6 Agosto 2021
Economia e finanza Mari e oceani

Impatto di Covid-19 sulle economie del Mediterraneo: -8,35%

Il Rapporto “Mediterranean Economies 2020”, curato dall’Istituto di Studi sul Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, raccoglie studi con focus sulla mobilità, offrendo anche un resoconto dell’impatto di Covid-19 sulle economie del bacino e traccia i possibili scenari di ripresa. 

Le conseguenze geopolitiche, sociali ed economiche della pandemia di Covid-19 nell’area mediterranea sono al centro del “Mediterranean Economies 2020 (ME20)”, edito da Il Mulino versione internazionale del Rapporto sulle economie del Mediterraneo (REM), curato dall’Istituto di Studi sul Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMed) e presentato il 5 marzo a Napoli, in modalità remota.

Il Rapporto sulle Economie del Mediterraneo 2020 è il seguito del pluriennale Rapporto sulle Economie del Mediterraneo, e come tale intende fornire una panoramica annuale delle condizioni politiche ed economiche dell’area. Quest’anno la raccolta di studi si focalizza sulla mobilità e offre anche un resoconto dell’impatto della pandemia di coronavirus sulle economie del bacino e traccia i possibili scenari di ripresa.   

La mobilità dei fattori è l’anima profonda del mercato ed è il motore che permette ad ogni sistema economico di crescere e prosperare. Spinti da forze endogene, quando sono liberi di muoversi, i fattori di produzione fluiscono verso investimenti a più alto rendimento con il risultato finale di stimolare la produttività e la crescita. E più grandi sono i divari di rendimento, maggiore è il loro impatto in termini di produttività.

Nel Mediterraneo, caratterizzato da grandi disuguaglianze, differenze economiche e demografiche, più che altrove la mancanza di mobilità di tali fattori mina la crescita e lo sviluppo dell’intera area.

La pandemia ha confermato che la mobilità e il commercio internazionale sono cruciali per sostenere la crescita in molti Paesi, in particolare nelle piccole economie aperte – ha dichiarato Salvatore Capasso, Direttore CNR-ISMed e curatore del Rapporto assieme a Giovanni CanitanoIn questo senso le economie mediterranee si sono dimostrate particolarmente vulnerabili alle limitazioni del commercio internazionale e dei movimenti di capitali e persone, e una crisi prolungata rischia di avere gravi conseguenze economiche, sociali e politiche, con effetti destabilizzanti nelle aree più deboli”.

La recessione che seguirà il blocco sarà grave: il FMI stima una riduzione dell’economia globale di circa il 3% nel 2020, peggiore di quella seguita alla crisi finanziaria del 2008-09 – ha proseguito Capasso – Inoltre questa crisi, a differenza delle precedenti, è veramente globale, per cui l’attività mondiale non può contare sul sostegno vitale di nessuna area non colpita. Caratteristica chiave di questa crisi economica è la pronunciata asimmetria. Alcuni settori come l’elettronica sono colpiti marginalmente, o addirittura beneficiano della pandemia; altri sono quasi completamente inattivi, come il turismo. E l’asimmetria riguarda anche i Paesi, a causa della diversa diffusione del virus e del diverso peso dei settori esposti. Le economie già fragili, particolarmente dipendenti dalla domanda esterna e dal turismo, subiranno maggiormente gli effetti della recessione. Gli interventi massicci dei governi hanno fortunatamente attutito l’impatto economico della pandemia, tuttavia i deficit pubblici sono aumentati bruscamente e questo metterà a dura prova i Paesi con un’esposizione debitoria già elevata”.

La forte caduta della domanda globale del turismo e dei traffici internazionali avranno un effetto particolarmente pronunciato sulle economie piccole e più dipendenti dai settori esposti.
I dati del FMI indicano che la contrazione dell’attività economica nell’area mediterranea sarà di circa l’8,35% – ha concluso il Direttore CNR ISMed – Quella stimata per il 2020 del Prodotto interno lordo italiano è del 10,5%, contrazione che sarà recuperata solo nel 2025. Una sorte simile tocca ai Paesi della sponda sud (Spagna, Portogallo e Grecia) che però, secondo le stime del FMI, godranno di una ripresa più vigorosa già a partire dal 2021. I tassi di disoccupazione nel 2020 salgono ovunque e in Spagna e Grecia superano il 20%, in Italia si prevede che resti intorno all’11.8% anche nel 2021. In tutta l’area del Mediterraneo i tassi di risparmio si sono significativamente ridotti nel 2020, a indicare che i consumi si trovano a livelli difficilmente comprimibili. A seguito degli interventi di sostegno dei governi, in tutti i Paesi del bacino l’indebitamento pubblico conosce notevoli incrementi. In Italia tra 2019 e 2020 il rapporto debito-Pil passa da 126% al 149% ed è atteso in lieve riduzione a partire da quest’anno”.

Il nesso tra la mobilità umana e la diffusione della pandemia è stato analizzato dalla ricercatrice CNR-ISMed Desirée Quagliarotti nello Studio “Emerging infectious diseases and planetary boundaries: a perspective from the Mediterranean region”.
Negli ultimi decenni, la frequenza delle epidemie globali è aumentata significativamente -ha affermato Quagliarotti – Solo nei primi due decenni del 21° secolo il mondo ha assistito a una serie di epidemie letali di sindromi respiratorie acute gravi: Zika virus, Ebola, febbre gialla e SARS CoV-2. Gli effetti combinati delle conseguenze sanitarie ed economiche stanno mettendo a dura prova molti paesi in via di sviluppo e le disuguaglianze stanno aumentando a tutti i livelli, mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs) – ha ammonito la ricercatrice – Si delinea la necessità di un approccio integrato alla salute pubblica, che riconosca le complesse interazioni tra fattori biologici, comportamentali, ambientali, sociali e di sviluppo”.

Inclusa nel Rapporto è la ricerca “The contribution of mobility systems to efficiency and sustainability of Mediterranean metropolitan systems” condotta Rosaria Battara e Giuseppe Mazzeo.
L’implementazione di nuovi sistemi di mobilità è una sfida per i policy maker che mirano a garantire sia l’efficienza dei sistemi urbani e metropolitani, sia una maggiore sostenibilità nell’espansione dei servizi di trasporto – hanno sostenuto i due ricercatori CNR_ISMed – Poiché il carico territoriale e ambientale e il cambiamento climatico sono strettamente correlati, diventa una necessità controllare e innovare la gestione funzionale dei sistemi metropolitani (mobilità, abitazioni, produzione, turismo e così via), grazie anche alle metodologie e tecnologie smart city e allo sviluppo dei sistemi di mobilità”.

Un’altra ricerca inserita nel Rapporto, svolta da Gerardo Carpentieri, Carmela Gargiulo e Carmen Guida ha studio sull’accessibilità urbana progettata in risposta ai cambiamenti demografici nelle aree urbane (The elderly and urban accessibility before and during the COVID-19 lockdown: a comparative analysis of Mediterranean cities with a focus on Naples and Milan) valuta l’accessibilità ai servizi di trasporto pubblico per gli anziani.

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