Circular economy

L’Italia che ricicla 2025: economia circolare tra eccellenza e ritardi

“L’Italia che Ricicla 2025”, l’annuale Rapporto promosso dalla sezione Unicircular di AssoAmbiente e realizzato con la collaborazione di REF Ricerche, conferma che l’Italia è leader in UE, ma accanto alle performance di comparti industriali del recupero di risorse dai rifiuti, si allungano le ombre di criticità strutturali (edilizia, plastica, RAEE, tessili) che rischiano di frenare la crescita di un settore centrale per la competitività.

L’industria italiana del riciclo dei rifiuti continua a distinguersi a livello europeo per performance elevate. Dietro ai numeri positivi emergono però fragilità profonde in alcune delle filiere più strategiche – plastica, tessile, edilizia e RAEE – ancora frenate dalla scarsa raccolta, dall’assenza di mercati maturi e da una domanda insufficiente di materiali riciclati. Il sistema resta frammentato e privo di una strategia industriale in grado di trasformare il riciclo in una vera leva competitiva per il Paese.

Sono queste le principali evidenze de Rapporto “L’Italia che ricicla 2025”, promosso dalla Sezione Unicircular di AssoAmbiente, l’Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero, economia circolare e smaltimento di rifiuti, nonché bonifiche, realizzato con la collaborazione di REF Ricerche, Società indipendente che affianca aziende, istituzioni, organismi governativi nei processi conoscitivi e decisionali, che è stato presentato nel corso di un evento dedicato il 5 dicembre 2025.

“Il riciclo non è più solo un tema ambientale, è una leva industriale, competitiva, strategica per la sicurezza delle risorse e per la decarbonizzazione del Paese– ha dichiarato  Chicco Testa, Presidente di AssoAmbiente –Occorre però un cambio di passo: servono regole chiare, uniformi e stabili, una fiscalità che premi davvero chi investe nella circolarità, criteri End of Waste efficaci e una politica di acquisti pubblici in grado di trainare i mercati del riciclato”.

Rifiuti urbani e speciali: i numeri del riciclo italiano
In Italia si producono193,8 mln di tonnellate di rifiuti, di cui 164,5 mln di tonn di rifiuti speciali (che comprendono anche gli 8,8 mln di tonn. provenienti dalla gestione degli urbani) e 29,3 mln di tonn. di urbani. Irifiuti specialiderivano soprattutto daattività di costruzione e demolizione (50,6%), dagliscarti del trattamento rifiuti(23,5%) e dall’attività manifatturiera(16,8%). Tra irifiuti urbani, prevale l’organico(34,7%), seguito dacarta e cartone(21,8%),plastica(12,8%) evetro(8,3%). Leraccolte differenziatehanno raggiunto quota 66,6% (19,5 mln di tonn.).
Ma che fine fanno i nostri rifiuti?
Il54% dei rifiuti urbani viene avviato a riciclo, il20% a recupero energeticoe il16% finisce in discarica.  Ancora migliori le performance neirifiuti specialiper i quali la percentuale diriciclo si attesta al 73,1%.
 
Un primato senza strategia industriale. La fragilità delle filiere dell’edilizia, plastica, tessile e RAEE
Il Rapporto sottolinea come l’Italia mantengaperformance elevate nel riciclo grazie a filiere storiche come carta,vetroemetalliche vantano tassi diriciclo decisamente elevati(oltre il 70%), ma fatichi a trasformare tale vantaggio in unastrategia industrialecapace di ridurre la dipendenza da materie prime ed energia importate e di contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici UE.
Lemaggiori criticitàemergono da comparti strategici per quantità e impatti ambientali, comeplastica, tessile, ediliziaeRAEE, per i quali laraccolta resta insufficientee imateriali riciclati faticano a trovare sbocchi di mercato. N
Nell’edilizia (rifiuti da costruzione e demolizione), pur in presenza di untasso di recupero dell’81%,ilmercato degli aggregati riciclati rimane debole per mancanza di domandae a causa di norme disomogenee. Ne deriva un crescenteaccumulo di materiali riciclati inutilizzati.
 
L’attuale situazione di emergenza per la filiera della plasticanasce dallaconcorrenza dei polimeri verginia basso costo, daelevati costi energeticie dallapersistente incertezza normativa, fattori che stanno mettendo in grave crisi uno dei settori simbolo del riciclo italiano.

Per le filiere deltessilee deiRAEEi bassi livelli di raccolta impediscono di recuperare materie prime seconde preziose, aggravando la dipendenza da risorse critiche. Anche nei settori in cui il riciclo funziona (carta e vetro), l’elevata intensità energetica degli impianti e il peso del sistema EU ETS riducono la competitività, evidenziando lanecessità di supporti energeticie di unquadro fiscale più favorevole.
 
Un settore frammentato ma strategico
Il report evidenzia poi come il tessuto industriale del riciclo italiano sia composto in larga parte damicro e piccole impresee continui complessivamente a soffrire dimargini ridotti,volatilità dei prezzieostacoli allo sviluppo di mercati nazionali delle materie prime seconde realmente competitivi.
Lo studio indica nellaosmosi industriale(collaborazioni tra imprese, scambi di sottoprodotti, integrazione delle filiere) una delleleve chiave per rafforzare la produttività e l’efficienza del sistema.
 
“L’Italia dispone delle competenze e delle tecnologie per assumere un ruolo leader nella transizione circolare, ma deve sciogliere le sue contraddizioni e accelerare verso un modello economico capace di produrre e utilizzare materie prime preziose per la nostra industria, ridurre i consumi, le dipendenze e gli impatti ambientali –ha affermato a margine dell’eventoPaolo Barberi, Presidente della Sezione Unicircular di AssoAmbiente –La sfida è aperta, e riguarda il futuro industriale e il benessere del Paese, infatti se il sistema regolatorio ed economico-industriale non è in grado di favorire l’uso delle materie prime derivanti dal riciclo dei rifiuti, continueremo ad avere dei risultati di riciclo eccellenti, ma l’Economia Circolare rimarrà solo un’ideologia da sbandierare per convenienza”.

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