2 Luglio 2022
Biodiversità e conservazione Economia e finanza

Dalla Natura deriva oltre la metà del PIL globale che ora è a rischio

Il World Economic Forum ha pubblicato un Rapporto che mostra come la gran parte delle imprese dipenda essenzialmente dalla natura e dai suoi servizi ecosistemi, le cui perdite potrebbero interrompere la catena di approvvigionamento prima di quanto previsto, con rischi per l’economia e il benessere dell’umanità.

Il World Economic Forum (WEF) ha pubblicato oggi (19 gennaio 2020) il RapportoNature Risks Rising: Why the Crisis Engulfing Nature Matters for Business and the Economy”, realizzato in collaborazione PricewaterhouseCoopers (PwC) UK, che mette in guardia le imprese sulle loro significative “dipendenze nascoste” dalla natura nella loro catena di approvvigionamento che potrebbe essere molto più a rischio di interrompersi di quanto previsto.

Il Rapporto fa parte della serie sull’economia della natura, con cui il WEF mira a catalizzare uno slancio pubblico-privato nel 2020, in vista della Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica (CBD-COP15) in Cina (Kunming, 5-20 ottobre 2020), appuntamento per il quale è stata appena diffusa la proposta di Piano degli obiettivi post-2020 per la riduzione delle minacce alla biodiversità.

Il WEF ricorda come il Rapporto dell’Intergovernment Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES), pubblicato la scorsa primavera, ha evidenziato come circa il 25% delle nostre specie vegetali e animali siano minacciate dalle attività umane e molte rischiano di scomparire entro i prossimi decenni.

Dobbiamo ripristinare il corretto rapporto tra uomo e natura – ha affermato Dominic Waughray, Amministratore delegato del WEF – Il danno alla natura derivante dall’attività economica non può più essere considerato una ‘esternalità’. Questo Rapporto mostra come l’esposizione alla perdita di natura sia concreto per tutti i settori di attività e sia un rischio urgente e non lineare per la nostra futura sicurezza economica collettiva”.

Il Rapporto ha analizzato 163 settori industriali e le loro catene di approvvigionamento, rilevando che oltre la metà del PIL mondiale (44.000 miliardi di dollari) è moderatamente o fortemente dipendente dalla natura e dai suoi servizi ecosistemici: edilizia (4.000 miliardi di dollari), agricoltura (2.500 miliardi), cibo e bevande (1.400 miliardi) sono i settori che dipendono maggiormente dalla natura, dal momento che basano le loro attività sul prelievo diretto di risorse da foreste e oceani o sulla fornitura di servizi ecosistemici come suoli sani, acqua pulita, impollinazione e un clima stabile. La Cina, l’UE e gli Stati Uniti hanno in assoluto il più alto valore economico nelle industrie dipendenti dalla natura. Se la natura perdesse la sua capacità di fornire tali servizi, queste industrie potrebbero interrompere significativamente le attività.

Il valore aggiunto lordo (GVA) rappresenta il valore dei beni e servizi prodotti da una determinata industria, meno il costo degli input e delle materie prime attribuibili a tale produzione

Non casualmente, l’annuale “Global Risks Report” del WEF, presentato all’inizio della settimana, ha evidenziato come il rischio di perdita della biodiversità sia indicato dai 750 esperti e decision maker che hanno contribuito alla sua redazione tra i maggiori rischi che possono verificarsi (4°posto) e tra quelli di maggiore impatto (3°posto) in termini di benessere per l’umanità.

Data l’entità e la gravità della perdita di natura, le aziende hanno bisogno di un campanello d’allarme – ha affermato Celine Herweijer, Partner e Leader globale per l’innovazione e la sostenibilità di PwC UK e autrice principale del Rapporto – I rischi fisici, normativi e legali, di mercato e di reputazione che ne conseguono stanno a significare che il rischio naturale ora deve essere uno dei problemi principali per la gestione dei rischi aziendali. Abbiamo l’opportunità di estendere alla natura la recente risposta di regolatori, imprese e investitori sui cambiamenti climatici, dal momento che sono correlati e rappresentano entrambi un rischio sistemico per l’economia globale”.

I rischi legati alla natura possono essere incorporati nei processi ERM (gestione dei rischi aziendali) e ESG (ambientali, sociali e di governance) che sono presenti nei processi decisionali per investimenti e nelle relazioni finanziarie e non finanziarie. Utilizzando un quadro analogo di rischio ambientale, le categorie coinvolte dovrebbero integrare in modo più efficiente ed efficace tali rischi nel processo decisionale aziendale.

Molte grandi aziende hanno già adottato il quadro proposto dalla Task Force del Financial Stability Board sulle informazioni finanziarie relative al clima (TCFD) per identificare, misurare e gestire i rischi climatici. Ciò potrebbe essere adattato e utilizzato per la gestione dei rischi naturali.

Il WEF sottolinea come sussista un potenziale vantaggioso per la natura, il clima, le persone e l’economia qualora decision maker economici e politici approntino urgentemente risposte per proteggere e ripristinare la natura e iniziare a identificare, valutare, mitigare e divulgare regolarmente i rischi legati alla perdita dei servizi ecosistemici della natura. A tal fine si auspica che CBD-COP15 e UNFCCC-COP26, lavorino in sintonia.

Insieme possiamo mettere la natura al centro di una sana economia mondiale – ha affermato Marco Lambertini , Direttore generale del WWF International – Questa ricerca fornisce prove convincenti dell’enorme dipendenza della nostra  economia dalla natura e dai suoi servizi. Le imprese possono svolgere un ruolo cruciale nell’invertire la perdita di natura adottando pratiche sostenibili che hanno buone ragioni commerciali. I governi devono prendere decisioni ambiziose e adottare un nuovo accordo per la natura e le persone nel 2020 per il futuro delle nostre economie e società“.

In copertina: Fonte WEF “Nature Risks Rising: Why the Crisis Engulfing Nature Matters for Business and the Economy”, 2020

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