3 Ottobre 2022
Economia e finanza Green economy Scelti per voi Sostenibilità

Crescita verde: le raccomandazioni dell’OCSE ai Paesi membri

Tra le misure indicate ai Governi dall’OCSE un migliore utilizzo della tassazione ambientale, l’eliminazione graduale dei sussidi agricoli e delle agevolazioni fiscali dannose per l’ambiente e ulteriori misure per ridurre le emissioni dei trasporti.

Una crescita lenta, un’elevata incertezza e livelli crescenti di disuguaglianza dovrebbero indurre i responsabili politici a prendere misure urgenti per conseguire una crescita più forte, più sostenibile e più inclusiva.

È questo l’assunto dell’annuale Rapporto Going for Growth 2019“ dell’Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica (OCSE), che quest’anno per la prima volta include esplicitamente considerazioni sulla sostenibilità ambientale.

Quando è stato presentato in occasione dell’incontro dei Ministri delle Finanze del G7 (Chantilly, 17-18 luglio 2019), preparatorio del Vertice dei Capi di Stato (Biarritz, 24-26 agosto 2019) non ha avuto la copertura mediatica che avrebbe meritato, mentre l’ultimo Outlook sul PIL del secondo trimestre del 2019 che ha rallentato con una crescita dello 0,5% rispetto alle previsioni di uno 0,6%, e con l’Italia finalino di coda tra i Paesi del G7 (PIL zero contro un previsto +0,2%) ha avuto caratteri cubitali e la prima pagina dei media.

L’OCSE sottolinea che l’indebolimento della crescita economica arriva in un momento in cui la globalizzazione, la digitalizzazione, l’invecchiamento della popolazione e il degrado ambientale sono le forze chiave che influenzano lo sviluppo economico. Per gestire meglio questi megatrend, ai Governi si raccomandano riforme strutturali specifiche per ogni Paese, in grado di promuovere la crescita a lungo termine, migliorare la competitività e la produttività, creare posti di lavoro e garantire un ambiente più pulito e pari opportunità per tutti.

L’edizione di quest’anno presenta le maggiori priorità di riforme strutturali nelle economie di 46 Paesi OCSE e non OCSE, insieme alla valutazione dei progressi compiuti dai Paesi in merito alle riforme chiave negli ultimi anni. Indica un ritmo deludente delle riforme nel 2017-2018, che trova pochi segnali di un imminente recupero dal già modesto ritmo delle riforme osservato nei due anni precedenti.

Poiché la crescita sta rallentando e le nuove tecnologie stanno rapidamente trasformando le nostre economie, è urgente proseguire gli sforzi di riforma per favorire una crescita inclusiva e sostenibile – ha osservato il Segretario generale dell’OCSE, Angel Gurría – I responsabili politici devono concentrare i propri sforzi per stimolare la crescita, migliorare la parità di opportunità, l’inclusività e la sostenibilità ambientale. Il momento delle riforme è ora, per una vita migliore oggi e per le generazioni future!

Il Rapporto sottolinea che le priorità di riforma per stimolare la crescita inclusiva differiscono da Paese a Paese, ma il tratto comune è che la maggior parte di loro può rendere le opportunità di successo nella vita più uguali sia per i lavoratori che per le aziende.

L’istruzione è la priorità di riforma più comune in tutti i Paesi ed è fondamentale assicurarsi che le generazioni attuali e future trovino un’occupazione di qualità e intraprendano carriere più produttive. Affrontare la questione pertinente della segmentazione del mercato del lavoro e migliorare le condizioni per l’inclusione nel mercato del lavoro di donne, migranti, minoranze e lavoratori anziani sono anch’essi cruciali affinché tutti possano beneficiare della crescita.

Spostare la tassazione dal reddito alla proprietà favorirebbe la crescita, in particolare nelle economie avanzate, ma anche una maggiore efficienza del settore pubblico, l’adozione di pertinenti normative e la fornitura di infrastrutture adeguate e accessibili sono ugualmente importanti per risparmiare risorse, accedere ai mercati e creare condizioni affinché le imprese possano investire nell’innovazione, in particolare – ma non solo – nelle economie dei mercati emergenti.

Inoltre, si sottolinea che le politiche devono sostenere una innovazione radicale e la diffusione e l’adozione di nuove tecnologie, come pure si riconosce la necessità di ripristinare un sistema multilaterale basato sulle regole, soprattutto in settori quali i cambiamenti climatici, l’evasione fiscale, l’allocazione degli utili, la concorrenza, il commercio e la migrazione.

Tra i punti salienti del Rapporto, come sopra accennato, vi è una maggiore attenzione alle riforme per rendere la crescita ecologicamente sostenibile. Riconoscendo le principali sfide ancora esistenti per affrontare l’inquinamento, i cambiamenti climatici e la sostenibilità ambientale, l’OCSE suggerisce che i Paesi facciano un uso migliore della tassazione ambientale, eliminino gradualmente i sussidi agricoli e le agevolazioni fiscali dannose per l’ambiente e adottino misure aggiuntive per ridurre le emissioni dei trasporti, investendo nel miglioramento dei trasporti pubblici e a basse emissioni.

Il TUAC (Trade Union Advosory Committee) che rappresenta l’interfaccia sindacale dell’OCSE, pur elogiando che nel Rapporto c’è l’esplicito riconoscimento che la crescita deve essere sostenibile dal punto di vista ambientale e che sono indicate diverse soluzioni politiche, compreso uno spostamento del carico fiscale, lamenta la mancanza di un invito ai Governi per un programma di transizione equa che tenga conto delle sfide poste al mondo del lavoro da un futuro a basse emissioni di carbonio e della necessità di più ampi investimenti pubblici, scongiurando disagi e scontri di carattere sociale.

Al Report sono allegate le schede “Economic Policy Reforms: Green Growth Country Note”, tra cui quella per l’Italia, dove, dopo una breve analisi della situazione, vengono indicate le priorità, le azioni intraprese e le raccomandazioni da seguire.

Per il nostro Paese le priorità individuate sono:
Aumentare l’efficienza della PA e rafforzare lo stato di diritto.L’inefficienza della PA e gli oneri normativi costituiscono un peso nel fare affari, nel benessere e nell’equità della società.

Migliorare l’efficienza e l’equità della struttura fiscale. Il cuneo fiscale del lavoro è elevato e il Testo Unico delle Imposte sul Reddito è eccessivamente complicato, indebolendo gli incentivi al lavoro e favorendo il lavoro nero e l’evasione fiscale.

Rafforzare l’apprendistato, l’istruzione professionale, i corsi di formazione e l’apprendimento permanente. Sono troppi i giovani che non studiano e non lavorano e molti lavoratori mancano delle competenze richieste dai datori di lavoro. Il sistema di apprendimento permanente è frammentato e poco implementato.

Promuovere più elevati investimenti pubblici e di migliore qualità e migliorare la gestione delle infrastrutture. Gli investimenti pubblici rimangono bassi, la gestione delle infrastrutture è poco trasparente e i progetti sono spesso di scarsa qualità, frenando crescita e benessere.

Migliorare i servizi per l’impiego e le politiche di attivazione. La spesa per le politiche di attivazione è bassa e la loro l’efficacia varia notevolmente tra le regioni.

 
 

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