La Commissione UE ha presentato delle proposte per rivedere la normativa sulle emissioni industriali da attività, quali la produzione di energia elettrica e cemento, la gestione e l’incenerimento dei rifiuti e l’allevamento intensivo, per ridurre le emissioni che creano gravi problemi di salute e danneggiano gli ecosistemi, le colture e l’ambiente edificato.
La Commissione UE ha presentato il 5 aprile 2022 una serie di proposte volte ad aggiornare la Direttiva sulle emissioni industriali emissioni (2010/75/UE), caposaldo della prevenzione e riduzione dell’inquinamento, che orienterà gli investimenti industriali necessari per trasformare l’Europa in un’economia a inquinamento zero, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050. L’obiettivo è stimolare l’innovazione, premiare i pionieri e contribuire alla parità di condizioni sul mercato dell’UE. La revisione, che dovrebbe imporre nuovi obblighi all’industria a partire dalla seconda metà del decennio, contribuirà a offrire certezze sugli investimenti a termine lungo.
Attività industriali, quali la produzione di energia elettrica e cemento, la gestione e l’incenerimento dei rifiuti e l’allevamento intensivo di bestiame, rilasciano sostanze nocive nell’atmosfera, nell’acqua e nel suolo, tra cui ossidi di zolfo, di azoto, ammoniaca, polveri, mercurio e altri metalli pesanti, dal cui inquinamento possono derivare problemi di salute come bronchite e tumori e comporta costi dell’ordine di miliardi di euro, oltre al problema di migliaia di decessi prematuri ogni anno. Inoltre, le emissioni industriali danneggiano anche gli ecosistemi, le colture e l’ambiente edificato.
Lo scorso 4 aprile, in vista della Giornata Mondiale della Salute (7 aprile 2022), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), rilasciando l’aggiornamento del Database sulla qualità dell’aria di oltre 6.000 città in 117 Paesi, ha sottolineato che il 99% della popolazione mondiale respira aria a livelli superiori alle
Nonostante negli ultimi 15 anni, grazie alla Direttiva UE sulle emissioni industriali, le emissioni in atmosfera di molti inquinanti riconducibili agli impianti industriali e agli allevamenti intensivi europei di maggiori dimensioni siano diminuite del 40-75 %, e le emissioni di metalli pesanti nell’acqua abbiano registrato un calo fino al 50 %, gli oltre 50.000 impianti industriali interessati rappresentano il 40 % circa delle emissioni di gas a effetto serra, oltre il 50 % delle emissioni totali nell’atmosfera di ossidi di zolfo, metalli pesanti e altre nocive, e il 30 % circa degli ossidi di azoto e PM2,5.
“Entro il 2050 le attività economiche nell’Unione europea non dovrebbero più inquinare l’aria, l’acqua e l’ambiente in generale – ha affermato Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo – Le proposte odierne consentiranno di ridurre notevolmente le emissioni nocive degli impianti industriali e degli allevamenti europei di dimensioni maggior. Modernizzare il quadro in materia di emissioni industriali in Europa significa offrire certezze riguardo alle norme future, in modo da orientare gli investimenti a lungo termine, migliorare l’indipendenza europea sul fronte dell’energia e delle risorse e incoraggiare l’innovazione“.
La revisione fa proprio l’approccio globale dell’attuale direttiva sulle emissioni industriali che impone agli impianti e allevamenti di grandi dimensioni di rispettare determinate condizioni di emissione applicando le “migliori tecniche disponibili” (BAT) per ciascuna attività, stabilite congiuntamente dall’industria, dagli esperti nazionali e della Commissione UE e dalla società civile.
Il quadro vigente sarà integrato da nuove misure che ne miglioreranno l’efficacia complessiva, tra cui:
– Autorizzazioni più efficaci per gli impianti. Anziché limitarsi a richiedere il rispetto dei limiti meno stringenti previsti dalle BAT, come attualmente avviene per l’80 % circa degli impianti, il sistema di autorizzazione valuterà la capacità di conseguire le migliori prestazioni. Diventeranno più rigorose anche le norme in materia di deroghe, con l’armonizzazione delle valutazioni obbligatorie e l’introduzione di un riesame periodico delle deroghe concesse.
– Maggior sostegno ai pionieri dell’innovazione nell’UE, che potranno sperimentare tecniche emergenti e contare su autorizzazioni più flessibili rispetto a quelle basate sulle migliori tecniche consolidate. Un centro di innovazione per la trasformazione e le emissioni industriali (INCITE) aiuterà l’industria a individuare soluzioni per ridurre l’inquinamento. Infine, entro 2030 o 2034 i gestori elaboreranno piani economici per i loro impianti al fine di raggiungere gli obiettivi di inquinamento zero, di economia circolare e di decarbonizzazione che l’UE ha fissato al 2050.
– Sostegno agli investimenti dell’industria a favore dell’economia circolare. Le nuove migliori tecniche disponibili potrebbero prevedere livelli vincolanti di prestazioni per quanto riguarda l’uso delle risorse. Il sistema di gestione ambientale attuale sarà aggiornato per ridurre l’uso di sostanze chimiche tossiche.
– Sinergie tra “disinquinamento” e decarbonizzazione. L’efficienza energetica sarà parte integrante delle autorizzazioni e al momento di definire le migliori tecniche disponibili si prenderanno sistematicamente in considerazione le sinergie tra il disinquinamento e la decarbonizzazione in termini di tecnologie e investimenti.
Inoltre le nuove norme si applicheranno a più impianti, in particolare a:
– Allevamenti intensivi su vasta scala. Le nuove norme si applicherebbero gradualmente agli allevamenti di bovini, suini e pollame di maggiori dimensioni che rappresentano circa il 13 % delle aziende agricole commerciali europee e che, collettivamente, sono responsabili del 60 % delle emissioni di ammoniaca e del 43 % di quelle di metano prodotte dal bestiame dell’UE. Si stima che l’ampliamento dell’ambito di applicazione si tradurrà in benefici per la salute superiori a 5,5 miliardi di euro l’anno. Tutte le aziende agricole coinvolte godranno di un regime di autorizzazione più snello, poiché le loro operazioni sono più semplici rispetto agli impianti industriali. Gli obblighi derivanti dalla proposta terranno conto, tramite requisiti su misura, delle dimensioni dell’azienda e della densità di bestiame. La politica agricola comune (PAC) resta la fonte fondamentale di sostegno alla transizione.
– Estrazione di metalli e minerali industriali e produzione di batterie su larga scala. Nell’UE assisteremo a una grande espansione di queste attività nell’interesse della transizione verde e digitale. Diventerà quindi necessario applicare le migliori tecniche disponibili al fine di ottenere sia la massima efficienza possibile dei processi sia il minor impatto sull’ambiente e sulla salute delle persone. I meccanismi di governance della Direttiva che riuniscono gli esperti del settore per elaborare di comune accordo requisiti ambientali ad hoc, favoriranno la crescita sostenibile di attività nell’UE.
Infine le nuove norme aumenteranno la trasparenza delle autorizzazioni e la partecipazione pubblica al processo. Il Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti diventerà un Portale sulle emissioni industriali a cui i cittadini potranno accedere per consultare dati sulle autorizzazioni concesse ovunque in Europa e reperire facilmente quelli sulle attività inquinanti nella loro zona.
“Grazie alle nuove norme i grandi impianti industriali e gli allevamenti intensivi potranno contribuire a raggiungere l’obiettivo del Green Deal europeo ea concretizzare l’ambizione dell’inquinamento zero – ha dichiarato a sua volta Virginiius Sinkevičius , Commissario UE per l’Ambiente, gli oceani e la pesca – Solo intervenendo sugli allevamenti si determinerebbero benefici per la salute delle persone quantificabili in almeno 5,5 miliardi di euro l’anno. Questi sviluppi creeranno anche più posti di lavoro, come già dimostrato in passato dal settore UE dell’ecoinnovazione. Le misure che affrontano in modo proattivo le crisi dell’inquinamento, del clima e della biodiversità possono rendere la nostra economia più efficiente e resiliente“.
La proposta della Commissione UE concede agli Stati membri 18 mesi per recepire la Direttiva nella legislazione nazionale dopo l’adozione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Successivamente saranno elaborati migliori tecniche disponibili: una volta adottate dalla Commissione, i gestori di impianti industriali dovranno adeguarvisi entro quattro anni e gli allevatori entro tre.
