Un Rapporto della Ellen MacArthur Foundation evidenzia il ruolo della carta nel sostituire imballaggi plastici di piccolo formato, che sono causa di elevata dispersione nell’ambiente, definendo 6 criteri per un approvvigionamento e una produzione responsabili, per cui l’innovazione gioca un ruolo fondamentale.
Bustine, involucri, sacchetti e altri materiali flessibili in plastica sono considerati le tipologie in più rapida crescita a livello mondiale. Tuttavia, gli imballaggi flessibili di plastica rappresentano circa l’80% degli imballaggi in plastica che finiscono negli oceani e presentano alcuni dei tassi di riciclo più bassi a livello globale, in particolare nei paesi con una raccolta differenziata informale e infrastrutture insufficienti per la gestione dei rifiuti. Le alternative in carta potrebbero contribuire a ridurre i rifiuti e l’inquinamento degli imballaggi flessibili, avendo il potenziale di essere riciclabili (con adeguati sistemi di raccolta) e biodegradabili, se, nel peggiore dei casi, finiscono nell’ambiente.
Sono le considerazioni che emergono dalRapporto “Paper-based flexible packaging” cheEllen MacArthur Foundation(EMF) ha pubblicato il 9 marzo 2026 e che ha riunito oltre 45 aziende, ONG, investitori e accademici per sollecitare un’innovazione accelerata verso alternative cartacee progettate in modo responsabile.
“Le emissioni di gas serra durante il ciclo di vita, sia per la scelta della carta che per quella della plastica, sono un argomento delicato in cui i risultati variano notevolmente a seconda di diversi fattori, che non possono essere collegati solo alla scelta dei materiali– ha spiegatoLaura Smith, Responsabile del programma per la plastica e gli imballaggi presso l’EMF –Qualsiasi scelta di imballaggio deve considerare – e talvolta compensare – importanti fattori ambientali come l’inquinamento, l’uso dell’acqua e le emissioni di gas serra, tenendo conto anche di considerazioni sociali, tecniche e commerciali”.
È necessaria un’innovazione più rapida sulle alternative basate sulla carta che soddisfino6 criteri critici::
–non contribuiscano al degrado forestale;
–minimizzino l’impatto ambientale durante la produzione;
–soddisfino le esigenze tecniche, economiche e dei consumatori;
–siano compatibile con il riciclo nei sistemi locali al momento della raccolta;
–non comportino rilasci di sostanze chimiche pericolose o inquinamento persistente da plastica;
–non compromettano gli sforzi per ridurre la dipendenza dai flessibili di piccolo formato.

Non esistendo ancora un imballaggio che soddisfi tutti e sei i criteri nella scala, nei costi o nelle prestazioni necessari, il rapporto invita aziende e responsabili politici ad accelerare lo sviluppo di soluzioni di imballaggio flessibili a base di carta e a stabilire le garanzie necessarie per orientarne l’uso responsabile.
È fondamentale accelerare l’innovazione.L’attuale divario tra ambizione e packaging pronto per il mercato dovrebbe rafforzare, non scoraggiare, la necessità di innovare, investire e sperimentare ora.
È fondamentale combinare tutto questo con la garanzia di catene di approvvigionamento di fibre sostenibili, l’istituzione di sistemi di raccolta e riciclaggio efficaci e socialmente inclusivi e la promozione di altre soluzioni prioritarie, come gli imballaggi riutilizzabili, ove possibile.
“L’inquinamento da imballaggi in plastica flessibile è una sfida sistemica: si stima che nei prossimi 15 anni entreranno nei nostri oceani circa 20 trilioni di articoli– ha sottolineatoSander Defruyt, Responsabile dellaStrategia sulla plasticadell’EMF-Non esiste una soluzione miracolosa, quindi l’aggiunta di alternative a base di carta amplia utilmente la gamma di soluzioni, integrando altre soluzioni prioritarie come gli imballaggi riutilizzabili. Ciò richiederà una notevole innovazione e un’azione da parte dell’industria e dei responsabili politici per accelerare lo sviluppo e la diffusione, guidati dai 6 criteri critici individuati dal rapporto per garantire che non sostituiamo un problema con un altro”.
