Il Rapporto 2025 sull’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) di Transparency International evidenzia che, sebbene l’UE rimanga la regione con i punteggi più alti nel contrasto alla corruzione, il punteggio medio regionale nel 2025 è sceso per la seconda volta consecutiva, denunciando che l’indebolimento dei controlli e degli equilibri sta minando le solide misure anticorruzione nella regione.
– La media globale dell’Indice di percezione della corruzione (CPI) 2025 è scesa a 42 e 122 Paesi su 182 hanno ottenuto un punteggio inferiore a 50, il che segnala una corruzione diffusa nel settore pubblico.
– Solo Paesi hanno ora un punteggio superiore a 80 (in calo rispetto ai 12 di dieci anni fa) e il recente calo delle democrazie con punteggi elevati dimostra che i rischi di corruzione possono aumentare anche laddove un tempo le istituzioni sembravano sicure.
– I Paesi che limitano lo spazio civico spesso perdono il controllo della corruzione: 36 dei 50 Paesi con il più alto tasso di declino del CPI Index hanno limitato le libertà e oltre il 90%o dei giornalisti assassinati per aver indagato sulla corruzione si trovavano in Paesi con punteggi bassi.
Sono i principali risultati della XXXII edizione del Rapporto “Indice di Percezione della Corruzione“ (Corruption Perception Index – CPI), pubblicato l’10 febbraio 2026 da Transparency International, l’Organizzazione della società civile che opera in oltre 100 Paesi per porre fine all’ingiustizia della corruzione, chiedendo maggiore trasparenza ed integrità in tutti i settori della vita pubblica.
Si tratta di un Indice composito, costruito sulla base di valutazioni di esperti e sondaggi fatti ad imprenditori e realizzati da vari organismi indipendenti, internazionalmente riconosciuti, che valuta le percezioni dei livelli di corruzione nelle amministrazioni pubbliche e nella classe politica, aggregando dati di 13 fonti diverse (almeno 3 per ogni Paese), tra cui la Banca Mondiale (WB), il World Economic Forum, (WEF), Società di consulenza, Think tank e altri. I punteggi riflettono le opinioni di esperti e imprenditori, non del pubblico.
Ma perché si stima la percezione del fenomeno e non il dato reale?
Semplicemente perché un dato reale non esiste o, meglio, non è calcolabile. La corruzione è infatti un reato difficile, se non impossibile, da rilevare nella sua interezza, soprattutto a causa dell’elevatissima parte oscura, cioè quella sommersa del fenomeno.
Secondo Transparency International, la scarsa responsabilità e la corruzione politica stanno minando la fiducia del pubblico, consentendo a gruppi di interesse ristretti di esercitare un controllo eccessivo sul processo decisionale politico.
Ad ognuno dei 182 Paesi e territori monitorati viene assegnata una valutazione che va da 0 (il livello più alto di corruzione) a 100 (non esiste la corruzione). Il processo di calcolo dell’indice (CPI) viene rivisto regolarmente per assicurarsi che sia il più solido e coerente possibile. Inoltre, tutti i punteggi CPI dal 2012 sono confrontabili da un anno all’altro.

A livello globale, solo un piccolo gruppo di 15 paesi, principalmente nell’Europa occidentale e nell’Asia-Pacifico, riesce a ottenere punteggi superiori a 75. Di questi, solo 5 raggiungono punteggi superiori a 80.
il podio è costituito da Danimarca (89 punti, in ribasso), Finlandia (88, in crescita) Singapore (84 stabile). Seguono con lo stesso punteggio di 81: Nuova Zelanda e Norvegia (stabili). Completano la Top ten: Svezia e Svizzera (80, stabili); Lussemburgo (in peggioramento) e Paesi Bassi (stabile) con 78; Germania (in miglioramento) e Islanda (stabile) con 77.
Al contempo, oltre due terzi dei Paesi (68%) si attestano al di sotto di 50, il che indica gravi problemi di corruzione nella maggior parte del pianeta.
In fondo alla classifica, come lo scorso anno, Sud Sudan e Somalia (9 punti), appena sopra Venezuela (10), quindi Yemen, Libia, Eritrea (13), Sudan e Nicaragua (14), Siria, Guinea equatoriale e Corea del Nord tutte con 15 punti. Tutti i Paesi con un punteggio inferiore a 25 sono per lo più Paesi colpiti da conflitti e altamente repressivi.
Transparency International osserva che le democrazie, in genere, sono più forti nella lotta alla corruzione rispetto alle autocrazie o alle democrazie imperfette, ma stanno registrando un preoccupante calo delle prestazioni. Questa tendenza interessa paesi come Stati Uniti (64), Canada (75) e Nuova Zelanda (81), ma anche varie parti d’Europa, come Regno Unito (70), Francia (66) e Svezia (80). Un altro aspetto preoccupante è l’aumento delle restrizioni alla libertà di espressione, associazione e riunione da parte di molti stati. Dal 2012, 36 dei 50 paesi con cali significativi nei punteggi dell’indice CPI hanno registrato anche una riduzione dello spazio civico.

Tra i paesi dell’UE con i risultati più bassi Ungheria e Bulgaria (40 punti, entrambe in peggioramento) Romania (45, in peggioramento), Croazia (47, stabile), Slovacchia (48, in peggioramento), Malta (49, in miglioramento), Grecia (50, in miglioramento), quindi con 53 punti Polonia (stabile3) e Italia (in peggioramento).
“In molti paesi europei, gli sforzi anticorruzione si sono sostanzialmente bloccati nell’ultimo decennio – sottolinea Transparency International – Dal 2012, 13 paesi dell’Europa occidentale e dell’UE hanno registrato un calo significativo e solo sette hanno registrato miglioramenti significativi. Nel dicembre 2025, l’UE ha approvato la sua prima Direttiva anticorruzione per armonizzare le leggi penali in materia di corruzione. Quello che avrebbe potuto essere un quadro di tolleranza zero è stato annacquato da alcuni stati membri, tra cui l‘Italia, che ha bloccato la criminalizzazione dell’abuso d’ufficio da parte di funzionari pubblici. Il risultato: un quadro privo di ambizione, chiarezza e applicabilità”.

La corruzione minaccia la vita in molte aree del mondo, alimenta le violazioni dei diritti umani, assicura l’impunità, favorisce i crimini ambientali e ostacola gli sforzi per combattere il cambiamento climatico.
Le Raccomandazioni ai decisori politici per costruire un mondo più sicuro, più equo e più stabile a beneficio di tutti:
– Garantire istituzioni giudiziarie indipendenti, trasparenti e accessibili.
– Garantire l’accesso alla giustizia alle persone danneggiate dalla corruzione.
– Contrastare l’indebita influenza sul processo decisionale politico.
– Promuovere lo spazio civico e l’informazione sulla lotta alla corruzione.
– Migliorare la trasparenza e il controllo nei servizi pubblici e nella gestione delle finanze pubbliche.
– Prevenire, individuare e punire la corruzione su larga scala e i flussi finanziari illeciti.
“La corruzione non è inevitabile – ha affermato François Valérian, Presidente di Transparency International – La nostra ricerca e la nostra esperienza come movimento globale che combatte la corruzione dimostrano che esiste un chiaro modello su come far sì che il potere si renda responsabile del bene comune, dai processi democratici e dalla supervisione indipendente a una società civile libera e aperta. In un momento in cui assistiamo a un pericoloso disprezzo per le norme internazionali da parte di alcuni stati, invitiamo governi e leader ad agire con integrità e ad assumersi le proprie responsabilità per garantire un futuro migliore alle persone in tutto il mondo”.
