Circular economy Risorse e rifiuti Sostenibilità

Reputazione sociale d’impresa volano per l’economia circolare

economia circolare necessita riconoscimento reputazionale e sociale di impresa

Quale legame esiste tra economia circolare, reputazione aziendale e reputazione sociale d’impresa? Come viene seguita e percepita da media e social media l’attività delle aziende che curano la gestione e il riciclo dei rifiuti? Quali ripercussioni provoca una cattiva reputazione sullo sviluppo delle attività di green economy?

Per dare una risposta a queste domande e approfondirne le relazioni sottese ha preso le mosse lo Studio “Economia circolare e reputazione (sociale). Il circolo vizioso di cui nessuno parla”, realizzato da un team di ricercatori delle Università di Macerata e Università Politecnica delle Marche sul caso di Orim SpA, azienda leader nel settore dello smaltimento e recupero rifiuti, i cui risultati sono stati presentati, prima della pubblicazione nel volume “Verso l’Economia Circolare” da EUM (Edizioni Università di Macerata), nel corso di un Convegno svoltosi il 9 novembre 2017 ad  ECOMONDO (Fiera di Rimini, 7-10 novembre 2017).

Lo Studio, partendo dall’assunto che la gestione e il recupero dei rifiuti è ormai considerato a pieno titolo come attività centrale per la transizione verso una circolarità dei modelli produttivi ed economici, evidenzia come a questo ruolo strategico non corrisponda un adeguato riconoscimento della reputazione sociale d’impresa da parte di media e opinione pubblica nei confronti di aziende che, come destinatarie di “scarti” di produzione, sono invece spesso oggetto di critiche da parte di un’ampia gamma di stakeholder “non professionali”, quali le comunità in cui tali imprese operano.

La ricerca enfatizza la rilevanza di formulare una strategia di Corporate Social Responsability che vada oltre il calcolo economico di breve periodo e che sia capace di aumentare la reputazione sociale dimpresa in maniera “trasversale” rispetto ai diversi stakeholder aziendali” ha sottolineato Federica Simonetti, Ricercatrice del team che ha curato lo studio.

Il gap reputazionale è dovuto al mancato riconoscimento di ‘esponente dell’economia circolare’, sia internamente che esternamente”.

Contribuisce a produrre questa erronea percezione dell’opinione pubblica sul reale ruolo di queste imprese nel sistema economico la cattiva luce “proiettata” sul settore dei rifiuti non solo dai mass-media tradizionali, ma anche e sempre più spesso, da social media e blog di informazione, all’interno dei quali la maggior parte dei commenti è innescata dalla preoccupazione dei cittadini sulla natura delle attività delle aziende, dal relativo impatto ambientale e dalla mancanza di fiducia per le amministrazioni locali.

Da gran parte dei commenti dei cittadini emerge con chiarezza come non venga compreso nel dettaglio la reale natura dell’attività di gestione rifiuti e quindi non si riesca ad associare queste operazioni quotidiane a un corretto valore ambientale.

L’analisi condotta rivela come l’attuale carenza di una reputazione “propria” dell’economia circolare (dovuta a una scarsa consapevolezza della società civile sul tema) possa innescare un circolo vizioso in grado di ostacolare lo sviluppo stesso di attività imprenditoriali legate alla gestione dei rifiuti e di conseguenza la transizione verso una logica “circolare” del modello economico.

Il gap reputazionale, provocato dalla dissonanza fra la buona reputazione sociale d’impresa di cui godono le aziende di gestione rifiuti tra i propri stakeholder diretti (clienti e fornitori) e la cattiva reputazione presso le comunità e autorità del territorio, determina infatti significative ripercussioni sullo sviluppo dell’attività imprenditoriale, in diversi casi fermando addirittura la realizzazione di impianti di riciclo, con negative ripercussioni sul fronte ambientale e occupazionale.

Il fatto è che “reputazione sociale d’impresa” è un concetto intangibile e complesso, tipico della nostra società post-moderna sempre più “liquida”, per usare la felice connotazione di Zygmunt Bauman, e in crisi di certezze.

Seppure le pratiche operative di un’azienda costituiscano la base della costruzione di una solida “reputazione”, non c’è dubbio che questa può essere influenzata dalle attività di comunicazione che sono essenziali per creare la consapevolezza delle buone pratiche operative e migliorare le relazioni con gli stakeholder. Al contempo, il dialogo con le parti interessate può aiutare a modellare le pratiche operative.

Di questa necessità, si stanno accorgendo anche le Associazioni imprenditoriali.
La realizzazione di un modello efficiente di circular economy passa anche e soprattutto da una corretta ed efficace comunicazione e informazione sulle attività di gestione dei rifiuti, in grado di intercettare e coinvolgere le comunità locali e l’opinione pubblica nazionale”, ha commentato al riguardo Elisabetta Perrotta, Direttore di FISE- Assoambiente a cui Orim spa è Associata .

“È lo scenario per cui Associazioni di categoria e imprese del settore si stanno attrezzando, passando da una comunicazione diretta ‘verso’ il cittadino/utente a una ‘con’ il cittadino/utente che integri gli strumenti di comunicazione verso i media tradizionali con un dialogo costante attraverso i social media, con l’obiettivo di comprendere i bisogni della cittadinanza, coinvolgerla e sensibilizzarla sulle tematiche relative ai servizi ambientali”.

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