta da più patologie croniche contemporaneamente, legata all’invecchiamento della popolazione.
–Risorse asimmetriche: la distribuzione dei finanziamenti sanitari regionali non è sempre coerente con il reale bisogno potenziale di assistenza dei territori.
3. Capitale umano e sociale
Sistema educativo e investimenti:
– Spesa in istruzione: continua a crescere in valore assoluto, segnando un impegno stabile da parte dello Stato.
–Abbandono scolastico: restanomarcati i divari territorialie l’esigenza dipotenziare l’offerta formativa per contrastare la dispersione.
– Ritardi sui laureati: l’Italia sconta ancora un forte ritardo nel numero di laureati rispetto alla media europea, penalizzando l’innovazione tecnologica.

Capitale sociale e reti di supporto:
Il capitale sociale viene analizzato come l’insieme di relazioni fiduciarie e norme condivise necessarie a garantire l’equità delle opportunità:
– Coesione e cooperazione: le reti di supporto (formali e informali) mostrano segnali di tenuta, ma risentono della forte pressione demografica e dell’invecchiamento della popolazione.
Ascensore sociale e ceto medio
– Mobilità sociale bloccata:per iMillennials(nati 1980-1994) si registra un sorpasso storico:la mobilità discendente (27,1%) supera quella ascendente (25%).
– Difficoltà economiche: il16% delle famiglie appartenenti al ceto medio dichiara di arrivare con difficoltà alla fine del mese a causa di salari fermi e inflazione.
Il mercato del lavoro e il genere:
– Il sistema produttivo fatica a inserire e valorizzare le competenze dei profili più giovani.
-Gap femminile: permangonoforti disuguaglianze nell’accesso e nella progressione di carrieraper le donne, frenando il potenziale di crescita complessivo del Paese.
4. Ruolo della conoscenza nell’evoluzione del sistema economico
Il Rapporto analizza come l’interazione tra capitale umano, istruzione e innovazione tecnologica stia trasformando l’apparato produttivo italiano, evidenziando sia i passi avanti sia i colli di bottiglia strutturali.
– Produttività, Capitale Umano e Innovazione:
– Performance differenziate: leimprese che investono simultaneamente in innovazione e in competenze di alto livello mostrano produttività significativamente superiorie durature rispetto alle altre.
–Progressi nell’istruzione: il sistema economico italiano registra progressi importanti sul fronte dell’innalzamento dei livelli di istruzione formale e della diffusione iniziale delle tecnologie.
– Emergeuna forte difficoltà strutturale nel tradurre i progressi della conoscenza in una crescita economica sostenuta, diffusa e di lungo periodo.

Problemi Strutturali del Sistema Produttivo:
– Riallocazione delle risorse: l’Istat rileva l’urgenza di unariallocazione più efficace delle risorse – economichee del lavoro verso i settori a maggior valore aggiunto.
– Sotto-utilizzazione delle competenze: nonostante la crescita dei titoli di studio,il tessuto produttivo(composto prevalentemente da micro e piccole imprese)fa fatica ad assorbire e valorizzare appieno il capitale umano qualificato.
–Freni macroeconomici: l’evoluzione della struttura economica è condizionata negativamente dalle tensioni geopolitiche internazionali e dal rialzo dei costi energetici registrati nei primi mesi del 2026.
Persuperare la stagnazione della produttività e stimolare l’evoluzione economica,il Rapporto sottolinea la necessità di:
1. Accelerare in modo mirato gliinvestimenti privati e pubblici in R&S(Ricerca e Sviluppo).
2. Rafforzare lecompetenze digitali e specialistiche delcapitale umanoper favorire la doppia transizione (ambientale e digitale).
3.Integrare la conoscenza formale con la tenuta delcapitale sociale.
“Il rapporto 2026 conferma come maggiori investimenti in istruzione, competenze digitali e innovazione rappresenti una condizione essenziale per la tenuta dei livelli occupazionali, il miglioramento delle condizioni salariali e, più in generale, del benessere collettivo– ha affermatoChelli–L’adozione di nuove tecnologie non è sufficiente a stimolare la crescita economica, se non accompagnata dalla maturazione di nuove competenze e dalla valorizzazione del capitale umano all’interno di un sistema economico, che dovrà misurarsi con un aumento dell’età media della forza lavoro”.
