13 Agosto 2022
Infrastrutture e mobilità Territorio e paesaggio

Auto diesel e a benzina: le vendite devono cessare prima del 2030

auto diesel e benzina

Secondo lo studio Development of the car fleet in EU28+2 to achieve the Paris Agreement target to limit global warming to 1.5°C”, commissionato da Greenpeace al prestigioso Centro Aerospaziale Germanico (DLR) e presentato il 20 settembre 2018 durante la Settimana Europea della Mobilità , solo terminando la vendita di auto a benzina e a gasolio prima del 2030, e di auto ibride convenzionali prima del 2035, sarà possibile, per l’Europa, rispettare gli impegni presi con gli Accordi di Parigi.

Le emissioni di CO2 delle auto devono raggiungere il picco il più presto possibile – ha dichiarato il Prof. Horst Friedrich, Direttore di DLR – Osservando l’andamento del bilancio del carbonio è fondamentale spingere sul mercato le auto a basse emissioni il prima possibile in modo da rinnovare la flotta”.

Il Rapporto chiarisce anche che il numero delle auto diesel e a benzina circolanti sulle strade europee dovrà ridursi dell’80% entro il 2035, e che le auto con motori a combustione interna rimarranno tra le flotte europee fino ai primi anni ’40.

Le aziende automobilistiche restano oggi, per lo più, ancorate al motore a combustione interna, provando a massimizzare i profitti ancora garantiti da questa tecnologia. Questo approccio deve però cambiare. Le case automobilistiche stanno sviluppando, ancora oggi, linee di prodotto che entreranno in produzione nella metà del prossimo decennio, per rimanervi almeno fino agli anni ’30. Questa prospettiva è incompatibile con una seria politica per il clima: le auto vendute nei prossimi anni dovranno essere molte meno e non potranno bruciare energia fossile.

I benefici di una rapida transizione energetica nel settore dei trasporti vanno oltre la necessità di difendere il clima; prima elimineremo i gas di scarico dalle strade di fronte alle nostre abitazioni, alle scuole, agli ospedali – specie quelli dei veicoli diesel – prima attenueremo la crisi sanitaria dovuta all’inquinamento atmosferico, responsabile ogni anno, in Europa, di circa 400.000 morti premature, secondo l’ultimo Rapporto dell’Agenzia Europea dell’AmbienteLe sostanze patogene concentrate nell’aria che respiriamo rappresentano oggi “il più grande rischio ambientale” per la salute pubblica in Europa, come ha affermato la Corte dei Conti dell’UE nella sua recente Relazione speciale .

Il phase out dei motori ‘fossili’, alimentati con i derivati del petrolio, avrà effetti positivi non solo per il clima, ma aiuterà significativamente a migliorare la qualità della nostra vita, riducendo la crisi sanitaria che viene dall’inquinamento atmosferico e che in Europa provoca circa 400 mila morti premature l’anno. Le sostanze patogene concentrare nell’aria che respiriamo rappresentano oggi “il più grande rischio ambientale per la salute pubblica in Europa, secondo la recente Relazione speciale della Corte dei Conti europea che ha sottoposto ad audit l’impianto della Direttiva sulla qualità dell’aria ambiente, valutandone l’effettiva attuazione da parte degli Stati membri,

Le auto diesel sono le più inquinanti e le aziende automobilistiche hanno dimostrato (ad esempio con il Dieselgate) di essere del tutto inaffidabili, nel garantire le loro emissioni.
Al riguardo, una nota stampa del 21 settembre 2018 del MIT (Massachussetts Institute of Technology) afferma che un nuovo studio effettuato dall’Istituto e in uscita su Atmospheric Environment avrebbe rilevato che “in Europa le principali 10 case automobilistiche hanno prodotto auto diesel, vendute tra il 2000 e il 2015, che generano fino a 16 volte più emissioni su strada rispetto ai test regolamentari – un livello che supera i limiti europei, ma che non violerebbe alcuna norma dell’UE”.

Alcune tra le città del mondo con la migliore qualità della vita limitano l’uso dell’auto privata promuovendo attivamente la mobilità pedonale e ciclisticail trasporto pubblico e la mobilità condivisa. Come viene mostrato nel Rapporto dell’Istituto DLR, anche un ambizioso phase out dei veicoli “fossili” entro il 2028 non centrerebbe appieno gli obiettivi di “carbon budget” assegnati per avere il 66% di possibilità di contenere l’innalzamento delle temperature entro il +1,5 °C (si avrebbe comunque un disavanzo di 300 milioni di tonnellate di CO2). Non è sostenibile, in termini ambientali e climatici, la prospettiva di sostituire ogni auto con un motore a combustione interna con un’auto elettrica. Il cambiamento che dovrà determinarsi prevede una drastica riduzione del numero di auto private circolanti, quindi una profonda trasformazione modale della mobilità (in specie di quella urbana).

Il Rapporto prende in analisi le emissioni “tank to wheel” (ovvero quelle circoscritte al solo funzionamento di un’autovettura), senza dunque considerare le emissioni dell’intero ciclo di vita di un veicolo (che comprendono la sua fabbricazione, la logistica per la sua commercializzazione, la sua dismissione). Se le tecniche di produzione attuale fossero confermate in futuro, con la sola differenza di usare batterie e motori elettrici invece di quelli a combustione interna, le emissioni di gas serra resterebbero comunque troppo alte. Un altro rilevante problema si avrebbe con gli impatti ambientali e sociali dell’estrazione di litio o cobalto, necessari per la fabbricazione delle batterie.

Per questo l’industria automobilistica dovrebbe utilizzare il momento dell’abbandono delle sue tecnologie a petrolio per ripensare profondamente il prodotto che vende, specialmente per riprogettarne il ciclo di vita in accordo con i principi dell’economia circolare. Le macchine dovrebbero essere più piccole e leggere, e il loro uso dovrebbe essere quanto più possibile condiviso per ridurre il numero di batterie necessarie alla mobilità. Dovrebbero essere prodotte pensando al riciclo e al riuso.

Una transizione accelerata verso una mobilità elettrica condivisa, e in favore di alternative di spostamento migliori dell’auto privata, è l’occasione per rigenerare i nostri ecosistemi urbani – conclude la nota di Greenpeace – Le persone potranno vivere al riparo dagli impatti sulla salute dell’inquinamento atmosferico e avranno alternative migliori, per l loro spostamenti, rispetto al fardello del possesso di un mezzo privato”.

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