22 Settembre 2021
Biodiversità e conservazione Fauna

Uccelli: il lockdown ha reso la loro presenza più visibile

Uno studio sugli uccelli condotto da ricercatori spagnoli confuta la percezione dell’immaginario collettivo che durante il blocco imposto dalla pandemia la natura si sia riappropriata dei suoi spazi, bensì è stata solo più visibile, anche a seguito del mutato atteggiamento delle persone durante i mesi di confinamento.

Non è vero che durante i periodi di lockdown correlati alle misure di contenimento della pandemia di Covid-19 la natura si è ripresa i suoi spazi e ha invaso le città, bensì è solo stata più visibile.

È quanto emerge dallo StudioRapid behavioural response of urban birds to Covid-19 lockdown”, pubblicato sul numero del 10 marzo 2021 di Proceedings of the Royal Society – Biological Sciences, una due prestigiose Riviste della Royal Society, l’Associazione accademica britannica, che dedica studi e ricerche alle scienze biologiche, e condotto da un un gruppo di ricercatori spagnoli, coordinati dall’Istituto Ornitologico Catalano (ICO) di Barcellona.

Secondo gli autori, che la biodiversità sia minacciata dalla crescita delle aree urbane è un fatto indiscutibile, tuttavia non è ancora adeguatamente conosciuto come gli animali possano affrontare e adattarsi a queste trasformazioni rapide e drammatiche degli ambienti naturali. La pandemia di Covid-19 offre un’occasione unica per svelare i meccanismi coinvolti in questo processo, dal momento che le misure di blocco imposte nella maggior parte dei Paesi stanno determinando una riduzione senza precedenti delle attività umane, offrendo un ambiente di sperimentazione per valutare gli effetti dello stile di vita umano sulla biodiversità. 

Lo studio si è concentrato sulla reazione degli uccelli alla chiusura delle attività umane, utilizzando oltre 126.000 registrazioni di uccelli, raccolte da un progetto di citizen science (vi hanno partecipato oltre 400 ornitologici volontari) svoltosi nel nord-est della Spagna. 

Sono stati selezionate 16 specie di uccelli più comuni che sono presenti tutto l’anno negli ambienti urbani della regione catalana, tra cui il verdone (Chloris chloris), il colombaccio (Columba palumbus), la cinciarella (Cyanistes careruleus), la gazza (Pica pica), il verzellino (Serinus serinus) e il merlo (Turdus merula).

I dati raccolti durante il blocco della primavera 2020 sono stati poi confrontati con i dati storici (2015-2019) per le stesse popolazioni di uccelli, nelle stesse aree urbane, giungendo alla conclusione che gli uccelli studiati non avevano aumentato la loro presenza, ma erano diventati, ad eccezione degli storni (Sturnus spp), più attivi al mattino presto, indicando la loro risposta a città più tranquille e meno affollate e mostrando, al contempo, un’elevata capacità di adattamento comportamentale a nuove condizioni ambientali.

Variazione della probabilità di rilevamento nel corso della giornata per ciascun gruppo di dati (quelli raccolti durante il lockdown, quelli raccolti storicamente nei siti urbani e non urbani). Le aree ombreggiate rappresentano gli intervalli di confidenza del 95% (illustrazione di Martì Franch/ICO). Fonte: Proceedings of the Royal Society

La nostra scoperta è rilevante perché durante il blocco ci sono state osservazioni ‘insolite’ di animali nelle aree urbane che hanno determinato nell’immaginario collettivo l’idea che ‘la natura stava riprendendo il suo spazio’ – ha spiegato Òscar Gordo, biologo dell’ICO e principale autore dello Studio – Durante il blocco, le persone hanno prestato molta più attenzione del solito all’ambiente circostante le loro case e sono rimaste stupite della straordinaria biodiversità che vive vicino a loro“. 

I ricercatori hanno ipotizzato, infatti, che la percezione di una maggior presenza della natura sia stata probabilmente indotta dal loro mutato atteggiamento nei suoi confronti.

A supporto di tale ipotesi, ricordiamo che per l’annuale concorso dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) che lo scorso anno ha avuto per tema “REDISCOVER Nature” (Riscopri la Natura) c’è stato l’invio di numero record di fotografie che si sono concentrate sull’esplorazione e sulla cura delle meraviglie della natura intorno a noi, attività che sono state di grande beneficio per molti in tutta Europa durante i mesi di confinamento.

Spetta a noi rendere le città più amiche degli uccelli, oltre la crisi del Covid-19 – hanno concluso i ricercatori – I problemi riscontrati dagli uccelli nella loro comunicazione e salute sono simili a quelli vissuti da noi stessi. Pertanto, se rendiamo le nostre città più ospitali per gli uccelli e la natura, ne trarremo sicuramente beneficio anche noi”.

In copertina: Cinciarella (Fonte: Creative Commons – CC BY-SA 4.0)

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