Risorse e rifiutiSostenibilità

WAS Report 2020: cambiano i modelli di business dei rifiuti

L’annuale WAS Report di Althesys evidenzia come il settore della gestione dei rifiuti e del riciclo stia vivendo una fase di grande trasformazione con al centro l’innovazione e la convergenza settoriale. Cresce il valore della produzione, che sfiora i 12 miliardi, aumentano la quota di mercato dei maggiori player (+6,4%) e gli investimenti (+4%).

Lo evidenzia ilWAS Annual Report 2020, l’annuale Rapporto sull’industria italiana del gestione dei rifiuti e del riciclo, del think- tankWASdi Althesys,dedicato all’analisi della filiera produzione-consumo del waste management e del riciclo con un approccio integrato, che unisce la prospettiva aziendale e industriale a una visione di sistema, presentato il 2 dicembre nel corso di un webinar, in direttastreaming trasmessa daRicicla TV.

Nel 2019 le maggiori 230 aziende delwaste management (raccolta, trattamento, smaltimento e selezione rifiuti urbani)hanno registrato un valore di produzione pari a11,7 miliardi di euro, con un aumento dei rifiuti gestiti (+6,4%) e degli investimenti (+4,1%), rispetto al 2018.

“Il waste management sta vivendo una fase di grande trasformazione-ha sottolineato sottolineatoAlessandro Marangoni, coordinatore delWASe Amministratore delegato di Althesys, Società professionale indipendente specializzata nella consulenza strategica e nello sviluppo di conoscenza, che opera nei settori chiave di ambiente, energia, infrastrutture e utility, sui quali assiste imprese e istituzioni–Le convergenze sviluppate dalle utility con settori diversi sarebbero state impensabili anche solo qualche anno fa. Al centro di questo cambiamento ci sono due elementi: da un lato l’innovazione, che sta trasformando l’attività delle aziende da semplice raccolta rifiuti a processo di recupero di materiali. Questo crea nuovi business, sui quali le grandi aziende puntano, come mostrano i dati sugli investimenti, in aumento nonostante un quadro economico molto difficile. Dall’altro, la convergenza settoriale, che consente all’industria della gestione dei rifiuti di poter dialogare, assai più che in passato, con grandi realtà industriali nell’obiettivo dell’economia circolare”.

Il quadro nazionale
Anche nel 2019 sono soprattutto i maggiori player a far crescere il mercato, nonostante il quadro macroeconomico debole. I rifiuti gestiti dalle Top 120 si sono attestati su 26,5 milioni di tonnellate, con unaumento del 6,4%sull’anno precedente.Crescono anche gli investimenti (+4,1%rispetto al 2018), pari a circa535 milioni di euro.

LeTop 120– pubbliche e private che coprono il 56% dei Comuni italiani, che servono circa il 70% degli abitanti e raccolgono il 76% dei rifiuti urbani –hanno investito il 5,7% del loro valore di produzione, mezzo punto in più rispetto all’anno precedente. Ancora maggiore è l’incidenza per le aziende ditrattamento e smaltimento, checrescono del 12,5%.Il60% degli investimenti è stato destinato alla realizzazione di nuovi impiantie al miglioramento di quelli esistenti.

Un dato che trova conferma nel Was Report di quest’anno è l’eterogeneità del quadro italiano: ladistanza tra la primadelle 120 aziende per valore della produzione (multiutility con circa 1,2 miliardi di euro nel 2019 solo nel waste) el’ultima(monoutility locale con meno di 10 milioni)è infatti molto ampia. Il 30% delle Top 120 opera nelle aree del Nord Ovest, il 25% nel Centro, il 21% nel Sud e Isole, il 18% nel Nord Est; solo il 6% è attivo a livello nazionale.
La raccolta differenziata media aumenta dell’1,7%i, passando dal 63% al 64,7%, rispetto ad un dato nazionale che era nel 2018 del 58,1%.

PerFilippo Brandolini,Vicepresidente diUtilitaliaintervenuto alwebinar, sono fondamentali “una gestione industriale dell’intero ciclo dei rifiuti, così come la realizzazione di impianti, indispensabili per il riciclo e per minimizzare il ricorso allo smaltimento in discarica – soprattutto al Centro-Sud – e il superamento delle frammentazioni gestionali”.

“Tutto il sistema della raccolta sta andando verso una complessità maggiore e ha bisogno di un’organizzazione industriale– ha sottolineatoChicco Testa, Presidente di FISE-Assoambiente che ha ribadito la necessità già segnalata che l’Italia abbia unProgramma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti.

Valorizzazione del rifiuto
L’innovazione tecnologica in un’ottica di economia circolare è dunque lo strumento che sta cambiando il volto all’intero comparto del waste, che oggi per la prima volta può confrontarsi con altri settori nell’obiettivo comune del recupero dei materiali.La figurache lavora nelle nuove utility impegnate nella filiera del waste management, dunque, è sempre meno netturbino e sempre più tecnico specializzato nella selezione e valorizzazione del rifiuto. È proprio questa la fase più dinamica, quella che sta evidenziando i risultati migliori, con il consolidamento di vari gruppi attivi in diverse fasi della value chain, dalla raccolta fino al riciclo.

I maggiori 110 player operanti nella selezione di carta, plastica, metalli, legno, vetro, FORSU e RAEE, aventi volume d’affari superiore ai 5 milioni di euro, hanno registrato unvalore della produzione di 2,3 miliardi di euro (+4% sul 2018), e un EBITDA di 269,5 milioni (+3% sul 2018). Il 60% delle aziende opera nel Nord Italia, in particolare in Lombardia e Veneto.

Le infinite vie del riciclo
Materiali, filiere, processi e player diversi compongono l’ampio mosaico dell’industria del riciclo, conCarta, Plastica, FORSU, RAEE e pannelli fotovoltaicial centro di questa edizione del WAS.

La gestione della FORSU (il materiale raccolto dalla differenziata dell’organico) è considerata strategica esta creando nuove opportunità grazie alla trasformazione inbiogasebiometano. Un’analisi dell’evoluzione impiantistica su un campione di 37 impianti, rappresentativo del 45% della capacità di trattamento, evidenzia il progressivoabbandono del trattamento meccanico-biologico(TMB) afavore del compostaggioe dell’integrazione con la produzione di biogas e biometano.
In parallelo, l’innovazione sta rendendo il comparto più diversificato anche in termini di operatori, con l’intensificarsi della presenza di iniziative sperimentali nella produzione dibiofuel,idrogenoebioplastiche.

Anche per i comparti dimacerieplastiche, nonostante la volatilità dei mercati e i fattori geopolitici, si aprono nuove prospettive grazie alle opportunità del riciclo chimico e al ripensamento dei modelli di raccolta.
L’aumento dei quantitativi diapparecchiature elettriche ed elettronichee la crescente diffusione di pile e accumulatori per numerose applicazioni sta gradualmente mutando anche i mercati dei rispettivi rifiuti. Le filiere dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) e rifiuti di pile e accumulatori (RIPA) stanno dunque progressivamente convergendo, trainate dall’innovazione tecnologica e dalla digitalizzazione dei processi.
In questo contesto, il futuro riserva sfide impegnative: la diffusione di nuove tecnologie e materiali, l’aumento dei volumi prodotti dovuto all’elettrificazione dell’automotive e alla diffusione delle energie rinnovabili comporteranno infatti una trasformazione profonda.

Infine, ultimo ma non per importanza, il riciclo deipannelli fotovoltaici.Il mercato della gestione dei moduli a fine vita, oggi ancora contenuto,esploderà dopo il 2030.Il parco italiano è relativamente anziano e il progresso tecnologico ne accelera l’obsolescenza, rendendo cruciale la gestione del fotovoltaico a fine vita. L’evoluzione del mercato si dovrà, però, confrontare con un quadro normativo ancora critico a causa di stratificazioni legislative e a misure non del tutto coerenti, con la questioneEnd of Waste, cruciale per il funzionamento della filiera, ancora aperta.

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