Secondo una Relazione speciale della Corte dei conti europea sulla gestione dei rifiuti urbani, l’attuale mercato del riciclaggio si trova ad affrontare delle sfide, che la raccolta differenziata dei rifiuti in alcuni casi resta a un livello molto basso e che le tariffe di smaltimento applicate ai cittadini non coprono necessariamente tutti i costi di gestione dei rifiuti.
Molti Stati membri dell’UE fanno fatica a raggiungere i valori-obiettivo di riutilizzo e di riciclaggio dei rifiuti urbani, smaltendo troppo spesso i rifiuti nelle discariche a causa di vincoli finanziari e di debolezze nei rispettivi piani di gestione dei rifiuti, troppo spesso smaltiscono i rifiuti nelle discariche.
Lo rileva la Corte dei conti europea (ECA) che ha pubblicato il 26 novembre 2025 la Relazione speciale “Gestione dei rifiuti urbani. Nonostante il graduale miglioramento, i progressi dell’UE verso la circolarità restano problematici”, in cui si constata che l’attuale mercato del riciclaggio è in difficoltà, la raccolta differenziata rimane in certi casi ad un livello molto basso e le tariffe addebitate ai cittadini non coprono necessariamente tutti i costi di gestione dei rifiuti.
I rifiuti urbani sono composti per lo più di materiali d’imballaggio e di rifiuti organici (rifiuti biodegradabili di giardini e parchi nonché rifiuti alimentari e di cucina). Una gestione efficace dei rifiuti urbani richiede la raccolta differenziata ben organizzata di vari materiali, infrastrutture adeguate perla cernita, il trattamento, l’incenerimento e/o il conferimento in discarica e un mercato economicamente sostenibile per i materiali risultanti dal riciclaggio.

Gli attuali valori-obiettivo sono fissati dalla Direttiva quadro in materia di rifiuti, dal Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio e dalla Direttiva relativa alle discariche di rifiuti; normativa questa che è stata modificata numerose volte. La Commissione UE ha annunciato un nuovo atto legislativo sull’economia circolare (Circular Economy Act) per il quale ha avviato una pubblica Consultazione, conclusasi il 6 novembre, e che sarà adottato nel 2026, al fine di affrontare le questioni relative al mercato e alla domanda per il riciclaggio. Le principali fonti di finanziamento dell’UE per i progetti in materia di rifiuti urbani sono i Fondi della Politica di Coesione e del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF).
“La circolarità è un fattore abilitante cruciale per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’UE. Per conseguire detti obiettivi, l’UE dovrebbe creare le condizioni necessarie per rendere il settore del riciclaggio economicamente redditizio – ha affermato Stef Blok, il Membro della Corte responsabile dell’audit – I cittadini e le imprese svolgono un ruolo cruciale. Gli incentivi fiscali, oltre ad obbligare i cittadini a pagare per il volume o il peso dei rifiuti che generano, possono indurli a differenziare i rifiuti e a ridurne la quantità”.
Il diritto dell’UE ha dato la priorità, in modo chiaro, alla prevenzione, al riutilizzo e al riciclaggio dei rifiuti: ne sono scaturiti valori-obiettivo e obblighi giuridici per gli Stati membri. Ciò si riflette anche nelle norme disciplinanti i finanziamenti UE, che hanno gradualmente favorito gli investimenti nell’economia circolare, escludendo le pratiche non sostenibili, come il conferimento in discarica. Tuttavia, i progressi degli Stati membri dell’UE nel conseguimento dei valori-obiettivo relativi ai rifiuti urbani sono molto diversi, e in alcuni di essi sono scarsi o nulli. La Commissione europea ha però avviato le procedure d’infrazione lentamente: per i valori-obiettivo relativi al 2008, dette procedure sono iniziate solo nel 2024.

Un altro grave problema, secondo l’ECA, è la sostenibilità economica del settore del riciclaggio. Se non vi sono abbastanza impianti di riciclaggio, i valori-obiettivo non possono essere raggiunti. In alcuni Stati membri tali impianti sono però rari o, specie quelli per la plastica, rischiano di chiudere a causa dell’aumento dei costi, della scarsa domanda per i prodotti ottenuti e per l’importazione di plastica più economica da Paesi non-UE. La Corte sottolinea che è necessario rendere economicamente conveniente l’attività dei riciclatori, iniziando ad individuare le problematiche sul versante della domanda e dell’offerta che incidono sul mercato unico dei prodotti circolari e delle materie prime secondarie.
A livello nazionale, gli auditor della Corte hanno analizzato una serie di progetti di gestione dei rifiuti cofinanziati dall’UE, rilevando ritardi nell’attuazione e sforamento dei costi. La Corte ha inoltre constatato che negli Stati membri sottoposti ad audit (Grecia, Polonia, Portogallo e Romania) i passi avanti compiuti verso una gestione efficace dei rifiuti urbani sono lenti, a causa di finanziamenti pubblici insufficienti e dell’incapacità di utilizzare appieno strumenti economici quali i sistemi di cauzione-rimborso, l’aumento dell’imposta sul conferimento in discarica e l’applicazione di una tariffa sui rifiuti basata sul volume o sul peso dei rifiuti prodotti (il principio “paghi quanto butti”). Le imposte sul conferimento in discarica variano in modo così significativo tra gli Stati membri che i rifiuti possono persino essere spediti da un paese all’altro per ragioni economiche. Per risolvere tale questione, la Corte raccomanda di valutare la fattibilità di un’armonizzazione dei tributi sul conferimento in discarica e sull’incenerimento in tutta l’UE.
Immagine di copertina: fonte ECA
