11 Agosto 2022
Cambiamenti climatici Efficienza energetica Energia Fonti fossili Fonti rinnovabili

ING: la tecnologia da sola non basta a ridurre le emissioni

Una Ricerca della Banca olandese ING, che ha analizzato le possibilità di decarbonizzazione dei settori più emettitori di gas serra, afferma che le tecnologiche “verdi” sono in grado di ridurre al 2050 il 64% delle emissioni, ma dovranno essere attuate adeguate politiche per la loro implementazione.

Secondo la recente ricerca Technology, the climate saviour? The potential for technology to reduce energy related CO2 emissions”, condotta dalla ING, la tecnologia ha un potenziale significativo per la riduzione dei gas ad effetto serra e conseguire gli obiettivi climatici, ma avrà bisogno di politiche governative efficaci che consentano una crescita economica continua, assorbano gli aumenti della popolazione mondiale, diano risposte alle aspirazioni delle classi medie, riducano la dipendenza dalle fonti fossili e dall’energia nucleare.

Il colosso bancario olandese si era segnalato a la scorsa settimana alla COP24 per aver sottoscritto, assieme ad altre importanti gruppi bancari (la spagnola BBVA, le francesi BNP Paribas e Société Générale e la britannica Standard Chartered, che gestiscono nell’insieme un portafoglio di prestiti per 2,4 trilioni di euro), l’impegno a misurare l’allineamento dei prestiti concessi con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, finanziando la transizione verso un’economia decarbonizzata.

Il Rapporto, pubblicato il 12 dicembre 2018, analizza il potenziale impatto al 2050 dello sviluppo delle tecnologie “verdi”, in particolare quelle per l’efficienza energetica, l’elettrificazione e le energie rinnovabili, in 7 settori chiave: produzione di energia, industria pesante, immobiliare, veicoli leggeri (LDV), camion, trasporti marittimi e aerei.

Dall’analisi di ING risulterebbe che le tecnologie low carbon potrebbero contribuire a ridurre le emissioni annue di CO2 legate all’energia da 33 gigatonnellate a circa 12 gigatonnellate entro il 2050, con una contrazione  del 64%. Pertanto, la decarbonizzazione dell’economia con l’innovazione tecnologica potrebbe fornire attorno al 2050 l’apporto necessario per il conseguimento dell’obiettivo dell’Accordo.

Tuttavia, i target di medio termine al 2030 per la traiettoria necessaria a contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 °C alla fine del secolo, difficilmente saranno raggiunti, dal momento che occorrerà del tempo perché le nuove tecnologie siano implementate su vasta scala e, al contempo, dovranno essere attuate politiche efficaci, anche per evitare gli “effetti indesiderati”.

C’è un grande ottimismo riguardo al ruolo che l’innovazione può avere nell’affrontare i cambiamenti climatici – ha affermato Gerben Hieminga, Capo economista di ING – in realtà, ci saranno molte  dirette conseguenze nell’implementazione delle tecnologie che dovranno essere affrontate. Ad esempio, un rapido aumento di auto e camion elettrici, riducendo la domanda di petrolio, potrebbe determinare la rapida caduta dei prezzi del petrolio. Senza mettere in atto politiche adeguate, questo potrebbe innescare un aumento della domanda e delle emissioni da parte dei trasporti marittimi e aerei“.

Il fenomeno dei “Gilets Jaunes”, aggiungiamo noi, è la dimostrazione di come l’introduzione di una carbon tax sui prezzi del diesel, “necessaria” per l’azione climatica e la decarbonizzazione, possa innescare l’ “effetto indesiderato” di una rivolta sociale, se non viene percepita come giusta e equamente distribuita, tenendo conto delle disuguaglianze di reddito tra gli “inquinatori”, “Chi inquina paga”, ma deve pagare di più chi si è arricchito, nel frattempo, inquinando. A grande scala è lo stesso problema che tiene in stallo i negoziati sul clima a Katowice, tra i Paesi ricchi che non vogliono impegnarsi finanziariamente troppo e i Paesi poveri che, non sentendosi responsabili del riscaldamento globale, chiedono impegni finanziari certi e sicuri per le azioni di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici i cui effetti incidono pesantemente sulle loro popolazioni.

Nello “Scenario tecnologico positivo“, indicato dal Rapporto, entro il 2040 le auto vendute saranno solo elettriche e al 2050 andranno a energia elettrica tutte le auto, il 65% dei camion e il 10% delle navi. Nel contempo, l’elettricità sarà “quasi interamente rinnovabile“, con eolico e solare a rappresentare il 66% del fabbisogno energetico, rispetto al 6% di oggi, con una riduzione di 20Gigaton di emissioni, mentre altre 35Gigaton verrebbero tagliate dall’efficienza energetica.

Nello scenario descritto dal Rapporto di ING, non trova spazio non solo il carbone che verrebbe al 2050 completamente eliminato, ma nemmeno il nucleare il cui apporto si ridurrebbe dall’attuale 11% al 5%, il CCS (cattura e stoccaggio del carbonio) o la rimozione diretta della CO2 dall’atmosfera, che vengono indicate “tecnologie altamente incerte“.

Si presume, inoltre, che il grande pubblico non modificherà le proprie attuali abitudini a volare, a riscaldarsi e raffrescarsi, tal che la domanda globale di energia, passerebbe da 20.000 TWh del 2017 a 52.000 TWh nel 2050, con l’elettricità fonte principale di energia anche dei settori immobiliare e industriale.

Il Rapporto sottolinea, comunque, che per una rapida transizione verso tecnologie più pulite saranno necessarie politiche forti ed efficaci, come regolamenti, sussidi e prezzi del carbonio e il coordinamento politico globale, perché per una rapida transizione verso l’economia low carbon, le tecnologie a basse emissioni di CO2 avranno bisogno dei sostegni governativi per poter essere installate su larga scala e diventare competitive rispetto ai modelli tradizionali.

Lo “Scenario positivo” individuato, è “attuabile”, secondo ING, giungendo a conclusioni non dissimili da quelle prospettate da Energy Transition Commission” (ETC) una coalizione di ONG, nata nel 2015 per promuovere l’Accordo di Parigi, di cui fanno parte banchieri, professori universitari e rappresentanti di istituzioni internazionali sia di carattere ambientalista sia dell’industria, anche petrolifera e mineraria, che nel Rapporto pubblicato lo scorso novembre, analizzando la decarbonizzazione al 2050 degli stessi settori, grandi energivori ed emettitori, ha titolato “Mission Possible”.

In un mondo di rapidi progressi tecnologici – conclude il Rapporto di ING – abbiamo bisogno di adeguate politiche per salvaguardare e cogliere giusti benefici“.

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