I dati estrapolati dal Rapporto Montagne Italia 2025 dell’UNCEM e riferiti al 2023, svelano che il turismo contribuisce in media per il 6,7% al prodotto interno lordo annuo delle montagne del nostro Paese, seppur con notevoli differenze tra le varie aree, a conferma di un quadro variegato fatto di eccellenze e di territori ancora in ritardo.
Il turismo vale il 6,7% del PIL delle montagne italiane.Nelle Alpi e negli Appennini vi sono 19,3 posti letto alberghieri ed extralberghieri ogni 100 abitanti. Il numero di presenze (pernottamenti) registrate nel corso di un anno negli esercizi alberghieri ed extralberghieri è in media di 1200 ogni 100 abitanti. La durata media delle permanenze, dividendo il numero delle presenze per quello degli arrivi, cioè dei turisti, è di 3,1 giorni di permanenza.
Il 90% degli intervistatidaIPSOS sulRapporto Montagne Italia 2025, realizzato daUNCEM(Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) nell’ambito delProgetto italiaedel Dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio dei Ministri per descrivere come si manifesta la contemporaneità nelle montagne italiane tra criticità, opportunità e nuovo protagonismo. ritiene le aree montane italiane “un’importante attrattiva per i turisti”.Per il 56% è un luogo dove vivere.
Nell’estate dell’aumento dei flussi verso le montagne italiane, il Rapporto fa un quadro in tutte le aree montane del Paese. Alpi e Appennini sono suddivisi in387 “comunità territoriali”, aree omogenee di Comuni che già lavorano insieme in strategie e piani di sviluppo locale. Il riferimento ai dati del Rapporto è il 2023. Nelle Alpi e negli Appennini vi sono 19,3 posti letto alberghieri ed extralberghieri ogni 100 abitanti. Il numero di presenze (pernottamenti) registrate nel corso di un anno negli esercizi alberghieri ed extralberghieri è in media di1200 ogni 100 abitanti. Ladurata media delle permanenze, dividendo il numero delle presenze per quello degli arrivi, cioè dei turisti, è di 3,1 giorni di permanenza.
Il Rapporto fa una analisi complessiva dei sistemi montani, nei quali il turismo non sarebbe possibile senza agricoltura e senza gestione dei versanti.
“Il turismo c’è perché ci sono paesi e comunità– ha evidenziatoMarco Bussone, Presidente nazionale UNCEM –È importante e in crescita. È a nostro giudizio sbagliato parlare di overtourism nella montagna. Possiamo piuttosto parlare di picchi in alcuni periodi dell’anno, di aumento di flussi in alcuni giorni e in poche aree. Ma non di overtourism. Come è invece necessario parlare di limiti, prima di tutto di chi affronta i territori per motivi ludico-sportivi. Uno dei limiti è non capire che nelle aree montane, più che nelle città e nelle coste, si va in sistemi complessi, ecologici e antropici. E che le comunità dei paesi, che non sono borghi turistici, sono fondamentali. Accolgono e sono decisivi per il turismo stesso. Evitarli, pensare non ci siano, è assurdo e inopportuno. Chi sale non porti tutto da casa. Compri in valle, faccia vivere quei negozi e quei bar. Non chiediamo assistenzialismo, ma buonsenso e incontro. Comunione con le comunità dei territori. Che sono la vita delle montagne stesse”.
I dati complessivi della Montagna italiana nel Rapporto
Il Rapporto misura la consistenza della occupazione turistica in ciascuna Comunità Territoriale rappresentando semplicemente ilnumero totale di occupati. Nella classe nella quale il numero di occupati è maggiore si superano i 940 occupati per singola Comunità Territoriale; in quelle nelle quali il numero è minore non si raggiungono i 70 occupati per ciascuna Comunità Territoriale; il valore medio è di 650 occupati per singola Comunità Territoriale.

La Tav. 7.8 misura sul lato dell’offerta la dotazione di posti letto negli esercizi alberghieri ed extralberghieri (escluse quindi le seconde abitazioni private in proprietà o in affitto) di ciascuna Comunità Territoriale rapportandola alla consistenza della popolazione; nella classe dove la dotazione è maggiore si superano i 30 posti letto per 100 abitanti, in quella dove è minore abbiamo meno di un posto letto per abitante; la media è di 19,3 posti letto per 100 abitanti.
Sul lato delladomanda, il numero di presenze (pernottamenti) registrate nel corso di un anno negli esercizi alberghieri ed extralberghieri (escluse quindi le seconde abitazioni private in proprietà o in affitto) di ciascuna Comunità Territoriale rapportandola alla consistenza della popolazione, nella classe dove lle presenze sono più numerose si superano le 1.400 presenze (pernottamenti) per 100 abitanti, in quella dove sono meno numerose abbiamo meno di 24 presenze per abitante; la media è di circa 1.200 presenze per 100 abitanti.
Sempre sul lato della domanda, la durata media delle permanenze, dividendo il numero delle presenze per quello degli arrivi, cioè dei turisti, nella classe dove la durata è maggiore si superano le 4 giornate di durata media, in quella dove è minore abbiamo meno di due giornate per ciascuna vacanza; la media è di 3,1 giorni di permanenza.
L’’incidenza percentuale del valore aggiunto della filiera turistica (considerando quindi il complesso delle attività che concorrono direttamente o indirettamente alla produzione dei servizi di accoglienza e di ospitalità) sul totale del valore aggiunto di ciascuna Comunità Territoriale, ovvero la misura più significativa della importanza del turismo nella economia locale, nella classe dove la incidenza è maggiore il turismo concorre per circa l’11% e oltre al PIL;, in quella questa incidenza è minore si arriva a poco più dell’1% del PIL totale; la incidenza media è di circa il 6,7% del PIL, in linea con il valore medio nazionale.
I numeri nelle Comunità Territoriali descritti nel Rapporto
Nel dettaglio, il territorio con lamaggiore “occupazione turistica” è in Alto Adige, provincia di Bolzano: l’area di Villabassa (Alta Pusteria), con12.849 occupati nella filiera turistica su 84mila abitanti. Numeri molto rilevanti, nella zona delLago Braies. Sul “podio” del numero di occupati nel turismo vi sono altre due aree dell’Alto Adige: la Comunità territoriale diVeranoe quella diTires. A seguire, leDolomiti Bellunesi. Alfondo dell’elenco, sempre sul fronte dell’occupazione nel turismo, vi sono tre zone montane delle isole e del Mezzogiorno:Bassa Valle del Tirso e Grighine(Sardegna),Vette dei Nebrodi(Sicilia), Locride.
Le Dolomiti hanno la meglio sull’incidenza percentuale del valore aggiunto della filiera turistica sul totale del valore aggiunto di ciascuna Comunità Territoriale. Podio nel Rapporto Uncem tre aree del Trentino, ovvero leComunità Territoriali di Trento(72%), Soraga di Fassa (62%), Tires(59%). Buoni i numeri dell’area diTenno(Trentino), dellaElimo Ericini(Sicilia) e ancora in Trentino della Comunità TerritorialeVillabassa Alta Pusteria. In63 Comunità Territoriali montane descritte nel Rapporto, l’incidenza è sotto l’1%.“Più in basso” troviamo le aree del Monte Mauro (Molise), Gerrei (Sardegna), Krimisa (Calabria), e della Bassa Valle del Tirso e Grighine (Sardegna).
Sui posti letto alberghieri ed extralberghieri, troviamo numeri altissimi a Soraga di Fassa, Trentino-Alto Adige, con 254, seguita dall’area Walser Monte Rosa in Val d’Aosta con 239. Seguono l’Unione Montana del Baldo-Gardain Veneto (220), laComunità Territoriale di Spormaggiore(nel Parco Adamello-Brenta, in Trentino-Alto Adige) con 197 posti letto ogni 100 abitanti, seguita dall’area Valdigne-Mont-Blancin Valle d’Aosta con 170. Bene anche l’Alta Val Susacon 149 enel Mezzogiorno la Comunità Montana Lambro Mingardo.
Per quanto riguarda lepresenze turistiche(numero pernottamenti nell’anno negli esercizi alberghieri ed extralberghieri, escluse quindi le seconde abitazioni private in proprietà o in affitto, di ciascuna Comunità Territoriale rapportati alla consistenza della popolazione), in testa troviamo le Comunità Territoriali diSoraga di Fassa(30mila), Spormaggiore(27mila), l’area delBaldo-Garda(19mila), di Luserna(13mila), di Vermiglio(12mila).
La durata media delle permanenze, ottenuta nel Rapporto dividendo il numero delle presenze per quello degli arrivi, cioè dei turisti, vede con ottimi numeri l’Alto Maceratese, nelle Marche, con13 giorni di durata media. Seguono l’area dellaComunità Territoriale del Versante Ionico, inCalabria, poi Terre di Castelli in Emilia Romagna, l’Area Grecanica e la Sila Greca in Calabria,il Metauro nelle Marchee laComunità montana Lambro e Mingardo in Campania.
