17 Ottobre 2021
Circular economy Risorse e rifiuti Sostenibilità

Più crescita, meno rifiuti: per un futuro sostenibile e resiliente

Un nuovo Rapporto della Banca Mondiale propone casi studio di successo per disallineare la relazione tra crescita economica e produzione dei rifiuti che, se si continua sulla stessa traiettoria, nel mondo al 2050 saranno pari a 3,88 miliardi di tonnellate rispetto ai 2,24 miliardi del 2020. Ora che i Governi a tutti i i livelli iniziano a pianificare la ripresa dopo la pandemia “c’è la possibilità di costruire sistemi di gestione dei rifiuti più resilienti per garantire alle comunità sicurezza, salute e inclusione, perseguendo al contempo un approccio di economia circolare”.

La produzione dei rifiuti a livello globale ha raggiunto i 2,24 miliardi di tonnellate nel 2020 e si stima che crescerà nel 2050 a 3,88 miliardi di tonnellate se il mondo continuerà sull’attuale traiettoria.

Si stima che i Paesi ad alto reddito abbiano generato nel 2020 una media giornaliera a persona di 1,60 kg di rifiuti, contro 0,91 kg dei Paesi a reddito medio-alto, 0,47 kg degli abitanti dei Paesi a reddito medio-basso e 0,41 kg di quelli a basso reddito.

Il dato è contenuto nel nuovo RapportoMore Growth, Less Garbage” che la World Bank (WB) ha pubblicato per la Serie Urban Development, che aggiorna i dati di “What a Waste 2.0A Global Snapshot of Solid Waste Management to 2050” (2018) ed esplora, attraverso l’analisi di alcuni casi studio, come svincolare (decoupling) la produzione dei rifiuti dalla crescita economica.

Infine, i paesi a basso reddito solo 0,41 kg/persona/giorno. L’aumento dei redditi ha comportato una maggiore produzione di rifiuti. Disaccoppiare i due indicatori, incoraggiare comportamenti e promuovere metodologie che riducono o limitano la quantità di rifiuti prodotti nelle economie in crescita sarà cruciale nei prossimi anni. I dati regionali riflettono in parte le disparità di reddito.    

Su base pro capite, si stima che il Nord America produca più rifiuti, circa 2,22 kg/persona/giorno stimati in media nel 2020.  L’Asia meridionale e l’Africa subsahariana risultano le regioni con grandi popolazioni ma minore tasso pro capite (0,39 kg e 0,47 kg rispettivamente). Queste disparità regionali dovrebbero persistere nei prossimi decenni, anche se alcune regioni vivranno una crescita economica più rapida di altri.

Storicamente, osservano gli autori, c’è stata una correlazione tra produzione dei rifiuti e crescita economica, ma ora che i Governi a tutti i livelli iniziano a pianificare la ripresa dopo la pandemia c’è la possibilità di costruire sistemi di gestione dei rifiuti più resilienti per garantire alle comunità sicurezza, salute e inclusione, perseguendo al contempo un approccio di economia circolare”.

Nel momento di avvio dello Studio, il Covid-19 e i conseguenti blocchi avevano causato un calo temporaneo della produzione di rifiuti. Allo stesso tempo, il rapido aumento della dipendenza dai prodotti medici monouso ha creato nuovi problemi per il loro smaltimento dei rifiuti. Dal momento che i dati su come la pandemia abbia influenzato la produzione di rifiuti non sono adeguati, gli autori avvertono che la modellazione utilizzata per il Rapporto non tiene conto degli impatti del Covid-19 sul settore.

Il Rapporto presenta cinque casi di studio per rappresentare quali fattori –  come la mancanza di spazio o vincoli finanziari – hanno motivato le amministrazioni a ridurre o smaltire i rifiuti e come, se combinate con buone politiche e pratiche, queste misure possono aiutare a stimolare l’innovazione e l’occupazione.

Cambridge (Massachusetts), negli Stati Uniti, ha ampliato i suoi programmi di riciclaggio e compostaggio a bordo strada e ha ideato strumenti e campagne per incoraggiare la riduzione e il riutilizzo dei rifiuti.

Yokohama (Grande Tokyo) in Giappone, ha introdotto la raccolta differenziata, la formazione e l’applicazione delle normative, riducendo notevolmente i rifiuti totali e residui.

Tacloban , nelle Filippine, ha intrapreso una strategia a zero rifiuti dopo che un uragano ha travolto la sua discarica e ha minacciato il benessere dei residenti. I rifiuti residui (non riciclabili o non riutilizzabili) sono stati ridotti.

Lubiana, in Slovenia, ha cercato di raggiungere gli obiettivi di gestione dei rifiuti dell’UE e li ha superati, introducendo un sistema “pay-as-you-throw” per i rifiuti residui.

La Repubblica di Corea ha utilizzato leggi e incentivi finanziari per dimezzare la produzione di rifiuti pro capite durante gli anni ’90, in un contesto di rapida crescita economica.

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