Risorse e rifiutiSostenibilità

Batterie e sostenibilità: la nuova normativa europea cambia le regole del gioco

Il Decreto Legislativo n. 29 del 10 febbraio 2026, entrato in vigore il 7 marzo, recepisce il nuovo regolamento europeo sulle batterie e sui rifiuti di batterie, introducendo una visione più ampia e moderna della gestione di questi prodotti.

Latransizione ecologicanon passa soltanto attraverso laproduzione di energia da fonti rinnovabilio la diffusione dellamobilità elettrica. Esiste un aspetto meno visibile, ma altrettanto importante, che riguarda ciò che accade quando prodotti e tecnologie arrivano al termine del loro utilizzo. Tra questi, lebatterierappresentano uno degli elementi più strategici per il futuro dell’economia circolaree dellasostenibilità ambientale.

Non è un caso che l’Unione Europea abbia deciso di intervenire con una normativa destinata a incidere profondamente sull’intero comparto.
Il recenteDecreto Legislativo n. 29 del 10 febbraio 2026, entrato in vigore il 7 marzo, recepisce infatti il nuovoregolamento europeo sulle batterie e sui rifiuti di batterie, introducendo una visione più ampia e moderna della gestione di questi prodotti.

Un cambio di prospettiva
Per molti anni l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla fase conclusiva del percorso delle batterie, cioè sul momento in cui diventano un rifiuto. Oggi l’approccio è completamente diverso.

La nuova normativa considera infatti l’interociclo di vita della batteria: dallaprogettazioneallaproduzione, dall’utilizzoallaraccolta, fino alrecupero delle materiee al loro reinserimento nei processi produttivi.

Si tratta di un cambiamento significativo perché riconosce ilvalore delle risorsecontenute all’interno delle batterie e la necessità di limitarne la dispersione.Litio,cobalto,nichele altri materiali utilizzati nella loro realizzazione sono infatti sempre più richiesti dall’industria e assumono un’importanza strategica per l’autonomia produttiva europea.

Batterie sempre più presenti nella nostra vita
L’evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha modificato profondamente il panorama delle batterie.
Oltre a quelle che utilizziamo quotidianamente neipiccoli dispositivi elettronici, sono sempre più diffuse le batterie destinate aiveicoli elettricie aisistemi di mobilità leggera, come biciclette e monopattini elettrici. Proprio per questo il nuovo regolamento europeo aggiorna la classificazione esistente, introducendo categorie specifiche che riflettono meglio la realtà attuale.

Parallelamente vengono rafforzati isistemi di controllo,tracciabilitàeresponsabilità dei produttori, chiamati a garantire una gestione corretta delle batterie anche dopo la loro immissione sul mercato.

Le difficoltà da affrontare
L’adeguamento normativo rappresenta certamente un passo avanti, ma non mancano alcuni aspetti che richiedono particolare attenzione.

Uno dei punti più delicati riguarda il raggiungimento degli obiettivi di raccolta previsti dall’Europa. Per ottenere risultati concreti sarà necessarioaumentare il coinvolgimento dei cittadini,potenziare i punti di conferimentoemigliorare il coordinamentotra amministrazioni pubbliche, operatori privati e soggetti che si occupano del recupero dei materiali.

Un altro elemento riguarda il rischio di applicazioni non uniformi delle norme. Le regole possono produrre benefici reali soltanto se vengono interpretate e applicate in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale.

A questo si aggiunge una questione più ampia, che riguarda la politica industriale europea. La crescita del settore richiederà investimenti, impianti adeguati e una strategia comune capace di valorizzare le materie prime recuperate attraverso il riciclo.

Che fine fanno le batterie che conferiamo?
Quando un cittadino deposita una batteria esausta nell’apposito contenitore, tende a pensare che il proprio compito sia concluso. In realtà da quel momento inizia un percorso articolato che coinvolge diversi operatori specializzati.

Una volta riempiti, i contenitori vengono ritirati e trasferiti presso impianti di selezione. Qui avviene una prima fase di pulizia durante la quale vengono eliminati tutti i materiali estranei conferiti insieme alle batterie.

Successivamente le batterie vengono suddivise in base alla loro composizione chimica. Si tratta di un passaggio fondamentale perché ogni tipologia richiede trattamenti differenti.

Dopo la selezione si procede alla frantumazione dei materiali e alla separazione delle diverse componenti. Metalli come ferro, alluminio e rame vengono recuperati e destinati a nuovi utilizzi industriali.

Particolarmente importante è il trattamento della cosiddettamassa nera, il materiale che costituisce il nucleo interno della batteria e che contiene elementi preziosi come litio e cobalto.

Il vero punto critico: la raccolta
Nel 2025 l’Italia ha raggiunto un livello di raccolta pari al31%delle batterie immesse sul mercato. L’obiettivo previsto dalla normativa europea è però molto più elevato: entro il 2030 la percentuale dovrà raggiungere il73%.

Questo significa che milioni di batterie continuano a rimanere inutilizzate nelle abitazioni, dimenticate nei cassetti o conservate insieme a dispositivi non più utilizzati.

Informazione e consapevolezza
La nuova normativa riconosce l’importanza dellacomunicazionecome strumento indispensabile per migliorare i risultati della raccolta.

Per raggiungere questo risultato sarà necessarioinvestire nella diffusione delle informazioni, aiutando le persone a comprendere che una batteria non rappresenta un semplice rifiuto, ma una fonte di materiali che possono essere recuperati e riutilizzati.

Un tassello fondamentale dell’economia circolare
Le batterie sono destinate ad assumere un ruolo sempre più importante nella nostra vita quotidiana.

Le nuove regole europee segnano un passaggio importante verso un modello più sostenibile, nel quale il valore dei materiali viene preservato il più a lungo possibile e il concetto stesso di rifiuto lascia spazio a quello di risorsa recuperabile.

Per approfondire in che modo questa evoluzione normativa influenza lagovernancedi questa particolare categoria di rifiuti, capire quali sono gli elementi di discontinuità introdotti e quali sono le aspettative e gli obiettivi della filiera, abbiamo realizzato una apposita puntata diDiamo Voce all’AmbienteintervistandoLaura Castelli,presidente CDCNPA – Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatoricon la quale abbiamo cercato di capire meglio il quadro che disciplina l’intero ciclo di vita delle batterie: dalla progettazione, all’utilizzo, sino alla raccolta e al riciclo.

Per visionare l’intera intervista si rimanda alla nostra puntata: “La filiera delle batterie e degli accumulatori e l’adeguamento al regolamento Ue”.



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