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Esiste una relazione tra consumo di cioccolato e sintomi della depressione?

Per rispondere a questa domanda ricercatori dell’University College London hanno condotto uno Studio dal quale è emerso che mangiare cioccolato fondente può influenzare positivamente l’umore e alleviare i sintomi depressivi.

Pubblicato il 29 luglio 2019 su Depression and Anxiety, lo Studio “Is there a relationship between chocolate consumption and symptoms of depression? A cross‐sectional survey of 13,626 US adults”, condotto da ricercatori dell’University College London (UCL) in collaborazione con scienziati dell’Università di Calgary e dell’Alberta Health Services (Canada), è il primo che abbia studiato la correlazione tra depressione e tipo di cioccolato consumato. Nello studio trasversale, sono state coinvolte 13.626 persone che avevano già partecipato al National Health and Nutrition Examination Survey degli Stati Uniti, il Programma di ricerca messo a punto per verificare lo stato nutrizionale e di salute dei cittadini.

Lo Studio della UCL è anche unico nel suo genere, dal momento che, oltre ai dati sul consumo di cioccolato dei partecipanti, acquisiti tramite il Questionario sulla salute dei pazienti, prende in considerazione anche una serie di altri fattori tra cui altezza, peso, stato civile, etnia, istruzione, reddito familiare, attività fisica, fumo e problemi di salute cronica, al fine di garantire che lo studio misurasse solo l’effetto del cioccolato sui sintomi della depressione.

Dopo aver valutato tutti questi fattori, i ricercatori hanno scoperto che gli individui che avevano riferito di aver mangiato cioccolato fondente due volte al giorno, risultavano avere una probabilità inferiore del 70% di sviluppare sintomi depressivi clinicamente rilevanti. Anche il 25% dei consumatori di cioccolato di qualsiasi tipo, non solo fondente, è risultata avere meno probabilità di sviluppare sintomi depressivi rispetto a coloro che non assumevano cioccolato. I ricercatori sottolineano, tuttavia, di non aver trovato alcun nesso significativo tra il consumo di qualsivoglia tipo di cioccolato e sintomi depressivi clinicamente rilevanti.

Questo studio fornisce alcune prove del fatto che il consumo di cioccolato, in particolare il cioccolato fondente, può essere associato a ridotte probabilità di sintomi depressivi clinicamente rilevanti – ha dichiarato la Dott.ssa Sarah Jackson dell’Institute of Epidemiology & Health Care della UCL) – Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire la direzione del nesso di causalità. Potrebbe accadere che la depressione induca le persone a perdere l’interesse a  mangiare cioccolato oppure potrebbero esserci altri fattori che rendono le persone meno propense a mangiare cioccolato fondente e ad essere depresso”.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la depressione colpisce oltre 300 milioni di persone in tutto il mondo ed è la principale causa globale di disabilità.

Se si dovesse stabilire una relazione causale che dimostri un effetto protettivo del consumo di cioccolato sui sintomi depressivi – ha aggiunto la Jackson – sarebbe necessario comprendere il meccanismo biologico per determinare il tipo e la quantità di consumo di cioccolato per la prevenzione e la gestione ottimali della depressione“.

Che il cioccolato avesse proprietà di miglioramento dell’umore, era già stato ampiamente segnalato. Il cioccolato contiene numerosi ingredienti psicoattivi che producono una sensazione di euforia simile a quella provocata dai cannabinoidi. È presente, inoltre, la feniletilamina, un neuromodulatore che si ritiene sia importante per regolare l’umore delle persone.

Le prove sperimentali suggeriscono anche che i miglioramenti dell’umore si verificano solo se il cioccolato è appetibile e piacevole da mangiare, il che suggerisce che, oltre agli ingredienti presenti, hanno un ruolo importante anche le esperienze personali di “gustare”.

Tutto questo vale per il cioccolato in generale, ma per quello fondente ha ancora più valore, avendo uno concentrazione più elevata di flavonoidi, sostanze chimiche antiossidanti che hanno dimostrato di migliorare i profili infiammatori, che hanno un ruolo nell’insorgenza della depressione.

 

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