27 Maggio 2022
Emilia Romagna Lombardia Risorse e rifiuti Sostenibilità Veneto

Rifiuti: un miliardo di euro l’impatto di Covid-19 sul settore

Una prima analisi condotta da Althesys sull’impatto dell’emergenza sanitaria nel settore dei rifiuti stima in 2 milioni e mezzo di tonnellate la riduzione dei rifiuti urbani… ma non è una buona notizia!

La produzione di rifiuti calerà, sia quella delle famiglie, sia (anzi soprattutto) quella del terziario, in primis commercio e ristorazione. La diminuzione dei consumi, con una riduzione del PIL italiano stimata tra il 6% e 8% su base annua, potrebbe tradursi in un calo dei RU fino a 2 milioni e mezzo di tonnellate. Dove le politiche di prevenzione finora hanno fallito, sta invece riuscendo (purtroppo) il virus!

Così si legge nella nota sull’impatto della pandemia di Covid-19 sul settore dei rifiuti, pubblicata da Althesys, Società professionale indipendente specializzata nella consulenza strategica e nello sviluppo di conoscenza, che opera con competenze di eccellenza nei settori chiave di ambiente, energia, infrastrutture e utility, nei quali assiste imprese e istituzioni, e che ogni anno elabora il WAS Report sulle strategie di gestione dei rifiuti con lo scopo di fornire una visione unitaria della filiera di produzione e consumo del waste management e del riciclo.

Il blocco di larga parte dell’industria italiana si traduce, innanzitutto, in una drastica riduzione dei rifiuti speciali da trattare, che Althesys ha stimato tra i 4,2 e i 4,8 milioni di tonnellate solo nelle tre regioni più colpite: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. In 2 mesi di fermo delle attività ritenute “non essenziali”, per le imprese che gestiscono i rifiuti speciali la perdita di fatturato si aggirerebbe intorno al miliardo di euro.

una situazione drammaticamente opposta si sta trovando invece il segmento dei rifiuti sanitari, “nicchia” di mercato ben più piccola e redditizia, ma che rischia di soffocare per l’improvvisa e imprevedibile impennata dei volumi da gestire.

Il freno imposto alla costruzione di impianti rischia di diventare cruciale in un settore dove la termovalorizzazione è necessaria per ragioni di sicurezza sanitaria – ha affermato Alessandro Marangoni Amministratore delegato di Althesys – L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha infatti chiesto che le persone trovate positive o in quarantena non differenzino i propri rifiuti, ma li conferiscano in un unico sacchetto, che sarà inviato a termovalorizzazione senza pre-trattamento”.

L’attuale situazione sta impattando (e continuerà ad impattare) pesantemente sull’intero comparto (e sui suoi clienti) sotto molteplici profili: gestionale-organizzativo, economico-finanziario, strategico-politico. Il blocco e il rallentamento di alcune attività industriali rende sempre più necessaria la riorganizzazione del servizio di gestione dei rifiuti urbani e della filiera a valle, onde evitare la sospensione della differenziata. Se infatti la raccolta dei rifiuti prosegue, non accade lo stesso per altre parti della filiera, quali selezione e riciclo. La chiusura di alcuni settori che trattano o impiegano materiali recuperati, come ad esempio alcune plastiche, e la sospensione delle esportazioni (destinazione di quote importanti di materie prime seconde) stanno di fatto bloccando gli sbocchi dei materiali raccolti. Gli stoccaggi si stanno saturando velocemente ed è quindi necessario autorizzarne l’aumento, come ha recentemente disposto l’Emilia-Romagna e altre Regioni successivamente.

L’attuale situazione emergenziale, secondo Althesys, si traduce anche su tempi e modalità di attuazione di misure regolatorie e sulle policy. La Tariffa rifiuti introdotta da ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), già oggetto di proroghe, rischia di slittare ulteriormente. Il Decreto Legge 18/2020 prevede che i Comuni possano approvare le tariffe della TARI adottate per il 2019 anche per il 2020 e predisporre il PEF entro il 31/12/2020.
Se questo è condivisibile viste le complessità anche organizzative che la situazione attuale comporta, dall’altro rischia di produrre altre difficoltà. Ad esempio, un sistema che non considera i volumi di rifiuti effettivamente prodotti (come è la tassa rifiuti) rischia di gravare eccessivamente su settori, come il commercio e la ristorazione, già duramente provati da questa crisi. Peraltro il calo di queste attività ridurrà solo parzialmente i costi dei gestori, data la struttura di costi fissi e la necessità di assicurare la continuità del servizio”.

L’Autorità è dunque intervenuta con la Delibera 102/2020 al fine di raccogliere dati e informazioni per rivedere il sistema tariffario nell’ambito dell’adozione di una serie di provvedimenti per contrastare gli attuali difficili frangenti.
Trovare la quadra tra ridurre i ricavi delle imprese di waste management e non penalizzare gli utenti non sarà facile. Probabilmente richiederà un intervento normativo, oltre che regolatorio, ad hoc. Quando poi, terminata l’emergenza si cercherà di far ripartire l’economia, il rischio è che le politiche climatiche ed ambientali passino in secondo piano. La ricostruzione di quello che sarà un nuovo ‘dopoguerra’ dovrà anche ripensare alcuni aspetti del nostro sistema di waste management. Paradossalmente potrà essere un’opportunità per affrontare con determinazione le debolezze del nostro Paese nei rifiuti: carenze di infrastrutture, burocrazia, indecisionismo politico, apatia (o peggio ostilità) sociale. Forse anche un’occasione per avere un po’ più di consapevolezza da parte di tutti della vicinanza tra economia circolare ed economia reale!”.

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