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Riciclo di batterie esauste: per superare il paradosso della transizione energetica

Una ricerca, condotta da scienziati dell’Università di Brescia evidenzia i diversi cambiamenti strategici per mitigare il paradosso che i metalli necessari per la transizione verso l’energia pulita hanno un’impronta di carbonio sempre più significativa se estratti da fonti primarie, mentre ricavati dalle “miniere urbane” o, ad esempio dal riciclo di batterie esauste, comporterebbero un minore impatto.

La diminuzione della qualità dei minerali e la necessità di accedere a giacimenti più profondi o in aree remote e geologicamente complesse fa aumentare l’impronta di carbonio. Al contrario, le materie prime secondarie, in particolare quelle ottenute tramite “estrazione mineraria urbana” e il riciclo, contengono concentrazioni di metalli più elevate rispetto ai minerali primari. Con l’aumento dell’utilizzo di energia elettrica rinnovabile nei processi di riciclo, si prevede un ulteriore miglioramento della loro sostenibilità, rendendole fonti di materiali preferibili dal punto di vista ambientale ed energetico.

Lo evidenzia lo Studio The energy transition paradox: how declining ore grades are undermining the sustainability of primary metal extraction”, pubblicato sul numero di febbraio 2026 della Rivista Resources, Conservation and Recycling e condotta da 2 scienziati del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale dell’Università di Brescia.

Abstract grafico (Fonte: Resources, Conservation and Recycling, 2026)

Secondo lo studio, il recupero di materiali critici da prodotti a fine vita o residui industriali riduce l’impatto ambientale e diversifica le catene di approvvigionamento. Con il declino della qualità dei minerali e la maggiore accessibilità all’energia pulita, alcuni minerali di bassa qualità o residui classificati come “rifiuti” potrebbero diventare economicamente e ambientalmente sostenibili grazie ai progressi nella lavorazione e nell’ottimizzazione dell’uso dell’energia. La tecnologia e l’elettricità pulita potrebbero ridefinire il confine tra “minerale” e “rifiuto”, sbloccando nuovi flussi di risorse sostenibili. Nel riciclaggio, in particolare nel trattamento delle batterie, si prevede che l’impatto dei cambiamenti nel mix energetico sarà più evidente nelle tecnologie che utilizzano fasi termiche, dove l’impronta di carbonio è altamente sensibile alle fonti di energia elettrica. I processi meccanici potrebbero essere meno influenzati e gli input chimici (ad esempio, i reagenti) rimarranno ampiamente indipendenti dal mix energetico.

Mentre la transizione verso l’elettrificazione accelera, l’Europa si trova in una posizione difficile – ha dichiarato Elza Bontempi, docente e ricercatrice dell’Università degli Studi di Brescia e co-autrice dello Studio – Pur essendo quasi completamente dipendente dalle importazioni di materie prime strategiche, comelitio e cobalto, ha una limitata capacità di riciclare quegli stessi materiali. Eppure abbiamo le competenze e le risorse per allentare questa situazione“.

La Professoressa Bontempi che ha al suo attivo oltre 300 articoli pubblicati e 6 brevetti depositati, tra cui, quello del recupero del litio delle batterie esauste tramite microonde, è la coordinatrice del Progetto CARAMEL (New CArbothermic approaches to Recovery criticAl MEtalsfrom spent Lithium-ions batteries, finanziato dal Fondo Italiano per le Scienze Applicate (FISA) che mira a raggiungere il nuovo obiettivo normativo 2030 proposto dall’UE sui rifiuti di batterie, con oltre il 95% di recupero di litio e cobalto in modo sostenibile, traducendo gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’UE in tecnologie innovative. Questo darà anche impulso allo sviluppo di un mercato nazionale per le batterie esauste, attualmente inviate all’estero e non riciclate in Italia.

Fonte: Resources, Conservation and Recycling, 2026)

L’analisi, condotta su un periodo che va dal 2019 al 2024, ha mostrato significative variazionidella dell’impronta di carbonio delle attività estrattive. Il cobalto, ad esempio, ha registrato l’aumento più significativo di oltre il 400%, a fronte di un aumentodella produzione globale del 100%; il litio ha visto raddoppiare la sua estrazione (oltre il 200%), ma l’impatto ambientale dovuto alle emissioni di carbonioè triplicato. Incrementi si registrano anche per metalli strategici come l’argento (+350%), l’oro (+140%) e il platino (+180%), che hanno molte applicazioni che vanno dall’industria aeronautica all’elettronica fino alla farmaceutica.

Nell’attuale contesto di tensioni geopolitiche e rischi di approvvigionamento, il paradosso della transizione energetica diventa evidente: mentre le reti elettriche si stanno decarbonizzando, l’impatto ambientale dell’estrazione di materie prime continua ad aumentare. Affrontare questa contraddizione richiede un’azione urgente e coordinata da parte dell’industria e dei responsabili politici per garantire che la transizione energetica rimanga realmente sostenibile.

Una soluzione concreta, sottolineano gli autori della ricerca, può arrivare dal riciclo.
Esistono diversi vantaggi nell’attuare delle pratiche circolari nella catena di approvvigionamento per le batterie al litio: per esempio, la riduzione del rischio di fornitura delle materie prime critiche – ha spiegato Nicola Saccani, Professore associato e ricercatore dell’Università di Brescia e co-autore dello studio – Anche dal punto di vista della sostenibilità, il riciclo delle batterie agli ioni di litio comporterebbe un minore impatto sui siti estrattivi e sulle comunità locali”.

In copertina: Una miniera di litio in Cile, nel deserto di Atacama (Fonte: UNEP, foto: AFO/Martin Bernett)

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