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Riscaldamento globale: sotto i +2 °C con solo lo 0,4% del PIL globale

Presentato a Katowice il GECO 2018 del Centro Comune di Ricerca della Commissione UE che l’ha utilizzato come base per l’adozione della recente Strategia a lungo termine per ridurre il riscaldamento globale.

Nel corso dell’evento collaterale “What a low-carbon world really looks like in the next decades: Modelling tools used for long-term planning”, svoltosi il 13 dicembre 2018 alla COP24 che si mestamente concludendo e organizzato dalla Commissione UE con l’obiettivo di mostrare i modelli utilizzati per l’adozione della sua recente Strategia a lungo termine per zero emissioni al 2050 (“Un Pianeta pulito per tutti”), è stato presentato il “Global Energy and Climate Outlook 2018: Sectoral mitigation options towards a low emissions economy” (GECO 2018) del Centro Comune di Ricerca (JRC).

Secondo il JRC, per limitare l’aumento delle temperature globali, come indicato nell’Accordo di Parigi, a +1,5 °C, le emissioni globali di gas serra dovrebbero scendere a zero netto entro il 2065 e per i +2 °C arrestarsi entro il 2080.

Per raggiungere l’ambiziosa transizione verso un’economia a basse emissioni di gas a effetto serra compatibile con questi obiettivi di aumento di temperatura, sono necessari tagli significativi delle emissioni nei vari Paesi e settori.

Secondo il Rapporto, per limitare la variazione di temperatura a +2 °C, il sistema energetico globale e i modelli di consumo energetico dovrebbero subire una trasformazione profonda e accelerata per raggiungere nel periodo 2015-2050 tassi di decarbonizzazione annui globali del 6,1% e del 9,0%, rispettivamente per i +2 °C e +1,5 °C.

Le principali opzioni di mitigazione comprendono l’espansione dell’uso di fonti rinnovabili e un ruolo crescente dell’elettricità nell’energia che consumiamo. Più specificamente, l’aumento dell’uso delle fonti energetiche rinnovabili rappresenterebbe il 27% delle riduzioni delle emissioni, l’abbattimento delle emissioni non CO2 del 20%, il miglioramento dell’efficienza energetica del 17%, e l’elettrificazione della domanda finale di energia e dell’uso del suolo entrambi del 10%. Rimanere entro +1,5 °C richiederebbe intensi sforzi di mitigazione, in particolare nei decenni 2020-2040.

Lo scenario:
reference include le politiche climatiche ed energetiche che sono già in atto oggi attuate oggi;
NDC (Nationally Determined Contributions) incorpora gli impegni presi dai Paesi secondo quanto previsto dall’Accordo di Parigi, estesi oltre il 2030, ipotizzando lo stesso tasso di decarbonizzazione previsto per il periodo 2020-2030, ma ampliando progressivamente ia copertura a livello globale;
2 °C e 1,5 °C indicano il percorso di riduzione delle emissioni di gas serra in grado di limitare il riscaldamento globale alla fine del secolo, rispettivamente  a 2 °C e a 1,5 °C, come prevede l’obiettivo dell’Accordo di Parigi. (Fonte JRC)

I ricercatori del JRC hanno valutato le politiche di mitigazione e le misure da adottate per tutti i settori e le regioni dell’economia mondiale. Gli scenari presentati nello studio mostrano i percorsi per limitare il riscaldamento globale a +2 °C e per ridurlo ulteriormente entro la fine del secolo: percorsi tecnicamente possibili e compatibili con la crescita economica e con indicatori di sviluppo sostenibile più ampi, quali la qualità dell’aria, che contribuiscono al conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU al 2030, azione per il clima, energia pulita e buona salute.

Se è vero che per conseguire vantaggi ambientali, sociali e per il benessere umano sarebbe necessario aumentare gli investimenti, i costi complessivi per l’economia, tuttavia, sarebbero limitati (0,4% e 1,3% del PIL globale nel 2050 per raggiungere rispettivamente i 2 °C e gli 1,5 °C, meno dell’equivalente di una settimana di attività economica persa per un dato anno).

Le regioni a basso reddito manterrebbero alti tassi di crescita economica annua negli scenari compatibili con il riscaldamento globale al di sotto dei +2 °C e +1,5 °C, mentre i Paesi ad alto reddito avrebbero solo impatti moderati sulla crescita.

Sul lato della domanda, gli investimenti devono passare dalle tecnologie ad alta intensità di gas serra alle rinnovabili e alle infrastrutture energeticamente efficienti. Le incertezze chiave risiedono nel potenziale di alcune tecnologie a svolgere un ruolo in questo sforzo, vale a dire cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) e uso su larga scala di biomassa per la produzione di energia, con potenziali effetti collaterali sulla biodiversità (ndr: ma anche sull’uso dei suoli, con la conversione di vaste aree in coltivazioni di biomassa per impianti energetici, come ha sottolineato uno Studio pubblicato nello scorso agosto, condotto da un team di ricercatori internazionali coordinati dall’Università di Exeter).

Comunque, gli scenari considerati ( limitazione del global warming a 2 °C e a 1,5 °C) presuppongono, osservano i ricercatori, uno sforzo collettivo di tutti i Paesi e una revisione dei loro attuali impegni (NDC), sottoscritti nell’ambito dell’Accordo di Parigi.

 

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