La Corte dei conti europea (ECA) ha pubblicato la Relazione speciale“Comunità energetiche: un potenziale ancora da sfruttare”, evidenziando come la visione di un’energia guidata dai cittadini nell’UE rimanga, per ora, un obiettivo lontano, nonostante le stime indichino che entro il 2050 i cittadini potrebbero produrre fino al 50% delle energie rinnovabili dell’UE.
I cittadini, le autorità locali e le piccole imprese in tutta l’UE avrebbero dovuto produrre, gestire, condividere e consumare sempre più energia autoprodotta grazie alle “comunità energetiche”. Ma dopo 10 anni i progressi sono ben al di sotto delle aspettative.
Lo rileva la Corte dei conti europea(ECA) che ha pubblicato il 9 marzo 2026 laRelazione speciale“Comunità energetiche. Un potenziale ancora da sfruttare”.
La Commissione europea aveva introdotto le definizioni giuridiche per le comunità energetiche nella Direttiva (UE) 2018/2001 sull’uso dell’energia da fonti rinnovabili (RED II) e nella direttiva (UE) 2019/944 relativa al mercato interno dell’energia elettrica (IMED), secondo cui lecomunità energetichesono strutture giuridiche che consentono agli individui, alle autorità locali e alle piccole imprese di unire le forze per produrre, gestire, condividere ed utilizzare l’energia. Possono sfruttare qualsiasi fonte energetica, dai pannelli solari sui tetti dei condomini a turbine eoliche in comproprietà che forniscono energia elettrica ad un paese o un quartiere e possono beneficiare di finanziamenti dell’UE per miliardi di euro. L’UE considera le comunità energetiche unostrumento potente per raggiungere i propri obiettivi in materia di clima ed energia, anticipando che entro il 2030 potrebbero rappresentare una quota significativa della capacità eolica e solare dell’Europa (rispettivamente il 17 % e il 21 %).
Secondo la Corte, nella pratica però la situazione è meno entusiasmante:l’UE ha raggiunto solo il 27 % del suo obiettivo di avere almeno una comunità energetica in ogni comune con più di 10 000 abitanti entro il 2025. Questo obiettivo è scarsamente pertinente e carente in termini di sostegno e monitoraggio.
Le definizioni fornite dall’UE sono poco chiare per quanto riguarda la partecipazione delle associazioni di proprietari di appartamenti. Inoltre,le amministrazioni nazionali non hanno creato le condizioni necessarie per sostenere le comunità energetiche, come incentivi per lo stoccaggio di energia per alleggerire le connessioni alla rete. le stime sono eccessivamente ottimistiche. Una delle principali ragioniè semplicemente che non ci sono abbastanza comunità energetiche nell’UE.
La Corte ha svolto questo audit poiché i progetti di energia rinnovabile di cui sono titolari le comunità hannoil potenziale di accelerare la transizione energetica, rispondere alla necessità di coinvolgere i cittadini in questa transizione e renderla economicamente accessibile a tutti per rafforzare la dimensione sociale dell’Unione dell’energia.
“Mentre l’UE corre per raggiungere gli obiettivi in materia di clima ed energia, le comunità energetiche guidate dai cittadini restano una idea allettante – un ideale teorico ma difficile da attuare nella pratica– ha dichiaratoJoão Leão, Membro della Corte responsabile dell’audit –L’UE deve ora rimuovere gli ostacoli giuridici e le difficoltà tecniche per farle funzionare efficacemente sul terreno”.

La Corte ha valutato se laCommissione UEe4 Stati membri(Paesi Bassi, Polonia, Italia e Romania) abbiano conseguito l’obiettivo dell’UE e abbiano sostenuto efficacemente le comunità energetiche per ottenere i benefici attesi. La scelta dei Paesi è stata determinata da situazioni specifiche, in particolare per l’Italiaperché:
–la spesa per l’energia rinnovabile è considerevole (5,6 miliardi di euro);
–la misura del PNRR per le comunità è importante 2,2 miliardi di euro);
–la specificità dell’obiettivo PNRR per le comunità;
–il numero di comunità energetiche (circa 120 a gennaio 2025).
In Italia la Corte ha visitato3 Comunità energetichecon Tetti solari:
–La Buona Fonte, 25 membri, 19 kWp di Capacità di produzione (kWp), 20 kWh di Produzione di energia nel 2024;
–Comunità energetica rinnovabile-Antrodoco, 49 membri, 60 kWp di Capacità di produzione (kWp), 0 kWh di Produzione di energia;
–Comunità energetica rinnovabile diocesi Treviso, 340 membri, 1.900 kWp di Capacità di produzione (kWp), 1.430 kWh di Produzione di energia.
Metà degli Stati membri sottoposti ad audit (Italiae Polonia) ha incluso i target per le comunità energetiche nei rispettivi piani nazionali per l’energia e il clima (PNEC), ma questi non erano pienamente in linea con l’obiettivo dell’UE. Il fatto che i piani degli Stati membri non riflettano l’obiettivo dell’UE indica un basso livello di coinvolgimento a livello nazionale e contribuisce al rischio che l’UE possa mancare il proprio obiettivo. Tuttavia, la rapida crescita delle comunità inItaliae in Polonia nel periodo gennaio – giugno 2025offre prospettive ottimistiche.

A 4 anni dalla scadenza dei termini per il recepimento,solo l’Italia ha dimostrato di aver recepito tutti gli articoli sulle comunità energetiche di entrambe le direttive. Il MASE dovrebbe eseguire una valutazione e riferire in merito agli ostacoli esistenti e al potenziale di sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili, nonché elaborare disposizioni che promuovano il ruolo dei cittadini nelle comunità energetiche.
Un obiettivo a livello UE prevedeva chein ogni comune di più di 10 000 abitanti ci fosse almeno una comunità energetica rinnovabile entro il 2025. LaCommissione UE non ha ancora comunicato se tale obiettivo sia stato raggiunto, ma i dati raccolti dagli auditor della Corte mostrano chel’UE è ampiamente al di sotto del target.
Ledefinizioni poco chiare dell’UEhanno creato confusionesu cosa si intenda esattamente per comunità energetica,come debba essere costituita,come si possa condividere l’energia prodottaevendere quella in eccesso. Questavaghezza giuridicadissuade i cittadini dal partecipare e, in ultima analisi, ostacola la creazione di comunità energetiche. Questo vale soprattutto per icondomini, in cui abita circa metà della popolazione dell’UE, dove la prospettiva di aggiungere un’ulteriore entità giuridica alle associazioni di proprietari create per gestire gli edifici viene consideratoun ulteriore livello di burocrazia.
Inoltre, iritardi o i rifiuti a connettere nuovi impianti dovuti alla congestione della rete rallentano lo sviluppo delle comunità energetiche. Parte del problema è che le curve di produzione e consumo naturalmente non corrispondono:i pannelli solari producono il massimo dell’energia elettrica verso mezzogiorno mentre il picco di domanda delle famiglie si colloca la mattina presto o la sera. Combinare i progetti di energie rinnovabili con servizi di flessibilità, in particolare con l’accumulo di energia, potrebbe contribuire a riequilibrare offerta e domanda in tempo reale,ridurre la pressione sulla reteepotenziare l’autoconsumo di energia prodotta localmente.
Secondo la Corte, laCommissione europea non considera ancora prioritario il sostegno per l’accumulo di energia per queste comunità, perdendo così l’opportunità di favorirne lo sviluppo.
