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Carbonio atmosferico: il potenziale di rimozione dell’Italia

Una nuova valutazione della prontezza alla rimozione del carbonio, condotta da Carbon Gap e B3 Carbon, rileva che l’Italia ha un potenziale significativo per implementare una varietà di metodi di rimozione del carbonio per controbilanciare le emissioni residue inevitabili, ma l’incertezza politica e il rallentamento dello slancio climatico rischiano di ritardare i progressi in un momento critico.

Carbon Gap, Organizzazione europea finanziata filantropicamente la cui mission è che l’Europa diventi leader nello sviluppo e nell’implementazione di soluzioni CDR, eB3 Carbon, società di consulenza specializzata in innovazione, sostenibilità e tecnologie di rimozione del carbonio, hanno presentato a Roma nel corso di un evento di lancio il 20 aprile 2026 il1° RapportodiCarbon Removal Readiness Assessment(CRRA)dedicato all’Italia,che analizza il potenziale del Paese di sviluppare soluzioni di rimozione del carbonio con l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi climatici nazionali ed europei.

Il crescente rischio climatico si inserisce in un periodo di incertezza strategica per l’Italia. Lapolitica climatica nazionale è in evoluzione, tra il dibattito sulritmo delle riduzioni delle emissioni, l’attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climaticie lo sviluppo dei primi quadri normativi per la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio (CCUS). I recenti segnali provenienti dal governo mostrano una combinazione di cautela e apertura sul fronte climatico, creando uncontesto complesso per la pianificazione di lungo periodo e rendendo ancora più urgente definire un percorso coerente per la rimozione della CO2 atmosferica.

L’Italia si trova davanti a una scelta cruciale:continuare su un percorso che espone il Paese a rischi economici, energetici e climatici crescenti, oppure costruire una strategia che aumenti sicurezza, competitività e resilienza, rafforzando il territorio, l’industria e la capacità di gestire le emissioni residue.

Da un lato c’è un percorso conservativo in cui la rimozione del carbonio rimane marginale, le emissioni residue superano i 50 MtCO2/anno e persistono oltre la metà del secolo e le emissioni nette zero diventano un obiettivo sempre più lontano. L’alternativa è unastrategia ben calibrata e sistemica che mobilita territorio, biomassa, minerali e residui industriali, energia e capacità di stoccaggio per raggiungere oltre 100 MtCO₂/anno di rimozioni di CO 2 entro il 2050, colmando il divario verso le emissioni nette zero. L’analisi inclusa in questo report mostra che questo secondo percorso è tecnicamente e socialmente fattibile, ma non automatico. Richiede un’azione rapida e coordinata da parte di governo, istituzioni, regioni, industria, settore agricolo e società civile nel prossimo decennio.

Il rapporto rileva che il Paese possiede le risorse necessarie per implementare una quantità sufficiente di CDR (rimozione delle emissioni di CO2) oltre al pozzo di assorbimento naturale, al fine di raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette. Un portafoglio diversificato consente di rimuovere57 milioni di tonnellate di CO2 all’anno entro il 2050 nello scenario di riferimento e fino a 91 milioni di tonnellate di CO2all’anno nello scenario più ambizioso. Tuttavia, entrambi gli scenari dipendono da un’azione politica rapida per rispettare i tempi di realizzazione non negoziabili necessari per raggiungere la scala desiderata.

L’Italia beneficia di vantaggi strutturali che potrebbero supportare un portafoglio di rimozione del carbonio estremamente diversificato. La sua solida base industriale e la lunga esperienza nelle infrastrutture energetiche fanno sì che il Paese sia ben posizionato per ampliare le rimozioni tecnologiche, facendo leva sui progetti CCS esistenti (Ravenna) e sulle emergenti opportunità BECCS.

La varietà dei paesaggi del paese e l’esteso settore agricolo creano anche opportunità per la rimozione del carbonio attraverso metodi naturali, tra cui una migliore gestione del carbonio nel suolo e il ripristino degli ecosistemi. Questi approcci potrebbero generare ulteriori fonti di reddito per le comunità rurali, contribuendo al contempo al raggiungimento degli obiettivi climatici, a condizione che la pianificazione garantisca un’equa distribuzione regionale dei benefici.

Le decisioni prese oggi determineranno se l’Italia sarà pronta ad attuare entro il 2035 politiche e capacità di rimozione del carbonio adeguate per contrastare le sue emissioni residue– ha affermatoJacopo Bencini, ricercatore presso l’Istituto Universitario Europeo –L’Italia ha le capacità e le risorse per agire in tempo, ma il contesto politico deve stare al passo”.

Il rapporto rileva che la rimozione del carbonio in Italianon è solo una questione di potenziale tecnologico, ma anche di geografia, governance e sostegno pubblico.

Le opportunità di rimozione del carbonio (CDR) sono distribuite in modo disomogeneo sul territorio nazionale. Leregioni settentrionali, in particolare quelle intorno ai distretti industriali e alle infrastrutture esistenti,sono in una posizione migliore per implementare rimozioni tecnologiche come BECCS e DACCS. Al contrario, leregioni centrali e meridionalipresentano unpotenziale significativo per approcci basati sull’uso del suolo, tra cui il sequestro del carbonio nel suolo, l’agroforestazione e il ripristino degli ecosistemi, che potrebbero anche sostenere le economie rurali.

La sola disponibilità di risorse non sarà sufficiente a determinare i risultati. Il rapporto evidenzia come ilcontesto istituzionaleitaliano e illivello di fiducia pubblica rappresentino vincoli cruciali. La frammentazione della governance, la scarsa coordinazione tra le autorità nazionali e regionali e la carenza di competenze rischiano di rallentare l’implementazione, in particolare per le soluzioni che richiedono ingenti investimenti infrastrutturali.

L’accettazione da parte del pubblico varia significativamente anche in base al metodo. I risultati delle interviste con le parti interessate e di un panel di cittadini mostrano unforte sostegno per gli approcci basati sulla natura e per le soluzioni visibili a livello locale, mentre imetodi industriali su larga scala come la cattura e lo stoccaggio del carbonio (DACCS) incontrano maggiore scetticismoa meno che non siano gestiti in modo trasparente, ben monitorati e non offrano chiari benefici a livello locale.

I risultati sottolineano che per ampliare le attività di rimozione del carbonio in Italia sarà necessaria un’azione coordinata tra regioni, settori e parti interessate.

La costruzione di infrastrutture, catene di approvvigionamento e quadri normativi richiederà tempo, e le decisioni prese all’inizio saranno determinanti per la realizzazione del potenziale italiano.Garantire un’equa distribuzione regionale dei benefici, unforte coinvolgimento delle comunità localie ilcoordinamento tra autorità nazionali e regionali saranno elementi chiave per sbloccare l’attuazione del progetto.

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