5 Ottobre 2022
Inquinamenti e bonifiche Salute Territorio e paesaggio

Riscaldamento e fumi per cucinare: costi sanitari di 4,7 miliardi per Italia

Un rapporto commissionato dall’European Public Health Alliance (EPHA) di cui fa parte l’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE Italia), ha rilevato che i costi sociali sanitari totali dell’inquinamento causati dal riscaldamento e dalle cucine ad uso domestico nell’UE27+Regno Unito pesano per 130 euro/anno a famiglia, ma a quella italiana per 180 euro.

Le malattie gravi causate dall’ inquinamento dell’aria, dovuto al riscaldamento domestico e alla cottura dei cibi, costano a ogni famiglia italiana in media 180 euro all’ anno in spese sanitarie, e le stufe a legna sono di gran lunga le peggiori.

È quanto rileva lo Studio “Health-related social costs of air pollution due to residential heating and cooking”, realizzato dall’European Public Health Alliance (EPHA) di cui fa parte l’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) e presentato il 31 marzo 2022 nel corso di un evento dedicato a Bruxelles.

L’inquinamento atmosferico è un problema in molte aree europee a causa dei trasporti e delle attività industriali e domestiche che utilizzano combustibili fossili e biomasse. Le attività di riscaldamento e cucina domestiche sono un’importante fonte di gas serra e di emissioni inquinanti dell’aria e costituiscono l’84% del consumo totale di energia per uso domestico.

L’inquinamento atmosferico è uno dei maggiori rischi per la salute, poiché causa ictus, malattie cardiache, cancro ai polmoni e malattie respiratorie acute e croniche, inclusa l’asma. Questi effetti sulla salute comportano perdite in termini economici e di benessere dovute a minori aspettative di vita, malattie, maggiore spesa sanitaria e minore produttività.

Secondo l’ultimo Rapporto sulla Qualità dell’Aria in Europa dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), nel 2019 si sono avute 307.000 morti premature dovute all’esposizione al particolato fine (PM2.5), circa 50.000 delle quali si sono registrate in Italia. Circa la meta delle emissioni di PM2.5, uno degli inquinanti studiati, proviene dall’ uso di energia nelle famiglie.

I ricercatori della Società di consulenza olandese CE Delft, a cui lo studio è stato commissionato, hanno combinato i dati di Eurostat e altri dati scientifici per 7 agenti inquinanti dell’aria esterna (PM2.5, NOx, NH3, SO2, CO, CH4 e COVNM) nell’UE27+Regno Unito nel suo insieme e in 4 singoli Paesi (Regno Unito, Spagna, Italia e Polonia), hanno stimato la quantità di emissioni e calcolato i loro costi sociali utilizzando i “prezzi ambientali” che variano tra i Paesi, tenendo conto delle differenze nei livelli di reddito e nella densità di popolazione.

I costi sociali sanitari totali dell’inquinamento dell’aria esterna causati dal riscaldamento e dalle cucine ad uso domestico nell’UE27+Regno Unito sono ammontati a 29 miliardi di euro (lo 0,2% del PIL totale) nel 2018. Ciò si traduce in un costo di 130 euro/anno per una famiglia media europea. La maggior parte dei costi (94%) si riferisce alle emissioni dirette che derivano, a casa, da tecniche basate sui combustibili fossili e sulle biomasse. Una piccola parte dei costi (6%) è connessa alle emissioni indirette dovute alla produzione di energia elettrica e di calore; alcune tecnologie di riscaldamento e cottura non producono emissioni dirette, ma utilizzano l’energia elettrica o il riscaldamento centralizzato (teleriscaldamento).

Il riscaldamento e la cottura non provocano solo danni alla salute all’aperto. Per molti inquinanti, infatti, i livelli di concentrazione sono spesso più elevati all’interno che all’esterno. Inoltre, i cittadini europei tendono a trascorrere la maggior parte del loro tempo al chiuso, il che significa che la qualità dell’aria interna gioca un ruolo significativo nel loro stato di salute generale, soprattutto nelle case in cui vengono utilizzati combustibili fossili e/o da biomassa in stufe non ventilate per cucinare e riscaldare, i livelli di inquinamento dell’aria interna di PM2.5, NO2 e CO possono essere notevoli.

“Adesso è più chiaro che bruciare combustibili fossili e biomassa in casa non è solo un problema ambientale, ma anche un grave problema di salute – ha affermato Milka Sokolović, Direttore generale dell’ EPHA La soluzione sta nell’ assicurare che le case siano alimentate da fonti rinnovabili pulite. Ecco perché chiediamo ai leader politici di supervisionare un ‘grande cambiamento pulito’, aiutando le famiglie a passare alla cucina e al riscaldamento puliti. Mentre le persone sono alle prese con i prezzi elevati dell’energia, dobbiamo evitare soluzioni rapide e dannose che ci incatenano a inquinamento e ripercussioni sulla salute e sul clima a lungo termine. I nostri ambienti domestici devono proteggere la nostra salute”.

In Italia, in particolare, le stufe a legna sono le principali responsabili dell’inquinamento atmosferico. Sebbene rappresentino il 35% del consumo totale di energia finale da parte delle famiglie, coprono l’84% dei costi sanitari totali nel Paese, pari a 3,9 miliardi di euro a livello nazionale. Complessivamente, l’Italia spende 4,7 miliardi di euro in impatti sanitari annuali, più di qualsiasi altro paese europeo.
Le famiglie italiane pagano 180 euro, più della media europea perché l’ uso dell’ energia domestica in Italia è molto più alto di altri Paesi dell’ Europa meridionale. Le famiglie spagnole, per esempio, utilizzano molta meno energia e affrontano costi annuali di 65 euro.

“Siamo preoccupati che l’aumento dei prezzi dell’ energia possa spingere più persone a usare la legna e altri combustibili inquinanti in casa – ha commentato Paolo Lauriola, Membro del Consiglio direttivo di ISDE – Questo rapporto dimostra che sarebbe un errore molto costoso. Non dovremmo tentare di risolvere una crisi peggiorandone un’altra. Ora è il momento di investire in un riscaldamento più pulito”.

Nel position paperThe Impact of residential heating and cooking on air quality in Europe”, l’EPHA sottolinea che nonostante il fatto che in 18 dei 28 Paesi studiati, l’ inquinamento degli edifici residenziali causi più costi sanitari del settore dei trasporti, la Commissione UE ha trascurato il riscaldamento e la cottura come fonti di inquinamento atmosferico.

Tuttavia, nell’ambito del Piano d’azione per l’inquinamento zero, previsto dal Green Deal europeo, la Commissione UE ha fissato l’obiettivo per il 2030 di ridurre il numero di morti premature causate dal PM2,5 di almeno il 55% rispetto ai livelli del 2005. A tal fine, l’UE si appresta quest’anno a rivedere la Direttiva sulla qualità dell’ aria (Ambient Air Quality Directive), per un più stretto allineamento alle nuove Linee guida dell’OMS.   

Inoltre, l’UE sta definendo un fondo specifico da 72 miliardi di euro, il Social Climate Fund che, a partire dal 2025, aiuterebbe i residenti europei a passare a forme più pulite di energia domestica e dovrebbe contribuire, tra le altre cose, a ridurre la povertà energetica.

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