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PNRR: l’impatto sullo sviluppo sostenibile dell’Italia

Il Rapporto ASviS sull’impatto del PNRR sullo sviluppo sostenibile dell’Italia e dei suoi territori, che ha utilizzato indicatori e indici compositi sviluppati dall’Alleanza su dati Istat e del Sistema Statistico Nazionale, evidenzia l’effetto che il PNRR sta avendo sui diversi territori del Paese nel ridurre distanza dell’Italia dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, ma resta ancora un ampio divario da colmare. 

Grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è stato colmato il 39% della distanza dell’Italia dall’Agenda 2030. Un contributo rilevante, ma non sufficiente: per raggiungere i 17 Obiettivi servirebbero altri 20 miliardi di investimenti

È quanto emerso dalRapporto “L’impatto del PNRR sullo sviluppo sostenibile dell’Italia e dei suoi territori” che l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) ha presentato il 13 marzo 2026 nel corso di un eventopresso il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), con il sostegno di Fondazione Enel e di Unioncamere.

L’eventoha offerto l’opportunità per analizzare con rappresentanti delle autorità politiche a livello nazionale e territoriali, esperte ed esperti della materia e stakeholder, a pochi mesi dalla scadenza, il contributo del PNRR alla costruzione di uno sviluppo sostenibile e, in particolare, alla realizzazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, grazie allo sviluppo di unmodello di analisi originale in grado di mostrare come l’attuazione dei singoli progetti PNRR consenta di avvicinare (o meno) l’Italia, le sue Regioni e Province Autonome, agli obiettivi internazionali, europei e nazionali.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha rappresentato per l’Italia un’occasione senza precedenti per finanziare investimenti in settori chiave, come latransizione ecologica e digitale, l’istruzione, lasanitàe lacompetitività delle imprese. Oltre allo stanziamento di risorse, il PNRR ha introdotto un nuovo modo di operare nella pubblica amministrazione e nelle istituzioni, incentivando la valutazione ex-ante e il monitoraggio ex-post delle politiche.

Se a livello nazionale, nel 2021 si rilevava una distanza media dai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile pari al 78%, nel 2026, grazie al PNRR, tale valore scende al 39%, cosicché per centrarli entro il 2030 sarebbero necessari circa20 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi, un valore parial 14% degli investimenti del PNRR diretti a specifiche Regioni/PA e a 338 euro pro-capite. 

Questo Rapporto, basato su un approccio metodologico molto innovativo, mostra come il PNRR abbia rappresentato un passaggio importante per sostenere la trasformazione dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, grazie alla forte spinta impressa agli investimenti pubblici e privati lungo linee progettuali in gran parte coerenti con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 -ha dichiarato Marcella Mallen, Presidente dell’ASviS –Ma ancora molta strada resta da fare. Da questo punto di vista la prossima programmazione europea può consentire, se ben orientata, un ulteriore passo avanti per migliorare la qualità della vita delle persone e la competitività delle nostre imprese”.

Investimenti disomogenei
Il Rapporto evidenzia una forte concentrazione degli investimenti del PNRR in alcuni ambiti dello sviluppo sostenibile. Le quote maggiori sono destinate all’energia (Goal 7), all’innovazione (Goal 9) e alle città (Goal 11). Trascurabili o completamenteassenti le spese direttamente orientate alla lotta contro la fame(Goal 2), allaparità di genere(Goal 5), allariduzione delle disuguaglianze(Goal 10), allatutela degli ecosistemi marini e terrestri(Goal 14 e Goal 15) e allacooperazione(Goal 17).

Emergono inoltre significative differenze territoriali negli investimenti, legate al contesto socio-economico, alle criticità e ai punti di forza delle singole Regioni. Ad esempio, nelMezzogiorno, dove il tasso di abbondono scolastico è più elevato, si concentrano gli investimenti per il supporto educativo a bambine, bambini e adolescenti. Altre misure, invece, presentano unadistribuzione dei fondi più uniforme, come nel caso dell’installazione di energia solareo dell’aumento delle borse di studio per dottorandi.

Oltre a fornire un’analisi a livello nazionale, il Rapporto propone anche una valutazione territoriale. Tra leRegioni che beneficiano maggiormente del PNRRnell’avanzamento verso l’Agenda 2030 ci sono l’Abruzzo, le Marche e la Basilicata, mentreall’estremo oppostosi collocano laProvincia autonoma di Bolzano, laLiguria, laProvincia autonoma di Trentoe l’Umbria.

Per colmare il divario residuo, il Rapporto stima, inoltre, i fabbisogni finanziari aggiuntivi necessari al raggiungimento di 11 Obiettivi. Tali necessità variano sensibilmente tra le Regioni anche in funzione della loro dimensione demografica: si va da circa 30 milioni di euro per la Valle d’Aosta a 42 milioni per il Molise a oltre tre miliardi per la Lombardia e il Lazio.

“La sfida ora è guardare oltre il PNRR e rafforzare la capacità del Paese di programmare politiche pubbliche coerenti con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile– ha dichiarato Enrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS-Il modello sviluppato dall’ASviS può essere utilizzato dalle istituzioni europee, nazionali e territoriali anche per programmare le politiche successive al 2026, contribuendo a ridurre i divari esistenti e ad accelerare il percorso dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, anche in vista della definizione delle priorità del bilancio europeo per il periodo 2028-2034″.

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