28 Settembre 2021
Circular economy Sostenibilità

Economia circolare: Italia ancora prima in UE per il 3° anno consecutivo

Il 3° Rapporto sull’economia circolare in Italia elaborato dal Circular Economy Network (CEN), in collaborazione con ENEA, incentrato quest’anno sul rapporto tra economia circolare e transizione alla neutralità climatica, conferma che, secondo l’indice di performance individuato da un set di indicatori, il nostro Paese si colloca ancora al vertice delle prime 5 economie dell’UE.

Nel corso della Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare, giunta quest’anno alla sua terza edizione e svoltasi in diretta streaming il 23 marzo 2021, è stato presentato il Rapporto sull’economia circolare in Italia (2021), elaborato dal Circular Economy Network (CEN), la rete promossa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FoSS), assieme a esperti e rappresentanti delle imprese, in collaborazione con l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), incentrato sul rapporto tra economia circolare e transizione alla neutralità climatica, anche alla luce del nuovo Piano di azione europeo per l’economia circolare.

Secondo il Circularity Gap Report 2021 del Circle Economy,  che misura la circolarità dell’economia mondiale, raddoppiando l’attuale tasso di circolarità dall’8,6% (dato 2019) al 17%, si possono ridurre i consumi di materia dalle attuali 100 a 79 Gigatonnellate e tagliare le emissioni globali di gas serra del 39% l’anno, avvicinandosi così all’obiettivo zero emissioni al 2050, previsto dall’Unione europea per rispettare l’Accordo di Parigi.

In questa direzione, indicata dalla UE, l’Italia ha compiuto alcuni importanti passi avanti. Nel settembre 2020 sono stati approvati i Decreti legislativi di recepimento delle direttive in materia di rifiuti contenute nel Pacchetto economia circolare, mirato a prevenire la produzione di rifiuti, incrementare il recupero di materie prime seconde, portare il riciclo dei rifiuti urbani ad almeno il 65% entro il 2035, ridurre a meno del 10% entro la stessa data lo smaltimento in discarica.

Entro il marzo 2022 dovrà inoltre essere approvato il Programma nazionale di gestione dei rifiuti e il nuovo Piano Transizione 4.0, più orientato alla sostenibilità rispetto al precedente Piano Industria 4.0 che prevede specifiche agevolazioni per gli investimenti delle imprese finalizzati all’economia circolare. Misure importanti ma non ancora sufficienti.

Presi dalle emergenze, in Italia stiamo sottovalutando la portata del cambiamento europeo in atto verso l’economia circolare – ha sottolineato Edo Ronchi, Presidente del CEN – La sfida più importante che abbiamo ora di fronte è la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il nuovo governo e in particolare il nuovo Ministero della Transizione ecologica hanno il compito di migliorare e completare l’attuale bozza: bisogna rafforzare le misure per l’economia circolare. Occorre assegnarle un ruolo strategico nel Piano nazionale per la Transizione ecologica. Nella corsa verso un nuovo modello circolare il nostro Paese è tra i Paesi leader in Europa, ma stiamo perdendo posizioni. È un’occasione che non possiamo mancare, non solo per l’ambiente ma anche per la competitività delle aziende italiane. Il PNRR può dare pertanto una spinta importante per superare gli ostacoli che frenano l’innovazione e valorizzare al meglio le potenzialità italiane, e per la ripresa degli investimenti e dell’occupazione”.

Anche questo 3° Rapporto aggiorna l’analisi dello stato dell’economia circolare in Italia esaminando i risultati raggiunti nell’ambito della produzione, del consumo, della gestione circolare dei rifiuti, oltre che degli investimenti e dell’occupazione nel riciclo, nella riparazione e nel riutilizzo.

Per ciascuno di questi aspetti è stato individuato un set di indicatori, sulla base dei quali è stato attribuito un punteggio e realizzata una comparazione fra le 5 principali economie dell’Unione europea: Germania, Francia, Italia, Spagna e la Polonia, che con l’uscita del Regno Unito dall’UE risulta la 5a economia. Sommando i punteggi di ogni settore, si ottiene un “indice di performance sull’economia circolare” che nel 2021 conferma, come nel 2020, la 1a posizione dell’Italia con 79 punti, seguita dalla Francia a 68, da Germania e Spagna a 65 e dalla Polonia a 54.

Le performance di circolarità dell’Italia nel settore della produzione si confermano migliori rispetto alle altre quattro principali economie europee. Per la produttività delle risorse, il nostro Paese crea il maggiore valore economico per unità di consumo di materia: ogni kg di risorsa consumata genera 3,3 euro di PIL, contro una media europea di 1,98 euro.

Buona è anche la produttività energetica: 8,1euro prodotti per kg equivalente di petrolio consumato. Il consumo interno di materiali per l’Italia nel 2019 è pari a 490 Mt, stabile rispetto all’anno precedente. Nel confronto con le principali economie europee, il nostro Paese rappresenta la realtà con i consumi minori insieme alla Spagna, per un valore di materia consumata pari a oltre metà di quello registrato per la Germania. Nel 2018 i primi cinque Paesi per consumo di energia coincidono con le cinque economie più avanzate del continente. In particolare, l’Italia impiega circa 116.000 Tep (Tonnellate equivalenti petrolio) di energia all’anno, rimanendo costante rispetto all’anno precedente. In termini di quota di energia rinnovabile utilizzata rispetto al consumo totale di energia, l’Italia perde il suo primato scendendo al secondo posto, dietro alla Spagna, con il 18,2% di energia prodotta da fonti rinnovabili rispetto al consumo finale lordo.

La produzione pro capite di rifiuti urbani in Italia nel 2019, secondo l’ultimo Rapporto ISPRA rimane costante a di 499 kg/abitante, contro una produzione media europea di 502 kg/ab. La produzione dei rifiuti rispetto al PIL mostra un disaccoppiamento sempre più marcato a partire dal 2011, fino a raggiungere un significativo divario negli ultimi anni: a fronte di una produzione dei rifiuti sostanzialmente stabile, il PIL è cresciuto del 4,3% nel periodo 2015-2019.

Il riciclo dei rifiuti urbani nel 2019 è del 46,9%, in linea con la media europea, posizionando l’Italia al secondo posto dopo la Germania. La percentuale di riciclo di tutti i rifiuti è invece al 68%, nettamente superiore alla media europea (57%): al 1° posto fra le principali economie europee.

Il tasso di utilizzo circolare di materia in l’Italia nel 2019 è al 19,3%, superiore alla media dell’UE-27 (11,9%), inferiore a quello di Paesi Bassi (28,5%), Belgio (24%) e Francia (20,1%), ma superiore a quello della Germania (12,2%).

L’Italia è invece ultima fra le grandi economie europee per numero di brevetti depositati.

Per quanto riguarda l’occupazione nei settori della riparazione, del riutilizzo e del riciclo l’Italia è al 2° posto, dietro alla Polonia, ma davanti a Francia, Germania e Spagna.

L’economia circolare riveste certamente un ruolo fondamentale nel percorso verso sistemi produttivi e territori – ha dichiarato Roberto Morabito, Direttore del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali di ENEA – a partire dalle città, più sostenibili, ma anche nel raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica: oltre il 45% delle emissioni sono associate all’utilizzo dei prodotti e alla gestione del territorio in tutte le sue componenti e la transizione circolare può portare all’abbattimento fino a circa il 40% del totale delle emissioni globali. È necessario però da una parte essere più ambiziosi nella parte dedicata alla transizione circolare del PNRR, proprio in quanto occasione unica e imperdibile, e dall’altra mettere in campo da subito tutti gli strumenti necessari, tecnologici, regolatori, finanziari e soprattutto di governance a partire dalla Strategia Nazionale per l’Economia Circolare che, come recentemente comunicato dal Ministro Cingolani, sarà elaborata nei prossimi mesi dal Ministero della Transizione Ecologica (MiTE), in collaborazione con il MiSE e con il supporto di ISPRA ed ENEA”.

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