23 Gennaio 2022
Economia e finanza Energia Infrastrutture e mobilità

Petrolio: a 20$ al barile per competere con l’auto elettrica

Un nuovo Rapporto di BNP Paribas, basato sull’EROCI (Ritorno energetico sul capitale investito) afferma che nei prossimi decenni le auto elettriche saranno in grado di sostituire con vantaggi economici, oltre che ambientali, il 40% della domanda di petrolio del settore trasporti, accendendo una “luce rossa lampeggiante sul cruscotto delle major petrolifere”.

Le compagnie petrolifere sono destinate a perdere il 40% del loro business nei prossimi 25 anni, stante il continuo calo dei costi delle energie rinnovabili per produrre l’energia necessaria per alimentare le batterie dei veicoli elettrici, determinando la fine delle auto a benzina e diesel.

È questo l’assunto del RapportoWells, Wires and Wheels” pubblicato lo scorso agosto dal Gruppo BNP Paribas, colosso bancario che vanta oltre 400 miliardi di dollari di risorse gestite in tutto il mondo, dove si afferma che nei prossimi decenni  gli investimenti nelle energie rinnovabili saranno in grado di offrire rendimenti nel settore dei trasporti oltre sei volte superiori rispetto ad ogni dollaro investito nel petrolio.

La conseguenza implicita è che nei prossimi decenni avrà poco senso finanziario produrre petrolio per auto a benzina e diesel, quando i veicoli elettrici alimentati da fonti rinnovabili offriranno un’alternativa molto più economica, pulita e più efficiente.

Attualmente, circa il 36% della domanda mondiale di petrolio proviene da auto a benzina e diesel, e il 5% per la produzione di energia. Con un significativo aumento delle energie rinnovabili nei prossimi decenni, l’eolico e il solare potrebbero facilmente rimpiazzare quella parte del settore petrolifero.

Calcoliamo che per ottenere la stessa energia per la mobilità dalla benzina rispetto a quella fornita dalle nuove energie rinnovabili in combinazione con i veicoli elettrici nei prossimi 25 anni, costerebbe da 6,2 a 7 volte di più per i veicoli leggeri a benzina e da 3 a 4 volte in più per i veicoli leggeri a diesel, sulla base del prezzo del petrolio a 60 dollari al barile [ ndr: al 2 settembre 2019, il greggio WTI è stato scambiato infatti a 55 dollari al barile e il Brent a 59 dollari] – si afferma nel Rapporto curato  dall’analista Mark Lewis, Responsabile della Ricerca sulla Sostenibilità di BNP Parisbas Asset Management – Anche se aggiungessimo i costi per la costruzione di nuove infrastrutture di rete per far fronte a tutta la nuova capacità eolica e / o solare per sostituire la benzina con energie rinnovabili, l’economia delle energie rinnovabili continuerebbe a prevalere su quella del petrolio”.

Ciò è dovuto non solo ai bassi costi delle energie rinnovabili, ma anche alle enormi perdite di efficienza di benzina e diesel durante le fasi di trasporto e raffinazione del carburante, e soprattutto per il fatto che “il motore a combustione interna, perde l’80% dell’energia come calore”, ha sottolineato Lewis il 30 agosto 2019 nel corso di un dibattitto presso l’emittente televisiva CNBC, canale di economia e finanza – Ciò che abbiamo di fronte è una fonte di energia che ha un costo marginale a breve termine pari a zero e i costi di capitale stanno precipitando, quindi ora è il momento di investire nello stoccaggio di energia. Dieci anni fa, anche cinque anni fa, il fatto di investire capitali nelle energie rinnovabili non aveva senso perché erano ancora costose e necessitavano di sussidi dei quali non c’è più bisogno”.

L’analisi del Rapporto si basa sull’EROCI (Energy Return on Capital Invested), acronimo coniato dallo stesso Lewis, metrica che consente di confrontare l’energia prodotta da un determinato livello di investimento in diversi fonti di energia. Nel Rapporto l’EROCI viene calcolato sulla base di un investimento di 100 miliardi di dollari sul petrolio e sulle fonti rinnovabili per la produzione di energia da utilizzare unicamente per alimentare automobili, altri veicoli leggeri (LDV) e medio pesanti.

Secondo il Rapporto, l’EROCI per le energie rinnovabili è destinato a migliorare già fra 5 anni, poiché i costi dell’energia solare ed eolica continuano a diminuire e il panorama politico e normativo sta cambiando decisamente a favore delle fonti di energia più pulite, mentre le compagnie petrolifere dovranno sostituire annualmente il 10% delle loro riserve, reinvestendo in nuovi progetti ogni anno “solo per rimanere ferme“.

La nostra analisi porta a una conclusione molto netta per l’industria petrolifera: per lo stesso esborso di capitale oggi, l’energia eolica e solare produrrà già molta più energia utile per i veicoli elettrici rispetto al petrolio acquistato sul mercato a pronti – ha affermato Lewis – Questi sono numeri sbalorditivi e suggeriscono che l’economia delle energie rinnovabili in tandem con i veicoli elettrici diventerà irresistibile nel prossimo decennio“.

Il cambiamento richiederà tempo. “L’industria petrolifera oggi gode di un enorme vantaggio su larga scala rispetto al vento e al solare in diversi ordini di grandezza – ha aggiunto Lewis – Il petrolio ha fornito il 33% di energia globale nel 2018 rispetto al solo 3% da vento e solare“.

Tuttavia, mentre le fonti di energia rinnovabile come l’eolico e il solare dovranno necessariamente espandersi velocemente per affrontare l’emergenza climatica globale, il settore petrolifero è ora nella fase di un “declino implacabile e irreversibile“.

Nel Rapporto si osserva che l’unico modo in cui l’industria petrolifera potrebbe competere alla pari con le energie rinnovabili e i veicoli elettrici è quello di estrarre petrolio a circa 9-10 dollari al barile per i rifornimenti di auto a benzina e a 17-19 dollari per il diesel.

Lewis suggerisce che le compagnie petrolifere farebbero meglio a restituire i loro soldi agli azionisti, piuttosto che continuare come al solito a reinvestire in nuovi progetti estrattivi.

A nostro avviso – scrive Lewis – questa dovrebbe essere una prospettiva estremamente allarmante per le major petrolifere che dovrebbero accelerare negli investimenti di capitali nelle tecnologie per lo stoccaggio di energia”.

Per aggiungere ulteriore peso all’argomento sulla sfida senza precedenti che si pone all’industria petrolifera: “Se tutto ciò sembra inverosimile, riflettere sulla velocità con cui il panorama competitivo dell’industria europea dei servizi pubblici è stato rimodellato nell’ultimo decennio dall’energia eolica e solare – e ai miliardi di euro di attività per la produzione di combustibili fossili che si sono incagliati – dovrebbe costituire una luce rossa lampeggiante sul cruscotto delle major petrolifere”.

Di certo, questo Rapporto rafforza i risultati dello Studio che abbiamo commentato, condotto da scienziati del Sustainability Research Institute dell’Università di Leeds (G.B.) nell’ambito del Programma del Centro di ricerca energetica del Regno Unito e pubblicato a luglio 2019 su Nature Energy, che calcolando l’EROI (Energy Return On Investment) per i combustibili fossili per un periodo di 16 anni, ha scoperto che allo stadio di prodotto finito si arriverebbe a rapporti assai vicini a quelli delle fonti rinnovabili a circa 6:1 e, potenzialmente, nel caso dell’elettricità, a 3:1.

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