14 Agosto 2022
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Agroalimentare e finanza: insieme per produrre cibo in modo sostenibile

In occasione di UNGA 75 è stato lanciato il nuovo Rapporto dell’iniziativa “Fixing the Business of Food”, promossa da Fondazione Barilla, Sustainable Development Solutions Network, Columbia Center on Sustainable Investment e Santa Chiara Lab – Università di Siena, per supportare le aziende del settore agroalimentare nella transizione verso sistemi più sani e sostenibili.

In occasione della 75ma sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (15-30 settembre, 2020) che aveva in programma anche lo stato dell’arte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell’Agenda 2030, è stato lanciato nel corso di un webinar il nuovo Rapporto “Fixing the Business of Food. How to allign the agri-food sector with SDGs”, inteso a presentare soluzioni per supportare il settore privato nella transizione verso sistemi agroalimentari sostenibili.

Il settore agroalimentare sta sempre più allineando le proprie pratiche agli SDGs e all’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici per migliorare la propria sostenibilità finanziaria, sociale, ambientale e giuridica, ma molto resta ancora da fare per uno sviluppo sostenibile, soprattutto per quanto concerne il reporting di sostenibilità, che deve diventare più sistematico, dettagliato e utile per tutti: aziende, investitori, società civile e singoli cittadini.

L’iniziativa Fixing the Business of Food, promossa da Barilla Center for Food and Nutrition Foundation (BCFN), Sustainable Development Solutions Network (SDSN), Columbia Center on Sustainable Investment (CCSI) e Santa Chiara Lab – Università di Siena (SCL) si propone di supportare le aziende del settore nella transizione verso sistemi alimentari più sani e sostenibili.

I prossimi cinque anni saranno cruciali perché dobbiamo portare a bordo quanti più produttori, fornitori e distributori possibili – ha dichiarato Guido Barilla, Presidente del Gruppo Barilla e della Fondazione BarillaC’è però un grande rischio: che molti dei nostri colleghi, molti altri attori del mondo delle imprese, percepiscano il cambiamento come un pericolo e non abbiano il coraggio di agire davvero all’interno delle proprie aziende e di prendere decisioni ‘molto’ difficili. Siamo in ritardo sull’Agenda 2030: stiamo andando a rilento nel raggiungere gli obiettivi di sostenibilità e stiamo perdendo tempo nel razionalizzare i pericoli, nel ridurre i rischi dei cambiamenti climatici e dei problemi legati alla sostenibilità. Non possiamo permettercelo. Dobbiamo agire subito”.

Per aiutare le imprese dell’agroalimentare ad allineare le proprie strategie e la propria operatività all’Agenda 2030, il Rapporto propone 4 pilastri.

1. Promuovere e sviluppare diete sane.  Affrontare l’impatto dei prodotti e dei servizi offerti sul benessere umano e sulla sostenibilità del Pianeta. L’industria alimentare ha la grande responsabilità di affrontare e invertire le odierne epidemie di obesità, malattie metaboliche e altri disturbi correlati e di affrontare i bisogni speciali e le sfide che devono affrontare le famiglie a basso reddito, che devono ottenere diete nutrienti con un budget limitato.

2. Identificare modi sostenibili per produrre cibo. I processi di produzione di ciascuna azienda sollevano una serie di questioni di sostenibilità, come la compensazione e la sicurezza dei lavoratori, la sostenibilità ambientale dei processi produttivi riguardanti terra, aria, acqua, biodiversità, imballaggi e rifiuti. Molte di queste domande sono argomenti centrali delle relazioni e delle pratiche aziendali, ma altre non lo sono, in particolare gli impatti ambientali multidimensionali dei processi di produzione. Le aziende dovrebbero perseguire le migliori pratiche nella gestione sociale e ambientale, soprattutto se stanno già seguendo standard più elevati altrove.

3. Sviluppare catene di valore alimentare sostenibili. Espandere la responsabilità dell’azienda all’ecosistema di cui fa parte, alle sue interazioni con i fornitori, assicurando che la sua catena di fornitura affronti gli impatti sociali e ambientali e le esternalità. La corresponsabilità della catena di approvvigionamento solleva una serie di nuove e difficili sfide. Molte aziende, in particolare le grandi multinazionali, si riforniscono da molti Paesi e le più grandi da dozzine di Paesi. Il monitoraggio e la corresponsabilità di queste catene di approvvigionamento globali è quindi complesso, eppure la sostenibilità della catena di fornitura è vitale.

4. Avere un atteggiamento aziendale responsabile, secondo i criteri della “good corporate citizenship”. Si riferisce a come le aziende sono governate internamente e a come interagiscono esternamente e con la loro comunità. L’attuazione degli SDG dipendono dall’eliminazione delle esternalità negative, ovvero dei processi aziendali (anche legali) che impongono danni agli altri e al Pianeta. Le aziende devono allineare la loro strategia con gli SDG, monitorare i propri comportamenti e riferire in merito al fine di tenere sotto controllo tali esternalità negative e realizzare esternalità positive per contribuire ad affrontare le sfide planetarie e sociali. Le istituzioni svolgono un ruolo chiave nella verifica e nel monitoraggio dei comportamenti aziendali.

“La buona notizia è che i leader del settore agro-alimentare stanno mostrando sempre più interesse per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e per gli Accordi di Parigi sul clima – ha sottolineato Jeffrey Sachs, Professore alla Columbia University, Direttore della SDSN e Consigliere Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres sugli SDGIl nostro studio suggerisce di applicare un quadro olistico che possa aiutare a indirizzare le attività delle imprese, i sistemi di rendicontazione, guidando al tempo stesso gli investitori e i responsabili politici per allineare il settore agli SDG e all’Accordo di Parigi”.

Fixing The Business of Food indica 5 obiettivi ambiziosi che gli attori del settore agroalimentare dovrebbero porsi in chiave di sostenibilità.

1. Framework, standard e certificazioni inerenti alla reportistica di sostenibilità e le metriche utilizzate per misurare le performance aziendali dovrebbero essere maggiormente allineati agli SDG e agli Accordi di Parigi, che sono programmi quantitativi con scadenze fisse.

2. Le aziende del settore alimentare e agricolo dovrebbero verificare con attenzione come si pongono rispetto alle diverse tematiche che definiscono i quattro pilastri proposti nel report e definire espliciti obiettivi qualitativi di breve, medio e lungo termine, concentrandovi gli sforzi e le risorse, tenendo in conto anche di quanto indicato dalla Strategia “Farm to Fork” della Commissione europea.

3. I responsabili politici e i regolatori dovrebbero sostenere attivamente una regolamentazione più ambiziosa della reportistica di sostenibilità e chiedere pratiche di governance e gestione più rigorose che siano in linea con gli SDG e l’Accordo di Parigi sul clima, definendo  obiettivi in grado di accelerare in modo significativo la trasformazione necessaria del settore, in linea con il Green Deal.

4. Gli investitori, nel monitorare la governance ambientale, sociale e aziendale (ESG) delle prestazioni aziendali del settore agro-alimentare, dovrebbero attivare un dialogo più intenso con le imprese basato sulle prestazioni che queste ultime esprimono nell’ambito dei quattro pilastri, in modo da prendere decisioni di investimento e impegno conseguenti.

5. Dar vita a una comunità di imprese che condividono pratiche ed esperienze potrebbe aiutare a mostrare modelli e pratiche di business efficaci, supportare le aziende nell’allineamento nel contesto post-COVID-19 e raccogliere feedback utili da regolatori, investitori, istituzioni ed esperti.

“Le aziende possono contribuire a sistemi alimentari più sostenibili e più sani – ha aggiunto Angelo Riccaboni, Presidente del SCL dell’Università di SienaLa domanda non è più perché dovrebbero farlo, ma come possono farlo. L’iniziativa Fixing the Business of Food propone una partnership aperta per supportare le imprese nella transizione attraverso migliori sistemi di misurazione e di valutazione e grazie alla condivisione delle buone pratiche. Manager, imprenditori, esperti, agricoltori, responsabili politici, legislatori, ricercatori, consumatori, studenti sono i benvenuti in questo impegno collettivo per una società migliore e un Pianeta più sostenibile”.



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