22 Gennaio 2022
Circular economy Fiere e convegni Risorse e rifiuti

Utilitalia: gli impianti di trattamento dei rifiuti non sono sufficienti

Secondo uno Studio di Utilitalia, presentato a ECOMONDO, che ha preso in esame l’attuale situazione impiantistica in Italia, i rifiuti viaggiano troppo dal Centro-Sud al Nord e rimangono insufficienti, soprattutto per il trattamento dell’organico, alla luce dei nuovi obiettivi previsti al 2035 dalle nuove Direttive sui rifiuti del Pacchetto UE sull’economia circolare.

Nel corso del Convegno “Il fabbisognonazionale di trattamento dei rifiuti: strategie politiche e industriali per la chiusura del ciclo e il raggiungimento degli obiettivi in materia di economia circolare”, svoltosi a Fiera di Rimini nell’ambito di ECOMONDO 2019 e organizzato da Utilitalia, la Federazione che riunisce le aziende dei servizi pubblici dell’Acqua, dell’Ambiente, dell’Energia Elettrica e del Gas, con l’obiettivo di un momento di riflessione e confronto tra istituzioni e operatori sul fabbisogno (europeo e nazionale) di trattamento dei rifiuti, è stato presentato uno studio che presenta la situazione impiantistica attuale e al contempo quella necessaria allo scenario 2035.

La data scelta è ovviamente quella in cui scatteranno gli ambiziosi obiettivi di riciclaggio dei rifiuti urbani e di riduzione dei conferimenti in discarica previsti dalle nuove Direttive sui Rifiuti, nell’ambito del Pacchetto legislativo sull’economia circolare.

Secondo lo Studio “Il fabbisogno nazionale di trattamento dei rifiuti”, presentato da Luca Mariotto, Direttore della Sezione Ambiente di Utilitalia, gli attuali impianti in Italia sono numericamente insufficienti e mal distribuiti sul territorio, costringendo il nostro Paese a ricorrere in maniera ancora eccessiva allo smaltimento in discarica.

Nel 2017 in Italia secondo quanto riportato nello studio di Utilitalia che ha utilizzato i dati dell’ultimo Rapporto sui Rifiuti Urbani dell’ISPRA, dei 29,6 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (500mila in meno rispetto al 2016, ben 2 milioni di tonnellate sono state trattate o smaltite in Regioni diverse da quelle di produzione.

Il flusso si è diretto principalmente dal Centro-Sud verso il Nord (il 7% dei rifiuti urbani) che ha importato il 12% dei rifiuti urbani, pari a 1.680.000 di tonnellate (più 3%) e conferito in discarica il 10%. Il Centro ha esportato il 16% dei rifiuti (pari a oltre 1 milione di tonnellate), avviandone a discarica il 36%. Il Sud ha invece esportato il 7% dei rifiuti urbani, mentre è finito in discarica il 29%.

Il problema non è solo di capacità installata, ma soprattutto di dislocazione geografica – ha dichiarato, Filippo Brandolini, Vice-presidente di Utilitalia – Serve una strategia nazionale per definire i fabbisogni che operi un riequilibrio a livello territoriale, in modo da limitare il trasporto fra diverse regioni e le esportazioni, abbattendo le emissioni di CO2. Ecocerved ha stimato che nel 2016 i viaggi dei rifiuti italiani sia urbani che speciali sono stati pari a 1,2 miliardi di km”.

Nel 2017, sono state raccolte 6,6 milioni di tonnellate di organico (100mila tonnellate in più rispetto al 2016), di cui circa 1,3 milioni sono migrate principalmente dal Centro-Sud verso il Nord, pari al 22% dei rifiuti raccolti per questa categoria, un aumento di 200mila tonnellate (pari al 5% in più). Inoltre, ci sono anche i trasferimenti tra Regioni limitrofe per una quantità pari a 400mila tonnellate.

Nel 2017, oltre agli indifferenziati, sono state smaltite negli inceneritori 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani trattati (vale a dire sottoposti a trattamento meccanico e biologico e per questo riclassificati come rifiuti speciali). Circa 650mila tonnellate (50mila in più dell’anno prima) sono state trattate in Regioni diverse da quelle di produzione, sempre con flusso dal Centro-Sud verso il Nord (pari al 23% del trattato), ed anche in questo caso ci sono state migrazioni di rifiuti fra Regioni limitrofe per 250mila tonnellate.

Pur essendo il sistemadi trattamento dei rifiuti con il maggiore impatto ambientale, soprattutto per le emissioni di CO2, le discariche hanno ancora accolto 6,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, di cui 600mila tonnellate sono state trattate in Regioni diverse da quelle di produzione, principalmente dal Centro verso il Nord, mentre quelle per un totale 220mila tonnellate sono state esportate in regioni limitrofe.

La vita residua delle discariche non arriva a 10 anni: per il Nord si prospettano ancora 8-9 anni; per il Centro 7-8 anni; per il Sud 3-4 anni. Al momento l’Italia avvia a discarica una media del 23% dei rifiuti urbani trattati, mentre l’Unione Europea ci impone di scendere al di sotto del 10% entro il 2035. Con tale livello di conferimento saremo di fronte a scegliere: costruire nuovi impianti o continuare a portare la spazzatura in discarica, sottoponendo il nostro Paese a nuove procedure di infrazione.

Secondo lo studio di Utilitalia, che tiene conto dei target fissati dal Pacchetto UE sull’economia circolare al 2035 (in particolare del raggiungimento del 65% di riciclaggio e dell’uso della discarica per una quota al massimo del 10%), considerando la capacità attualmente installata, se si vuole annullare entro quella data l’export tra le macro-aree del Paese, il fabbisogno impiantistico ammonta a 5,3 milioni di tonnellate.

Nello specifico:
– il Nord risulta autosufficiente per la termovalorizzazione e in debito di 200mila tonnellate per l’organico;
– il Centro avrebbe bisogno di termovalorizzare 900mila tonnellate e di trattare 1,1 milioni di tonnellate di organico;
– al Sud servirebbe termovalorizzare 400mila tonnellate e trattare 1,5 milioni di tonnellate di organico; per la Sicilia il debito sarebbe di 500mila tonnellate di incenerimento e 700mila tonnellate di organico; la Sardegna sarebbe invece autosufficiente sia per l’organico che per la termovalorizzazione. Il tutto limitandosi all’universo dei rifiuti urbani e senza tener conto dei rifiuti speciali, la cui filiera risulta anch’essa in sofferenza.

L’Italiaha urgentemente bisogno di nuovi impianti soprattutto per il trattamento della frazione organica, in mancanza dei quali non sarà possibile raggiungere i target UE che, ricordiamolo, nel 2024 saranno introdotti anche per i rifiuti speciali – ha sottolineato Brandolini, nel tirare le conclusioni – Nei prossimi anni si prevede un considerevole aumento della raccolta differenziata, che si tradurrà in un incremento degli scarti di lavorazione e dei rifiuti organici da trattare. Già ora in Italia e in Europa l’industria del riciclo denuncia che la carenza di sbocchi per gli scarti sta mettendo seriamente a rischio la possibilità di riciclare i rifiuti. Senza impianti di digestione anaerobica e senza termovalorizzatori non si chiude il ciclo dei rifiuti. A questo proposito risulta sempre più evidente la necessità di una strategia nazionale dei rifiuti, che guidi il processo di transizione verso l’economia circolare”.

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