23 Gennaio 2022
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AquaFarm 2017: produrre cibo, energia e benessere in modo sostenibile

aquafarm 2017

Prenderà il via giovedì 26 gennaio 2017 nel quartiere fieristico di Pordenone la prima edizione AquaFarm, la nuova Mostra-convegno organizzata da Pordenone Fiere dedicata a tecnologie, prodotti e buone pratiche per la produzione sostenibile di cibo, energia e benessere dall’acqua.

Proprio per il risalto che viene posto al tema della sostenibilità, Regioni&Ambiente ha ritenuto di supportare mediaticamente l’evento.

Oltre al collaudato format degli stand espositivi o semplici desk nformativi destinati alle aziende, agli enti pubblici e di ricerca e alle associazioni, l’evento strutturato nella formula B2B di due giorni permetterà agli operatori di acquacoltura, algocoltura e vertical farming di confrontarsi con i professionisti dei tre settori, grazie all’intenso e qualificato Programma di Conferenze, Convegni e Workshop , curato dallo Studio Comelli, struttura di professionisti specializzati nella comunicazione della sostenibilità.

Al tema dell’acquacoltura e della pesca sostenibile viene dedicato lo spazio informativo e comunicativo più rilevante, stante il ruolo che viene riconosciuto dagli organismi internazionali e dall’Unione europea all’allevamento ittico per contribuire alla crescita della popolazione a livello mondiale, alla qualità della vita anche in Italia e alla riduzione del deficit di commercio estero sui prodotti ittici.

Il filone sull’acquacoltura, nella giornata del 26 gennaio, affronta 4 punti fondamentali del settore:

– Acquacoltura sostenibile come componente chiave per il futuro dell’alimentazione. La prima sessione istituzionale-introduttiva vede la partecipazione delle autorità centrali e locali e interventi sulla centralità dell’acquacoltura sostenibile, per chiudersi con il primo keynote internazionale, dedicato al miglioramento genetico delle specie ittiche allevate in Europa.

 La catena dai produttori ai consumatori, passando per i trasformatori e i distributori. La sessione indaga le possibilità di un crescente consumo di prodotti ittici da parte della popolazione, anche dal punto di vista psicologico e sociologico, e termina con un panel tra produttori, somministratori e distributori

La riduzione del consumo delle risorse oceaniche nell’alimentazione dei pesci di allevamento. I maggiori mangimisti attivi in Italia con l’intervento dei loro responsabili della ricerca e sviluppo, le Università in prima linea nella ricerca e i maggiori interessati, gli allevatori, parlano dei mangimi derivati da fonti come le microalghe coltivate, le farine di insetti, i vegetali, ovvero importanti risorse per rendere l’acquacoltura più sostenibile a livello globale

– I parametri da osservare nelle fasi di allevamento per garantire la qualità del prodotto. Si discute delle migliori pratiche per assicurare la salute dei pesci, prendendo in considerazione le avannotterie, la lotta ai parassiti, la prevenzione e cura delle malattie, la qualità dell’ambiente acquatico, sia nell’allevamento che fuori e, infine, il sistema dei controlli.

Nella giornata del 27 gennaio il filone acquacoltura prosegue con altre 4 sessioni e un confronto su altrettante tematiche:

– principali filoni di ricerca e sperimentazione sul miglioramento genetico, la gestione della flora intestinale dei pesci per rendere possibile l’utilizzo di mangimi sostenibili e l’allevamento in mare aperto.

– L‘allevamento di molluschi, sessione è interamente dedicata al segmento di maggior impatto sul totale della produzione dell’acquacoltura europea

– La logistica e il packaging, anch’essi in un’ottica di sostenibilità e di sicurezza alimentare. Ci si confronta su innovative tecniche di preservazione, come il superchilling che permette di portare a migliaia di chilometri di distanza il pesce fresco, e di conservazione per il pre-confezionamento, come la pastorizzazione a freddo ad alta pressione; sul trasporto del pesce vivo e, infine, sull’importanza della logistica per allargare i mercati di sbocco dell’acquacoltura.
– Le risorse pubbliche e private a sostegno del settore. La sessione finale è un dibattito internazionale che vede protagonisti i principali stakeholder per fare il punto sulle prospettive a breve e medio termine del settore con un focus sul bacino del Mediterraneo.

Nella prima giornata (26 gennaio) il Programma prevede anche Conferenze specificamente dedicate a tutte le colture vegetali che si basano su tecniche idroponicheacquaponiche e aeroponiche, che vanno sotto il nome di Indoor & Vertical farmin, presentato in Italia ad un pubblico ampio per la prima volta in occasione di EXPO 2015, dove era funzionante la prima fattoria verticale italiana. Si tratta di una delle possibili soluzioni non distruttive per l’ambiente di fronte alla crescita demografica globale e al parallelo aumento del tenore di vita in vista della produzione su scale dimensionali che vanno dalla cucina di casa a gigantesche costruzioni, appositamente realizzate o recuperate da altri utilizzi.

Non richiedendo, infatti, superfici vaste per ottenere grandi quantità di prodotto ed essendo autonome dall’ambiente esterno, le vertical farm si prestano ad integrarsi negli ambienti urbani sia in modo non evidente che come landmark spettacolari (e utili): dai boschi verticali estetizzanti ai campi di ortaggi e insalata. Si ottiene così la produzione di cibi sani, con bassissime o nulle richieste logistiche, essendo i vegetali consumati a pochi metri da dove sono prodotti.

Nella prima sessione mattutina “Il futuro presente dell’agricoltura” partecipa il Prof. Dickson Despommier, docente emerito di Microbiologia e Salute Pubblica alla Columbia University di New York, considerato il padre del concetto di fattoria verticale, che viene per la prima volta in Italia ad aprire le conferenze dedicate argomento con una keynote.

La seconda sessione pomeridiana è intitolata “A come AgriTeTtura = le Tecnologie che uniscono Agricoltura e Architettura“. Ne parleranno architetti di primo piano che stanno progettando le fattorie verticali Made in Italy.

A seguire la sessione “Una soluzione per diversi problemi e molte opportunità“, affronta il tema del vertical farming come soluzioni e opportunità di investimento. I temi, sviluppati con interventi frontali e con una tavola rotonda finale sono: la produzione idroponica di ortaggi e verdure per il mercato in grande espansione della cosiddetta IV Gamma; l’accorciamento della catena logistica dell’approvvigionamento delle città; la produzione distribuita di vegetali freschi nei centri commerciali e persino nelle abitazioni; la sostenibilità economica della nuova agricoltura; i finanziamenti disponibili per lo sviluppo di progetti in questo ambito.

Nella seconda giornata di AquaFarm (venerdì 27 gennaio), c’è il focus sulle alghe, con le conferenze e i convegni che tratteranno i temi più attuali e innovativi dell’algocoltura e delle potenzialità che l’utilizzo di micro e macroalghe offre nei più diversi ambiti.

Le alghe, così come l’acquacoltura e il vertical farming, possono diventare una spinta alla rinascita economica e sociale del nostro Paese. È necessario che la consapevolezza si diffonda tra chi ha la possibilità di sostenere questi settori, troppo spesso visti come marginali.

Le 4 sessioni dedicate alle alghe saranno coordinate e moderate dal professor Mario Tredici, vicepresidente di EABA (European Algae Biomass Association).
La mattina si aprirà con “La coltivazione e la tecnologia delle alghe: lo stato dell’arte“. Introdotta da una panoramica a livello europeo, la sessione indagherà le nuove modalità di coltivazione, le tecnologie di base, tra cui i fotobioreattori, e le applicazioni funzionali delle microalghe in architettura. Inoltre, in un evento dedicato principalmente all’acquacoltura, sarà d’obbligo un approfondimento sulla produzione di componenti di mangimi derivati proprio dalle alghe. Dopo vent’anni di ricerca e sperimentazioni volte alla riduzione del consumo di risorse oceaniche, si è arrivati forse ad un punto di svolta.

La seconda sessione “Alghe per l’alimentazione animale e umana: necessità, moda convenienza? “andrà oltre la semplice “moda” del consumo di alghe in cucina, cercando di capire il contributo che questi semplici organismi possono dare come componente stabile del panorama alimentare, come integratori e ingredienti per cibi sempre più nutrienti e sani.

Oggi le maggiori applicazioni industriali delle alghe si ritrovano nella chimica e nella cosmetica ed è a queste due tematiche che saranno dedicate le sessioni pomeridiane del 27 gennaio.
All’interno di “Algochimica: le applicazioni nel campo dell’energia, del trattamento dei rifiuti e oltre“, ricercatori universitari presenteranno tre progetti europei che hanno obiettivi particolarmente innovativi e potenzialmente rivoluzionari. Altri temi affrontati saranno l’uso delle alghe per la depurazione delle acque reflue, la produzione di idrogeno, la cattura della CO2 e la produzione di biofertilizzanti e biostimolanti (già arrivata allo stadio industriale).
Durante la sessione conclusiva “L’alga ti fa sana e bella si parlerà di microalghe e macroalghe utilizzate nella cosmesi e nella nutraceutica, ossia quegli alimenti medicati destinati a categorie di persone affette da malattie rare. L’impiego di alghe si sta estendendo anche alla farmaceutica, con molecole bioattive nuove e, in prospettiva, con principi attivi per antibiotici, antivirali e oltre.

L’appuntamento da non perdere è, quindi, a Fiera di Pordenone dal 26 al 27 gennaio 2017

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