Diritto e normativa

Pacchetto infrazioni dicembre 2025: per Italia avviate 7 procedure!

Nel pacchetto di infrazioni di dicembre 2025 per l’Italia ci sono 7 procedure di infrazione (5 pareri motivati e 2 lettere di costituzione in mora) per i settori: Ambiente (2 pareri motivati e una lettera di costituzione in mora); Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI (un parere motivato e una lettera di costituzione in mora); Energia e Clima(un parere motivato);Mobilità e trasporti (un parere motivato).

La Commissione UE ha adottato l’11 dicembre 2025 il Pacchetto mensile di infrazioni, in cui per l’Italia si evidenziano 5 pareri motivati e 2 lettere di costituzione in mora.

Ambiente
La Commissione invita l’Italia con una lettera di costituzione in mora a rispettare gli obblighi che le incombono a norma della Direttiva sulla qualità dell’aria ambiente per quanto riguarda l’inquinamento da NO2 a Napoli e Palermo (Direttiva 2008/50/CE).
La direttiva sulla qualità dell’aria ambiente stabilisce valori limite per diversi inquinanti atmosferici che gli Stati membri devono rispettare, compreso il biossido di azoto (NO2). Qualora le concentrazioni di NO2 nell’aria superino tali valori limite, la direttiva prescrive agli Stati membri di adottare piani per la qualità dell’aria al fine di conseguire la conformità nel più breve tempo possibile. Gli agglomerati di Napoli e Palermo hanno superato da diversi anni i valori limite per l’NO2 e i piani per la qualità dell’aria adottati non sono adeguati per conseguire la conformità in un breve lasso di tempo. L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.

La Commissione ha inviato un parere motivato per invitare l’Italia a monitorare e prevenire le catture accessorie di cetacei, tartarughe e uccelli marini nell’ambito delle attività di pesca.
La Direttiva Habitat (Direttiva 92/43/CEE) prescrive agli Stati membri di monitorare le catture o uccisioni accidentali di specie rigorosamente protette e di assicurare che tali catture o uccisioni non abbiano un impatto negativo significativo sulle specie in questione. Per cattura accessoria si intende la cattura accidentale di specie non bersaglio nell’ambito delle attività di pesca. Gli Stati membri devono inoltre adottare misure adeguate per evitare la perturbazione significativa delle specie protette nei siti Natura 2000 designati a norma della Direttiva Uccelli e della Direttiva Habitat. L’Italia non ha istituito un sistema efficace per monitorare le catture accessorie di specie quali il tursiope troncato (Tursiops truncatus) e la tartaruga comune (Caretta caretta), entrambe protette ai sensi della direttiva Habitat. L’Italia non ha né svolto ulteriori ricerche né adottato misure di conservazione per garantire che le catture e le uccisioni accidentali non abbiano un significativo impatto negativo sulle specie protette. Inoltre il nostro paese non ha adottato misure adeguate per evitare perturbazioni significative, dovute al rischio di catture accessorie, di diverse specie marine e di uccelli marini quali la berta maggiore (Calonectris diomedea), la berta minore (Puffinus yelkouan), l’uccello delle tempeste (Hydrobates pelagicus) e il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis desmaresti) nei siti Natura 2000 designati per la loro protezione. La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora all’Italia nel febbraio 2024, ma dalla valutazione della risposta risulta che gli obblighi di cui sopra non sono ancora stati rispettati. L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione, trascorsi i quali quest’ultima potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

La Commissione ha inviato all’Italia un parere motivato per il non corretto recepimento nella legislazione nazionale della nuova Direttiva quadro sui rifiuti (2018/851/UE) volta a prevenire o ridurre la produzione di rifiuti, a ridurre l’impatto complessivo dell’uso delle risorse e a migliorarne l’efficienza quando sono utilizzate. La Direttiva modificata stabilisce obiettivi vincolanti per il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti urbani. Inoltre introduce prescrizioni per gli Stati membri e volte a migliorarne i sistemi di gestione dei rifiuti e l’uso efficiente delle risorse. Il termine entro il quale gli Stati membri erano tenuti a recepire le disposizioni della nuova Direttiva nella legislazione nazionale era il 5 luglio 2020. La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora all’Italia nel luglio 2024, ma sulla base della risposta dell’Italia, la Commissione ha constatato che diverse disposizioni della direttiva non sono ancora recepite correttamente, in particolare quelle relative alla responsabilità estesa del produttore (EPR), al riciclaggio di alta qualità, alla raccolta differenziata dei rifiuti pericolosi e ai requisiti minimi da includere nei piani di gestione dei rifiuti. L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione, trascorsi i quali quest’ultima potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI
La Commissione ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora per il mancato rispetto delle norme della Direttiva relativa ai servizi del mercato interno ((2006/183/CE), che mirano a garantire che i prestatori di servizi possano offrire servizi multidisciplinari, consentendo l’offerta di servizi combinati e innovativi nell’interesse dei consumatori. In particolare l’articolo 25 della Direttiva sui servizi stabilisce che i prestatori non dovrebbero essere assoggettati a restrizioni ingiustificate dell’esercizio, congiunto o in associazione, di attività diverse. Tali restrizioni devono essere limitate a quanto necessario per salvaguardare l’imparzialità, l’indipendenza e l’integrità delle professioni regolamentate. Secondo la Commissione, la normativa italiana non consente ai contabili di svolgere un’ampia gamma di altre attività, vietandone pertanto l’esercizio congiunto. Sebbene il diritto italiano preveda eccezioni limitate, la maggior parte delle incompatibilità è assoluta e non soggetta a eccezioni. La Commissione ritiene che tali restrizioni violino la direttiva sui servizi L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.

La Commissione ha inviato all’Italia un parere motivato per il non corretto recepimento nella legislazione nazionale della Direttiva sui diritti degli azionisti di società quotate (2007/36/CE)
L’impegno nel lungo periodo degli azionisti nelle società in cui investono è essenziale per garantire che queste ultime siano ben amministrate e sostenibili. La Direttiva tutela e responsabilizza gli azionisti promuovendo la trasparenza, la responsabilità e il buon governo societario nelle società quotate. Stabilisce una serie di norme e diritti per garantire che gli azionisti abbiano voce in capitolo nelle società in cui investono e che i loro interessi siano rappresentati e rispettati. Il 7 maggio 2025 la Commissione ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora, che ha individuato una serie di carenze. Tuttavia l’Italia continua a porre restrizioni alla libertà degli azionisti di scegliere senza limitazioni il proprio rappresentante per le assemblee generali, imponendo invece un rappresentante designato a livello di società. Inoltre il diritto italiano non garantisce che gli azionisti possano rispondere a nuovi punti dell’ordine del giorno presentando proposte di delibera. L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione, trascorsi i quali quest’ultima potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

Energia e Clima
La Commissione ha inviato all’Italia un parere motivato per il non corretto recepimento nella legislazione nazionale delle norme rafforzate per promuovere le energie rinnovabili (Direttiva 2023/2413/UE)
. Gli Stati membri avrebbero dovuto notificare il recepimento della Direttiva entro il 21 maggio 2025, ad eccezione di alcune disposizioni relative alle autorizzazioni, per le quali il termine previsto era il 1° luglio 2024. Le nuove norme mirano ad accelerare la diffusione delle energie rinnovabili in tutti i settori dell’economia, non solo nel settore dell’energia elettrica, ma anche e soprattutto nei settori in cui i progressi sono più difficili, come il riscaldamento e il raffrescamento, l’edilizia, i trasporti e l’industria, per i quali l’UE ha inoltre fissato obiettivi nuovi o rafforzati. Esse stabiliscono misure orizzontali e trasversali per promuovere la diffusione delle energie rinnovabili, che consistono ad esempio nel rafforzare le garanzie di origine e agevolare l’integrazione del sistema energetico mediante la promozione dell’elettrificazione e dell’idrogeno rinnovabile, nonché nel garantire una produzione di bioenergia più sostenibile. L’attuazione della legislazione è fondamentale per accelerare la diffusione dell’energia pulita prodotta internamente, ridurre ulteriormente le emissioni di gas a effetto serra nel settore energetico, che contribuisce attualmente per oltre il 75% alle emissioni totali di gas a effetto serra nell’Unione, e rafforzare la sicurezza energetica. Tale attuazione contribuirà inoltre a ridurre i prezzi dell’energia e a migliorare la competitività dell’economia dell’UE. Nel luglio 2025 la Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora per l’incompleto recepimento della Direttiva nell’ordinamento nazionale. Dopo aver esaminato la risposta dell’Italia, la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato nei confronti del nostro perché le informazioni ricevute non sono sufficientemente chiare e precise sul modo in cui le misure recepiscono ciascuna delle disposizionidella Direttiva. L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione, trascorsi i quali quest’ultima potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

Mobilità e Trasporti 
La Commissione ha inviato all’Italia un
parere motivato per la non corretta attuazione della Direttiva sul servizio europeo di telepedaggio di telepedaggio (Direttiva 2019/520/UE). Sebbene siano attivi in Italia, i fornitori del servizio europeo di telepedaggio (S.E.T.) non sono ancora autorizzati a operare nel settore del S.E.T. sottoposto a pedaggio in Sicilia a causa di miglioramenti tecnologici in attesa di completamento. Questo costituisce un ostacolo per l’interoperabilità tra i sistemi di telepedaggio stradale degli Stati membri e l’applicazione transfrontaliera dell’obbligo di pagare i pedaggi stradali nell’UE. I conducenti che viaggiano verso l’Italia o l’attraversano potrebbero avere bisogno di più di un contratto di abbonamento, con più di un fornitore e più di un’unità di bordo.L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere e rimediare alle carenze segnalate dalla Commissione, trascorsi i quali quest’ultima potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

..

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.