SostenibilitàTerritorio e paesaggio

Consumo di suolo e cambiamento climatico: la sfida che l’Italia non può più ignorare

Dati, criticità e possibili soluzioni per fermare la perdita di territorio naturale e promuovere una nuova cultura della rigenerazione urbana.

Ci sono numeri che colpiscono e poi ci sono numeri che dovrebbero inquietarci. Quelli relativi alconsumo di suoloappartengono certamente alla seconda categoria.

Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sulleemergenze climatiche, sullealluvionie sulleondate di caloreche sempre più frequentemente interessano il nostro Paese, spesso si tende a trascurare una delle cause che amplificano questi fenomeni: laprogressiva impermeabilizzazione del territorio.

Nel corso dell’intervista che, recentemente abbiamo realizzato per il nostro formatDiamo Voce all’AmbienteconMichele Munafò,dirigente ISPRAeresponsabile del Servizio per il Sistema Informativo Nazionale Ambientale, emerge un quadro tanto lucido quanto preoccupante di una trasformazione che procede da decenni e che, anziché rallentare, mostra ancora oggi segnali di accelerazione.

Dietro il termine apparentemente tecnico di “consumo di suolo” si nasconde una realtà molto concreta:terreni agricoliearee naturaliche vengono sostituiti daedifici,strade,parcheggieinfrastrutture. Una trasformazione che modifica in profondità la capacità del territorio diassorbire l’acqua piovana,mitigare le temperaturee svolgere quellefunzioni ecologicheindispensabili allaqualità della vita.

Il tema assume una rilevanza ancora maggiore in un Paese come l’Italia, particolarmente esposto agli effetti del cambiamento climatico. Quando piogge sempre più intense incontrano superfici sempre più impermeabili, il rischio di allagamenti e dissesti aumenta.

Allo stesso modo, lariduzione delle aree verdicontribuisce ad aggravare il fenomeno delleisole di calore urbane, rendendo le città meno vivibili durante i mesi estivi.

L’aspetto più interessante dell’analisi proposta da Munafò riguarda però il superamento di una contrapposizione che spesso domina il dibattito pubblico: quella tratutela ambientale e sviluppo economico.

Larigenerazione urbana, ilrecupero del patrimonio edilizioesistentee ilripristino degli ecosisteminon vengono presentati come ostacoli alla crescita, bensì comeopportunità di innovazione,investimentoemiglioramento della qualità della vita.

In un Paese che conta milioni di abitazioni non occupate e vaste aree degradate o sottoutilizzate, la vera sfida non sembra essere costruire di più, macostruire meglio. O, forse, imparare a recuperare ciò che già esiste.

L’intervista che proponiamo nel link in calca all’articolo, offre spunti preziosi per comprendere una questione che riguarda non soltanto l’ambiente, ma anche ilmodello di sviluppoche vogliamo immaginare per il futuro.

Perché il consumo di suolo non è un problema riservato agli addetti ai lavori: riguarda il territorio che abitiamo, la sicurezza delle nostre città e la qualità della vita delle generazioni che verranno.

Per approfondire e guardare l’intervista completa si rimanda alla puntata di Diamo Voce all’Ambiente: “Consumo di suolo e ripristino dei terreni; a che punto siamo?” sul canale You Tube di Touch Play Web TV.

Eleonora Giovannini

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