30 Novembre 2022
Biodiversità e conservazione Flora

Alberi vetusti: fondamentali per la sopravvivenza delle foreste

Ricercatori del Center for Tree Science del Morton Arboretum (Illinois-USA), dell’Università della Tuscia (Viterbo) e dell’Università di Barcellona (Spagna) hanno rilevato che gli alberi vetusti offrono molto più di una presenza maestosa e di una serie di servizi ecosistemici forestali, sostenendo anche la capacità dell’intera popolazione degli alberi di adattarsi a un ambiente in rapido mutamento.

Abbiamo esaminato i modelli demografici che emergono dalle foreste secolari nel corso di migliaia di anni e una percentuale molto piccola di alberi emerge come “vincitori della lotteria” della storia della vita, raggiungendo età molto avanzate che collegano cicli ambientali che abbracciano secoli – ha affermato l’autore principale dello Studio Charles Cannon, Direttore del Center for Tree Science del Morton Arboretum (Illinois-USA), centro di fama mondiale nella scienza e nella ricerca sugli alberi, sfruttando anche l’esperienza della comunità dell’annesso orto botanico che ospita 222.000 esemplari di alberi e piante che rappresentano 4.650 taxa provenienti da 40 paesi, a cui collaborano ricercatori di tutto il mondo – Nei nostri modelli, questi alberi antichi e rari si dimostrano vitali per la capacità di adattamento a lungo termine di una foresta, ampliando sostanzialmente l’arco temporale della diversità genetica complessiva della popolazione“.

Secondo lo Studio Old and ancient trees are life history lottery winners and vital evolutionary resources for long-term adaptive capacity”, pubblicato il 31 gennaio 2022 su Nature Plants, gli alberi più vetusti (spesso da 10 a 20 volte più vecchi dell’individuo medio nella foresta) cambiano radicalmente la diversità genetica complessiva e l’idoneità della composizione delle popolazioni circostanti. I risultati, inoltre, indicano che questi alberi contribuiscono alle capacità evolutive delle foreste che sono vitali per la loro sopravvivenza a lungo termine. 

Gli autori hanno osservato che la morte di alberi vetusti è più un prodotto casuale del loro ambiente piuttosto che un processo preventivabile, come negli esseri umani. Questi alberi, che costituiscono meno dell’1% di una popolazione, date le condizioni del modello, contribuiscono con una quantità di diversità genetica e biologica di vitale importanza per la popolazione complessiva di una foresta, rappresentando un’ampia gamma di condizioni ambientali storiche che abbracciano centinaia o migliaia di anni.

Per dirla in maniera più semplice, secondo gli autori, gli alberi secolari sono sopravvissuti a innumerevoli cambiamenti ambientali nel corso dei secoli e, a loro volta, questa resilienza genetica viene trasmessa alla foresta. Inoltre, questi alberi vetusti forniscono servizi inestimabili al loro ecosistema, offrendo un habitat per le specie in via di estinzione e sequestrano una quantità eccezionale di carbonio rispetto ai normali alberi maturi. 

Sfortunatamente, le foreste secolari in tutto il mondo sono minacciate. Secondo lo studio, la deforestazione delle foreste naturali continua in tutto il mondo e ci sono prove che il tasso di mortalità generale degli alberi potrebbe aumentare a livello globale dal bioma boreale ai tropici. 

Utilizzando i tassi di mortalità delle foreste che vanno dallo 0,5% al ​​5% all’anno, misurati dai forestali, i ricercatori hanno utilizzato un modello computerizzato che ha calcolato le distribuzioni per età che sarebbero state raggiunte nel tempo in una foresta simulata. Con sorpresa hanno scoperto che quando i tassi di mortalità annuali superano il 3%, nessun albero raggiunge un’età vetusta; se oscillano tra l’1% e il 2%, solo l’1% o meno degli alberi diventa vetusto.

Con i cambiamenti climatici è probabile che i tassi di mortalità negli alberi aumenteranno e diventerà sempre più difficile per gli alberi secolari emergere nelle foreste – ha aggiunto Cannon – Con l’abbattimento degli alberi vecchi e vetusti, viene perduta per sempre l’eredità genetica e fisiologica che contengono, così come l’habitat unico per la conservazione della natura“. 

Gli autori osservano che mentre il ripristino delle foreste e gli sforzi di piantumazione degli alberi sono strumenti importanti per migliorare gli ambienti sia locali che globali, gli alberi vetusti non possono essere recuperati o rigenerati senza dopo molti secoli. Per cui è un’emergenza la protezione delle foreste secolari.

Questo studio – ha concluso Gianluca Piovesan, Professore di Pianificazione e gestione ecologica del territorio forestale presso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali (DAFNE) dell’Università della Tuscia (Viterbo) e co-autore dello studio – ricorda l’urgente necessità di una strategia globale per preservare la biodiversità, non solo preservando le foreste intatte, ma in particolare i piccoli resti di alcuni alberi secolari sopravvissuti nei paesaggi forestali gestiti“.

In copertina: Quercus macrocarpa, albero deciduo dal portamento maestoso che cresce fino a 30m di altezza, raramente anche di più, con un diametro del tronco fino a 3m (Fonte Morton Alboretum).

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