Biodiversità e conservazione

Specie esotiche invasive in UE: progressi nell’eradicazione ma…

Il rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) che riassume le attività di rendicontazione nazionale svolte tra il 2019 e il 2024 relative a 87 specie inserite nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale (piante, animali e altri organismi non autoctoni introdotti al di fuori del loro areale naturale che causano danni alla biodiversità e agli ecosistemi) evidenzia i progressi compiuti, ma la maggior parte sono ancora ampiamente diffuse.

Nell’UE sono state effettuate oltre 300 azioni di eradicazione rapida, di cui quasi due terzi si sono rivelate efficaci; tuttavia, le specie aliene invasive continuano a diffondersi e nuove introduzioni rimangono probabili.

A sottolinearlo è ilbriefing“Recent progress in managing invasive alien species in the EU”  che l’Agenzia Europea dell’Ambiente(EEA) ha pubblicato il 29 giugno 2026, che riassume irapporti nazionali che i Paesi membri devono presentare ogni 6 anni (2019-2024) sulla gestione delle 87 specie designatecome speciealiene invasive di interesse per l’Unione– piante, animali e altri organismi non autoctoni introdotti al di fuori del loro areale naturale che causano danni alla biodiversità e agli ecosistemi –  la cui diffusione richiede un’azione coordinata a livello europeo.

Dal report emerge chesono stati fatti progressi concreti, ma le specie aliene invasive sono ancora presenti in tutti gli Stati membri dell’UE, evidenziando la portata della sfida che resta da affrontare.

Per il periodo di riferimento sono 88 le specie incluse nell’elenco delle SAI:47 animali,40 piantee un’alga bruna. La maggior parte delle specie segnalate vive inambienti terrestri(47 specie) o d’acqua dolce(27 specie).Alcune sono presenti in entrambi gli ambientieuna vive in ambiente marino.

Le specie invasive non sono distribuite uniformemente. Ipunti critici si concentrano in aree densamente popolate, lungo i fiumi e in prossimità di importanti snodi di trasporto come i porti, e ilnumero di specie è generalmente più elevato nell’Europa meridionale e occidentale.

Numero di specie esotiche invasive di rilevanza unionale presenti nell’ambiente degli Stati membro (Fonte: EEA, 2026)

Le specie più diffuse nell’ambiente sono:
Tartaruga palustre(Trachemys scripta ), segnalata da 26 Stati membri;
Albero del paradiso(Ailanthus altissima ), segnalato da 24 Stati membri;
Balsamo dell’Himalaya(Impatiens glandulifera ), segnalato da 23 Stati membri;
Gambero di fiume americano(Pacifastacus leniusculus ), segnalato da 22 Stati membri;
Persico sole(Lepomis gibbosus ), segnalato da 22 Stati membri.
(Le specie sono riassunte nell’immagine di copertina)

Laddove le specie invasive arrivano, agire tempestivamente fa la differenza. Durante il periodo di riferimento, 23 Stati membri hanno attuato oltre 300 azioni di eradicazione rapida, il 60% delle quali ha avuto successo totale, parziale o temporaneo. Si tratta di un aumento significativo rispetto ai 14 Stati membri che avevano adottato tali misure nel periodo di riferimento precedente. Sono state inoltre implementate oltre 4.200 misure di gestione a lungo termine, di cui più della metà ha ridotto con successo i danni alla biodiversità.

I dati riportati dagli Stati membri dimostrano chesono stati compiuti progressi significativi nell’attuazione del Regolamentorecante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive”, entrato in vigore dal 1° gennaio 2015, che ha introdotto a scala unionale una serie di prescrizioni volte a proteggere la biodiversità e i servizi ecosistemici dagli impatti causati dalle specie esotiche invasive, per le quali i Paesi membri sono inoltre tenuti ad attivare un sistema di sorveglianza per il loro rilevamento precoce e la rapida rimozione in caso di identificazione.

Numero di Stati membri che hanno intrapreso misure di eradicazione e gestione rapide nel periodo di riferimento (Fonte: EEA, 2026).

Nonostante questi risultati, le specie aliene invasive continuano a diffondersi nell’UE ed è probabile che si verifichino nuovi arrivi. Per cui l’Agenzia sottolinea lanecessità di intensificare gli sforzi, soprattutto per contenere le specie già ampiamente diffuse.

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