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Territori: le disuguaglianze aumentano o non si riducono

Il Rapporto Territori 2025 dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) evidenzia comea10 anni dall’adozione dell’Agenda 2030 il percorso del Paese verso un governo sostenibile capace di supportare le trasformazioni territoriali stenta ad affermarsi, e che, quindi, bisogna rivolgersi ai territori, realtà più o meno piccole che possono dare lo slancio a questo percorso.

Tra il 2010 e il 2024 le disuguaglianze tra le Regioni italiane in termini di sviluppo sostenibile aumentano o non si riducono, a fronte di una tendenza generale insoddisfacente, che vede oggi il nostro Paese in una posizione simile, se non peggiore, a quella del 2010 per 10 obiettivi sui 17 dell’Agenda 2030.

È quanto emerge dalVI Rapporto“I Territori e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Obiettivi globali, soluzioni locali” dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), presentato l’11 dicembre 2025 presso la sede del Cnel e realizzato grazie al supporto incondizionato diAXA ItaliaeFedercasse, che illustra lo stato e la dinamica dei territori italiani negli ultimi 14 anni, attraverso circa 100 indicatori elementari e indici compositi, mettendo in luceprogressi,criticità e persistenti divari territoriali rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile.

A 10 anni dall’adozione dell’Agenda 2030, iprogressi globaliverso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) sono decisamente insufficienti:meno del 20%dei Target verrà raggiunto, mentre una quota rilevante è in stallo o in regressione. Povertà estrema, insicurezza alimentare, carenze nell’accesso ad acqua, servizi igienici, energia e alloggi dignitosi restano diffuse, così come disuguaglianze di genere e lavoro informale.

Anche in Italia, come evidenziato nelRapportopresentato dall’ASviS lo scorso ottobre, gli indici di sviluppo sostenibile mostrano nell’ultimo anno unpeggioramento rispetto a quello precedente per 6 Obiettivi su 17(alimentazione; salute; acqua; disuguaglianze; ecosistemi terrestri; partnership) e un aumento solo per 3 (istruzione, parità di genere, clima).

Il quadro delineato dal Rapporto Territori e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile è estremamente preoccupante: dei 14 Goal di sviluppo sostenibile analizzabili a livello territoriale,solo per l’economia circolare(G12)si evidenziano miglioramenti diffusi(18 Regioni e Province Autonome su 21), mentrein quasi tutti i territori si ha un peggioramento per povertà(G1),risorse idriche(G6),disuguaglianze(G10),qualità degli ecosistemi terrestri(G15) egiustizia e istituzioni(G16). Tra le realtà più avanzate figurano laProvincia Autonoma di Trento, laValle d’Aosta, laLiguriae l’Umbria, per le quali appare realisticoil conseguimento di 12-13 obiettivi su 29, pari a circa il 43% del totale. All’opposto, in11 Regioni e Province autonome su 21 la quota di obiettivi potenzialmente raggiungibili scende sotto il 30%, delineando condizioni decisamente più critiche. Considerando invece gli obiettivi dai quali i territori si stanno progressivamente allontanando,10 Regioni mostrano arretramenti su circa il 30% dei target analizzati. Le performance migliori si riscontrano inPiemonte,Liguria,Emilia-Romagna,ToscanaePuglia, che registrano unallontanamento limitato al 17% degli obiettivi(LeSchededelle Regioni).

Un quadro altrettanto disomogeneo emerge nelleCittà metropolitane. Le situazioni più favorevoli si osservano aTorino,Milano,BolognaeFirenze,in grado di conseguire il 43% degli obiettivi analizzati. Lo scenario peggiora quando si considerano i target che non verranno né raggiunti né avvicinati: con l’eccezione di Milano e Firenze, che restano comunque al 43%,tutte le altre Città metropolitane mostrano andamenti negativi o progressi insufficienti per almeno la metà degli obiettivi. Particolarmentecritichele condizioni diVenezia,NapolieReggio Calabria, dove la quota di obiettivinon raggiungibili supera il 70%.

“Il Rapporto Territori lancia un segnale inequivocabile: le politiche attuate negli anni passati e il PNRR non sono stati in grado di accelerare lo sviluppo sostenibile in gran parte del Paese e di ridurre le distanze tra i diversi territori– ha affermatoEnrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS– È necessario mettere al centro delle politiche nazionali e locali il tema del governo del territorio finalizzato a rendere coerenti le azioni per la rigenerazione urbana, la decarbonizzazione dei trasporti, il miglioramento della qualità dell’aria, l’adattamento climatico e la prevenzione del dissesto idrogeologico e la riduzione dei rischi naturali e antropici, compresi quelli legati agli impianti industriali a rischio di incidente. Le proposte dell’ASviS per orientare le politiche territoriali e urbane verso lo sviluppo sostenibile, frutto del lavoro di centinaia di esperti, possono rappresentare la base per azioni decise a valere sui fondi europei e nazionali, per dare al Paese la spinta allo sviluppo necessaria dopo la fine del PNRR”.

Perrilanciare i territori, l’ASviS propone in primo luogo dirafforzare le capacità amministrative e progettuali,semplificare i sistemi di finanziamento,adottare indicatori di risultato chiariefavorire la collaborazione tra Stato ed enti locali. Particolareattenzione va riservata alle aree montane e interne, conincentivi per il lavoro, laresidenzialitàe ilrecupero del patrimonio edilizio, sostenendo il “neopopolamento” di giovani e nuove famiglie.

Per le città, ASviS sottolinea la centralità di unarigenerazione delle periferie basata su pianificazione metropolitana,reti ecologicheegovernance multilivello, sostenuta da unalegge quadro nazionale sul governo del territorio, dal rilancio delComitato Interministeriale per le Politiche Urbane(CIPU) per ladiffusione delle Agende urbane di sviluppo sostenibile. Inoltre, va predisposto quanto prima ilPiano per l’attuazione della Legge europea su Nature Restorationche impone dipreservare e incrementare gli spazi verdi urbani, favorendo la biodiversità e i servizi ecosistemici.Infine, l’ASviS sollecita nuove politiche abitative percontrastare la “gentrificazione”egarantire equità sociale, con fondi stabili per affitti, incremento dell’edilizia residenziale pubblica, sostegno agli studenti e alle studentesse e strumenti per rendere gli immobili abbandonati risorsa per la comunità.

La cartina delle 30 buone pratiche (Fonte: ASVIS)

L’ASvis mostra anche come negli ultimi anni si sia consolidato un ecosistema di iniziative che promuovonol’integrazione degli SDGs nelle politiche locali, con molte buone pratiche. Nel Rapporto è presente una selezione di30 buone pratiche ispirate all’Agenda 2030, scelte tra le oltre 220 candidature (con un incremento dell’80% rispetto al 2024) valutate positivamente da un’apposita Commissione alle quali è stato consegnato l’attestato “Buona pratica territoriale per un’Italia più sostenibile – 2025”. Questa crescita dimostra come la transizione sostenibile possa partire dai territori e tradursi in risultati concreti.

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