26 Ottobre 2021
Cambiamenti climatici Clima

Giudizio universale: avviata la prima causa in Italia per la giustizia climatica

Promossa dall’Associazione A Sud nell’ambito della campagna Giudizio Universale e intentata da altre 23 Associazioni, 162 adulti e 17 minori – rappresentati in giudizio dai genitori – di fronte al Tribunale Civile di Roma, è stata presentata nella Giornata Mondiale dell’Ambiente la richiesta di dichiarare lo Stato italiano responsabile di inadempienza nel contrasto all’emergenza climatica.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente (5 giugno 2021), a Piazza Montecitorio per dare un forte segnale al Parlamento in vista della prossima Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti  Climatico delle Nazioni Unite (UNFCCC-COP26) di Glasgow, è stato organizzato un fash mob da parte dei promotori della prima causa legale contro lo Stato italiano per l’inadeguatezza delle politiche climatiche nazionali, Intentata da 203 ricorrenti, di cui 24 associazioni, 162 adulti e 17 minori – rappresentati in giudizio dai genitori – di fronte al Tribunale Civile di Roma nei confronti dello Stato italiano, rappresentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’iniziativa si inserisce tra i contenziosi climatici promossi dalla società civile in oltre 40 Paesi di tutto il mondo. Nei giorni scorsi in poche ore ha fatto il giro del mondo la notizia della sentenza con cui un giudice della Corte dell’Aja, a seguito della citazione in giudizio di 17.379 cittadini olandesi con il supporto di alcune organizzazioni ambientaliste, ha stabilito che la compagnia petrolifera Shell è responsabile per la crisi climatica, e per questo dovrà tagliare le sue emissioni di CO2 del 45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019 e cambiare la sua politica industriale.

L’azione legale è promossa nell’ambito della campagna di sensibilizzazione intitolata evocativamente “Giudizio Universale”, a voler sottolineare la portata globale della sfida climatica e l’urgenza di mettere in campo azioni di contrasto.  Primo ricorrente dell’azione è l’Associazione A Sud, da anni attiva nel campo della giustizia ambientale e nella difesa dei diritti umani che l’emergenza climatica rischia di compromettere.

Oggi scriviamo la pagina italiana della storia del movimento globale per la giustizia climatica – ha affermato a nome di A Sud, Marica Di Pierri, portavoce dell’Associazione e curatrice del libro “La causa del secolo” edito da Round Robin in uscita oggi – Dopo decenni di dichiarazioni pubbliche che non hanno dato seguito ad alcuna azione all’altezza delle sfida imposte dall’emergenza climatica, la via legale è uno strumento formidabile per fare pressione sullo Stato affinché moltiplichi i suoi sforzi nella lotta al cambiamento climatico. Come società civile abbiamo il compito di fare tutto il possibile per scongiurare la catastrofe alle porte, per questo abbiamo deciso di promuovere la prima causa climatica italiana”.

Obiettivo generale dell’iniziativa legale è la richiesta di dichiarare che lo Stato italiano è responsabile di inadempienza nel contrasto all’emergenza climatica e che l’impegno messo in campo è insufficiente a centrare gli obiettivi di contenimento della temperatura definiti dall’Accordo di Parigi. Un’insufficienza che ha come effetto la violazione di numerosi diritti fondamentali. Tra le argomentazioni della causa legale spicca, infatti, la relazione tra diritti umani e cambiamenti climatici e la necessità di riconoscere un diritto umano al clima stabile e sicuro.

Le richieste specifiche avanzate dai ricorrenti al giudice sono:
– dichiarare che lo Stato italiano è responsabile di inadempienza nel contrasto all’emergenza climatica; 
– condannare lo Stato a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 92% entro il 2030 rispetto ai livello 1990, applicando il principio di equità e il principio di responsabilità comuni ma differenziate (Fair Share), ossia tenendo conto delle responsabilità storiche dell’Italia nelle emissioni di gas serra e delle sue attuali capacità tecnologiche e finanziarie (Qui l’abstract dell’atto di citazione).

I dati scientifici a sostegno delle richieste di riduzione delle emissioni sono stati calcolati da Climate Analytics, importante organizzazione indipendente per la ricerca sui cambiamenti climatici, che ha realizzato uno specifico Rapporto commissionato da A Sud sulla valutazione dei trend di riduzione delle emissioni nel nostro Paese.

Secondo quanto si legge nel Rapporto “seguendo l’attuale scenario delle politiche italiane, ci si attende che le emissioni al 2030 siano del 26% inferiori rispetto ai livelli del 1990. Stando a queste proiezioni del governo, però, l’Italia non riuscirà a raggiungere il suo modesto obiettivo di ottenere una riduzione del 36% entro il 2030 come stimato dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). […] Tra i paesi europei che pianificano il passaggio dal carbone al gas, l’Italia ha il più alto consumo di gas pianificato per gli anni 2020. Sebbene l’Italia stia puntando a una quota del 30% di energia rinnovabile nel consumo finale lordo di energia entro il 2030, non ha attualmente le politiche per raggiungere questo obiettivo. Ad oggi, l’attuale obiettivo dell’Italia rappresenta un livello di ambizione così basso che, se altri paesi dovessero seguirlo, porterebbe probabilmente a un riscaldamento globale senza precedenti di oltre 3°C entro la fine del secolo”.

Il Giudizio universale sta arrivando, sottolineano gli organizzatori: scioglimento dei ghiacciai, siccità, desertificazione, eventi climatici estremi, estinzione di interi ecosistemi sono solo alcuni dei fenomeni che già oggi si verificano su tutta la Terra.

Da decenni lo Stato italiano promette di ridurre il proprio impatto sul clima, di mitigare i rischi, di costruire resilienza verso le conseguenze del riscaldamento globale – ha dichiarato Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana e tra i ricorrenti – Ma alle parole non corrispondono i fatti, sempre insufficienti e sottodimensionati rispetto all’urgenza.  E soprattutto, mentre con una mano promette transizioni verdi con l’altra continua a sostenere le pratiche più perniciose per l’ambiente. Per questo faccio causa al mio Stato”.  

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