2 Dicembre 2021
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Inquinanti atmosferici nocivi: nel 2018 sono diminuiti nell’UE

L’AEA ha pubblicato il Rapporto sui 26 inquinanti atmosferici, previsto dalla Convenzione sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza (CLRTAP), che conferma la tendenza generale di progressi costanti, ma lenti da parte degli Stati membri dell’UE.  

L’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha pubblicato oggi (23 luglio 2020) il Rapporto European Union emission inventory 1990-2018”, inviato alla Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) nell’ambito della Convenzione sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza (CLRTAP).

Il Rapporto tiene traccia delle emissioni di inquinanti atmosferici chiave negli ultimi anni, sulla base dei dati ricevuti ogni anno dagli Stati membri (l’Italia è stata l’ultima a trametterli, con 10 giorni di ritardo rispetto alla data fissata) e viene presentato ogni anno, come previsto dalla versione rivisitata del Protocollo di Göteborg, che mira a limitare e, per quanto possibile, ridurre e prevenire gradualmente l’inquinamento atmosferico, stabilendo inoltre limiti di emissione per una serie di inquinanti atmosferici che devono essere rispettati dal 2010 in poi e impegni di riduzione delle emissioni per il 2020 e oltre.

Il Rapporto conferma la tendenza generale di progressi costanti ma lenti da parte degli Stati membri dell’UE (incluso il Regno Unito per il periodo in cui era membro dell’UE) dal 1990 nel ridurre le emissioni dei principali inquinanti atmosferici presenti in Europa. Complessivamente, ne sono stati monitorati 26.

Tra il 2017 e il 2018, le emissioni di ossidi di azoto (NOX), composti organici volatili non metanici (NMVOC), ossidi di zolfo (SOX), particolato fine (PM2,5), monossido di carbonio (CO) e ammoniaca (NH3) sono diminuiti nell’UE rispettivamente del 4,1%, 2,0% (in particolare per la forte decrescita in Italia), 6,7%, 3,8%, 4,3% (anche in questo caso l’apporto dell’Italia alla riduzione è stato rilevante) e 1,6%. Differenze più ampie sono state segnalate dagli Stati membri, con un aumento delle emissioni di alcuni inquinanti che si verificano in alcuni Paesi.

Nel 2018, il settore residenziale e domestico dell’UE, uno dei principali settori di emissione di numerosi inquinanti, ha rilasciato in atmosfera il 61% di tutti gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), il 51% di tutti i PM2,55 primari e il 41% di tutte le diossine e furani

Come negli anni passati, circa il 93% di tutte le emissioni di ammoniaca (NH3) proveniva dall’agricoltura. Il trasporto su strada è stato responsabile del 39% di tutte le emissioni di ossidi di azoto (NOX), seguito dai settori della produzione e distribuzione di energia (16%) e dei settori commerciale, istituzionale e delle famiglie (14%). 

La produzione e la distribuzione di energia, comprese le emissioni delle centrali elettriche, sono state anche responsabili del 41% di tutto il mercurio e del 48% di tutte le emissioni di ossidi di zolfo (SOX). Queste cifre riflettono i dati sulle emissioni per il periodo 1990-2018 e non tengono conto degli effetti del blocco indotto dal Covid-19.

Lo scorso giugno l’Agenzia ha pubblicato un briefing sui progressi compiuti dall’UE e dai suoi Stati membri nel rispettare i limiti di emissione di alcuni inquinanti atmosferici molto nocivi per la salute umana e per l’ambiente, stabiliti dalla Direttiva 2016/2284/UE National Emission Ceiling (NEC).

Nell’occasione l’AEA ha sottolineato come la Direttiva NEC abbia avuto il pregio di far calare gli inquinanti atmosferici in UE, ma i progressi, non sono tali rendere abbordabili gli impegni per il periodo 2020-2029, e ancora più lontani appaiono quelli previsti dal 2030 in poi, soprattutto per il PM2,5.

L’inquinamento atmosferico è il singolo più grande rischio ambientale per la salute umana in Europa, contribuendo a malattie croniche e gravi come asma, problemi cardiovascolari e cancro ai polmoni, riducendo la durata della vita. La scarsa qualità dell’aria causata dall’inquinamento atmosferico può anche danneggiare la vegetazione e gli ecosistemi, nonché contribuire ai cambiamenti climatici.

L’ultimo Rapporto dell’AEA sulla Qualità dell’aria in Europa, che aveva confermato come, nonostante dei miglioramenti, le persone che vivono nelle città europee sono esposte a scarsa qualità dell’aria che continua a causare la morte prematura di 374mila cittadini dell’UE solo per il PM2,5, dei quali 58.600 erano italiani (solo la Germania ne contava di più: 59.600), ma il nostro Paese guidava la classifica per le morti premature da nitrato di azoto (NO2), con 14.600 decessi all’anno.

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