27 Novembre 2022
Cambiamenti climatici Clima

Climate Analytics: l’Italia dovrebbe ridurre le emissioni del 92% al 2030

Secondo i dati dello Studio di Climate Analytics, commissionato dall’Associazione “A SUD” e allegato all’atto di citazione dell’azione legale climatica avviata contro lo Stato italiano per inadempienza nel contrasto all’emergenza climatica e insufficiente impegno messo in campo per il contenimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi, l’Italia dovrebbe ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 92% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, sulla base dei princìpi dell’UNFCCC di Equità e Responsabilità comuni ma differenziate.

Dopo la eco mediatica che ha avuto il Rapporto del Climate Action Tracker (CAT), il Consorzio internazionale cui partecipano prestigiosi enti di ricerca in materia climatica, secondo cui, pur con le  promesse e gli impegni in campo (inclusi quelli presentati durante la COP26 di Glasgow), il mondo si avvierebbe verso un riscaldamento di +2,4 °C entro la fine del secolo, l’Associazione A Sud, ripropone la versione in italiano dello specifico Rapporto Obiettivi e politiche climatiche dell’Italia nel rispetto dell’Accordo di Parigi e delle valutazioni di Equity globale” che l’Associazione ha commissionato a Climate Analitycs, organismo di massima autorevolezza sulla scienza e le policy del clima che ha collaborato appunto al Rapporto del CAT, e allegato all’atto di citazione nell’ambito della prima azione legale climatica contro lo Stato italiano, lanciata a giugno, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2021.

L’Associazione A Sud si occupa di; cooperazione tra nord e sud del mondo; formazione ambientale ed interculturale nelle scuole, nelle università, nei territori e nelle aziende; ricerca sulle questioni legate ai conflitti ambientali, alla riconversione ecologica delle attività produttive e del settore energetico; promozione di campagne nazionali ed internazionali per la difesa dei beni comuni e per la giustizia ambientale e sociale; progettazione europea insieme alle reti di economisti ecologici ed i centri studio legati ai temi della sostenibilità; comunicazione e pubblicazioni su nuovi modelli di sviluppo, sui temi della democrazia partecipata e comunitaria e dell’economia ecologica.

“Il dato emerso dal report di CAT conferma ancora una volta che nessun paese sta facendo la sua parte e che l’Italia non fa eccezione – ha affermato Marica Di Pierri, portavoce di A Sud e prima firmataria dell’azione climatica contro lo Stato italiano – Al centro del dibattito deve esserci la necessità di varare politiche climatiche ben più ambiziose come quelle calcolate per il nostro paese da Climate Analytics. Si tratta, nel caso dell’Italia, di triplicare letteralmente gli impegni attuali mirando per il 2030 ad una riduzione del 92% dei gas serra emessi in atmosfera rispetto ai livelli del 1990. Solo cosi l’Italia può fare la sua parte per garantire stabilità climatica e tutela dei diritti umani fondamentali in Italia e nel mondo”.

Secondo lo Studio di Climate Analytics, il 92% è stato calcolato considerando la responsabilità storica e attuale del nostro Paese e la sua capacità tecnologica e finanziaria, in conformità ai principi di “Equità” e “Responsabilità comuni ma differenziate”, pilatri della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC).

“L’attuale obiettivo dell’Italia rappresenta un livello di ambizione così basso che, se altri paesi dovessero seguirlo, porterebbe probabilmente a un riscaldamento globale senza precedenti di oltre 3°C entro la fine del secolo – si legge nell’Exsecutive Summary del Rapporto – Il carbon budget residuo dell’Italia (ovvero il tetto massimo di gas serra emettibili) tra il 2020 e il 2030, che risulta compatibile con il suo fair share [metodo che indica quale dovrebbe essere il contributo totale di un Paese per dare un giusto ed equo contributo agli sforzi globali per attuare l’Accordo di Parigi] nel perseguimento dell’obiettivo di temperatura a lungo termine dell’Accordo di Parigi, ammonta al massimo a circa 2,09 GtCO2eq. Se gli attuali livelli di emissioni dovessero continuare, già nel 2025 l’Italia esaurirebbe il suo fair share di emissioni rilasciabili nel periodo tra il 2020 e il 2030”.

Intervalli di fair share compatibili con 1,5 °C, 1,8 °C, 2 °C e 3 °C per l’Italia. Le barre verdi rappresentano l’intervallo di Equity compatibile con l’obiettivo 1,5 °C dell’Accordo Parigi. La barra blu tratteggiata rappresenta l’intervallo corrispondente al mantenimento del riscaldamento al di sotto di 1,8 °C per tutto il secolo. Le barre gialle e arancioni corrispondono ai livelli di emissione che porterebbero a mantenere il riscaldamento sotto i 2 °C e i 3 °C rispettivamente per tutto il secolo con una probabilità del 66%.

L’attuale PNIEC dell’Italia, se pienamente attuato, ridurrebbe al 2030 solo il 36% le emissioni di gas. Il divario tra una riduzione delle emissioni per l’Italia che sia compatibile con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi e la riduzione delle emissioni dalle politiche pianificate ammonta a circa 280 MtCO2e nel 2030. Colmare questo gap di emissioni, sottolinea Climate Analytics, richiede un rapido aumento delle misure di mitigazione e una rapida transizione verso un’economia decarbonizzata. Inoltre, il nostro Paese potrebbe colmare parte del divario con impegni concreti per aiutare la mitigazione nei Paesi in via di sviluppo, se queste azioni di mitigazione fossero veramente aggiuntive, contribuendo a una mitigazione complessiva delle emissioni globali, senza che queste siano contabilizzate come parte integrante degli obiettivi di riduzione di quei Paesi.

L’Associazione A Sud, ricorda che nei giorni scorsi, a sostegno della causa contro lo Stato, è stata lanciata su Change.org una petizione per chiedere al Governo Italiano di aumentare considerevolmente i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti. 

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