2 Dicembre 2021
Clima Politica Società

Ingiustizia climatica: non solo tra Paesi ma in ciascun Paese

Secondo uno Studio del World Inequality Lab, la disuguaglianza globale nelle emissioni pro capite è dovuta a grandi disuguaglianze nelle emissioni medie tra i Paesi e a disuguaglianze ancora più grandi nelle emissioni in ciascun Paese. 

Uno degli aspetti più dibattuti e controversi delle ultime Conferenze ONU sul Clima (UNFCCC-COP) è la responsabilità storica dei cambiamenti climatici e la richiesta da parte dei Paesi meno sviluppati a quelli più ricchi di fornire adeguati finanziamenti per le misure di mitigazione e adattamento per le perdite e i danni che stanno sopportando per effetto del global warming di cui solo in minima parte sono responsabili.

Nonostante il Green Climate Fund da 100 miliardi di dollari l’anno per sostenere gli sforzi dei Paesi in via di sviluppo per le azioni di mitigazione e adattamento a partire dal 2020 sia stato deciso alla COP15 di Copenaghen (2009), tale impegno non è stato ancora mantenuto. Anzi, l’enfasi posta da alcuni Paesi sviluppati nei negoziati pre-COP26 sulle emissioni di gas serra di Cina e India, come pure le rivelazioni di BBC News, secondo cui alcuni Paesi sviluppati e produttori di combustibili fossili, oltre a tentare di annacquare l’attuale bozza del VI Rapporto di valutazione (AR6) dell’IPCC, la cui pubblicazione è prevista nel prossimo anno, mettono in discussione anche l’onere di dover pagare per far passare gli Stati più poveri a tecnologie più verdi, stanno ad indicare il tentativo di eludere il tema della responsabilità storica dei cambiamenti climatici e la giustizia climatica.

Secondo una recente analisi di Carbon Brief, dal 1850 gli esseri umani hanno emesso nell’atmosfera circa 2.504 GtCO2, e le emissioni storiche cumulative di CO2 corrispondono a un riscaldamento di circa 1,2 °C che si è già verificato.

Questo acquerello di William Wyld del 1852 mostra una veduta romantica della città di Manchester, vista da un idilliaco parco di campagna (Kersal Moore) con laghetto, e all’orizzonte le guglie di chiese e ciminiere fumanti che attestano le responsabilità storiche dei Paesi industrializzati per l’accumulo delle emissioni in atmosfera (Collezione della Regina Vittoria).

Ma l’ingiustizia climatica non si verifica solo tra Paesi ricchi e Paesi poveri, ma si perpetra anche all’interno dei singoli Paesi, come denuncia lo StudioClimate change & the global inequality of carbon emissions, 1990-2020”, pubblicato il 18 ottobre 2021, che ha stimato la disuguaglianza globale delle emissioni di gas serra (GHG) tra il 1990 e il 2019, sulla base di un set di dati globale appena assemblato sulla disuguaglianza di reddito e ricchezza dal World Inequality Database e sulle tabelle Environmental Input-Output.

I dati mostrano che il 10% più ricco della popolazione mondiale ha emesso quasi il 48% delle emissioni globali nel 2019, e l’1% più ricco emette il 17% del totale, mentre la metà più povera della popolazione mondiale emette il 12% delle emissioni globali

Mentre nel 1990 i due terzi della disuguaglianza nelle emissioni individuali erano dovute alle disuguaglianze di emissioni tra i Paesi, la situazione si è completamente invertita nel 2019: il 63% della disuguaglianza globale nelle emissioni individuali è ora dovuta al divario tra le emissioni basse e alte all’interno dei Paesi.
Secondo l’autore Lucas Chancel co-Direttore del World Inequality Lab presso Paris School of Economics (PSE) e Professore associato presso Sciences Po (l’Istituto di Studipolitici) di Parigi, i Governi dovrebbero compiere molti sforzi per monitorare adeguatamente le disuguaglianze di emissioni del carbonio, in assenza delle quali informazioni è impossibile valutare gli impatti distributivi delle politiche climatiche.

Di seguito i risultati chiave dello Studio.

 A livello globale, il 10% più alto delle emissioni globali (771 milioni di individui) emette in media 31 tonnellate di CO2 per persona all’anno ed è responsabile di circa il 48% delle emissioni globali di CO2. Il 50% più povero è responsabile di quasi il 12% delle emissioni globali di carbonio nel 2019 (3,8 miliardi di individui che emettono in media 1,6 tonnellate a persona). Il top 1% globale contribuisce al 17% delle emissioni di CO2 in un anno (emettono in media 110 tonnellate).

La disuguaglianza globale nelle emissioni pro capite è dovuta a grandi disuguaglianze nelle emissioni medie tra i Paesi e a disuguaglianze ancora più grandi nelle emissioni in ciascun Paese. Attualmente, le emissioni medie in Europa (2019) sono vicine a 10 tonnellate di CO2 per persona e per anno. In Nord America, un individuo ne emette mediamente circa 20 tonnellate. Questo valore è di 8 tonnellate in Cina, 2,6 tonnellate nel Sud e Sud-est dell’Asia e 1,6 tonnellate nell’Africa sub-sahariana.

 La disuguaglianza storica delle emissioni tra le regioni è molto ampia: il Nord America e l’Europa sono responsabili di circa la metà di tutte le emissioni dalla rivoluzione industriale. La Cina rappresenta circa l’11% del totale storico e l’Africa subsahariana appena il 4%.

Dal 1990, le emissioni dell’1% più ricco sono aumentate più velocemente di qualsiasi altro gruppo a causa dell’aumento delle disuguaglianze economiche all’interno dei Paesi e a causa del contenuto di carbonio dei loro investimenti.

Dal 1990 i livelli di emissioni pro capite della metà più povera della popolazione mondiale sono aumentati solo moderatamente, passando da 1,2 tonnellate a 1,6 tonnellate nel periodo. Le emissioni medie del 50% più povero del mondo rimangono oggi circa 4 volte al di sotto della media globale e il miliardo di individui più poveri della terra emette meno di una tonnellata di CO2 pro capite all’anno.

In molti Paesi ricchi, le emissioni pro capite della metà più povera della popolazione sono diminuite dal 1990, contrariamente a quelle dei gruppi più ricchi. Gli attuali livelli di emissioni della metà più povera della popolazione sono vicini agli obiettivi climatici pro capite per il 2030 negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania o in Francia, dove gli sforzi politici dovrebbero quindi essere in gran parte concentrati sulla riduzione dei livelli di emissioni della metà a più alto reddito della popolazione e in particolare del 10% più alto. Nei Paesi a basso reddito ed emergenti, mentre alcuni gruppi vedranno aumentare i loro livelli di emissioni nei prossimi decenni, è necessaria un’azione urgente per ridurre le emissioni dei ricchi.

I Governi riportano i dati ufficiali del carbonio emesso all’interno del proprio territorio, ma non producono dati sistematici sul carbonio importato in beni e servizi per sostenere gli standard di vita nel loro Paese. Tenendo conto delle emissioni incorporate nelle importazioni e nelle esportazioni, lo Studio sottolinea che i livelli di emissioni europee aumenterebbero di circa il 25% e le emissioni riportate dalla Cina e dall’Africa subsahariana si ridurrebbero di circa il 10% e il 20%, rispettivamente.

Dalla rivoluzione industriale, l’umanità ha emesso, come abbiamo sopra evidenziato, 2500 miliardi di tonnellate di CO2. Sulla base degli attuali tassi di emissione, il restante budget di carbonio per limitare il riscaldamento globale a 2 °C rispetto ai livelli preindustriali (ovvero 900 miliardi di tonnellate di CO2) sarebbe completamente esaurito in 18 anni e per 1,5 °C, il budget rimanente (300 miliardi di tCO2) si esaurirebbe in 6 anni.

Lo Studio formula anche delle Raccomandazioni politiche.

Monitoraggio. I Paesi non dispongono di informazioni di base aggiornate per tenere traccia delle disuguaglianze nelle emissioni di carbonio. È urgente sviluppare sistemi pubblici per misurare le emissioni di carbonio degli individui, con particolare attenzione alle emissioni di carbonio incorporate nei consumi e nei portafogli di investimento. 

Segnalazioni. Sulla base di dati migliorati sulla disuguaglianza di carbonio, la deliberazione pubblica, ovvero l’aspetto partecipativo e consensuale, potrebbe fissare obiettivi chiari in termini di riduzione delle emissioni pro capite (non solo in termini di totali nazionali) e sviluppare sistemi informativi che consentano alle persone di controllare la distanza tra i propri livelli di emissioni e gli obiettivi nazionali pro capite. Anche le autorità pubbliche dovrebbero effettuare una valutazione sistematica dei beneficiari e dei perdenti delle politiche climatiche.

Tassazione. Negli ultimi decenni le politiche climatiche sono state sostenute in modo sproporzionato dai consumatori a basso reddito, in particolare attraverso le tasse sul carbonio e sull’energia. Dovrebbe essere posta maggiore enfasi sugli inquinatori ricchi, attraverso strumenti politici mirati agli investimenti in attività inquinanti e fossili, sulle tasse patrimoniali progressive sulla proprietà di attività inquinanti che potrebbero accelerare i disinvestimenti, ridurre i livelli di inquinamento dei più ricchi e generare risorse tanto necessarie per aumentare gli investimenti in infrastrutture a basse emissioni di carbonio. Infine, dovrebbe essere vietata la proprietà e la vendita di beni associati a nuovi progetti fossili.

Allocazione. Al fine di garantire una transizione equa, gli attori pubblici devono aumentare significativamente i loro investimenti in infrastrutture per la produzione di energia a basse emissioni di carbonio, trasporti ed efficienza energetica. Complessivamente sono necessari ulteriori investimenti annuali nella transizione energetica di circa il 2% del PIL mondiale (ulteriori 1800 miliardi di dollari nel 2021). Secondo lo Studio, una tassazione progressiva relativamente modesta sui maggiori inquinatori potrebbe generare l’1,7% del reddito globale. Una parte significativa di queste entrate può essere destinata alla transizione verde per finanziare investimenti sul clima senza costi finanziari aggiuntivi per i gruppi a basso e medio reddito.

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