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Nutrienti vitali: disponibilità a rischio per la maggiore concentrazione di CO2 e dei cambiamenti climatici

Secondo un nuovo Studio che ha calcolato gli effetti dei cambiamenti climatici e della concentrazione in atmosfera di CO2, nei prossimi 30 anni i nutrienti essenziali per la salute, quali proteine, ferro e zinco, contenuti nelle colture potrebbero subire riduzioni a livello globale del 12%.

Lo StudioCombining the effects of increased atmospheric carbon dioxide on protein, iron, and zinc availability and projected climate change on global diets: a modelling study”, pubblicato sul numero di Luglio 2019 di “The Lancet Planetary Health” e condotto da un gruppo di ricercatori statunitensi e australiani, secondo l’IFPRI (Istituto di ricerca sulla politica alimentare globale), di cui fanno parte due degli autori è “La sintesi più completa finora compiuta degli impatti dei cambiamenti climatici sulla disponibilità globale di nutrienti e rileva che nei prossimi 30 anni, i cambiamenti climatici e un aumento della CO2 potrebbero ridurre significativamente la disponibilità di nutrienti critici, rappresentando un’altra sfida allo sviluppo globale e alla lotta per la fine denutrizione”.

Il Rapporto congiunto delle 5 Agenzie dell’ONU che si occupano di sicurezza alimentare e nutrizione (FAO, IFAD, WFP, UNICEF, OMS) diffuso il 15 luglio 2019 ha sottolineato che una delle maggiori sfide per ridurre la fame e la malnutrizione nel mondo è di produrre cibo che non solo fornisca le necessarie calorie, ma che contenga anche i necessari nutrienti.

Utilizzando IMPACT (International Model for Policy Analysis of Agricultural Commodities and Trade) che modella le interazioni tra offerta alimentare globale e tendenze relative a domanda, commercio, reddito, crescita della popolazione e gestione delle risorse idriche, assieme al modello GENuS (Global Expanded Nutrient Supply) che stima l’offerta dietetica globale di nutrienti e a due data sugli effetti della CO2 sul contenuto di nutrienti nelle colture, i ricercatori hanno previsto la disponibilità pro capite di proteine, ferro e zinco al 2050, i ricercatori hanno stimato una riduzione del 19,5%, 14,4% e 14,6%, rispettivamente.

Di recente abbiamo fatto molti progressi per ridurre la malnutrizione in tutto il mondo, ma la crescita della popolazione globale nei prossimi 30 anni richiederà di aumentare la produzione alimentare che fornisca  sufficienti nutrienti – ha spiegato Timothy Sulser, Senior Scientist presso l’IFPRI e co-autore dello Studio – Questi risultati suggeriscono che i cambiamenti climatici potrebbero rallentare i progressi nei miglioramenti della nutrizione globale semplicemente rendendo i nutrienti chiave meno disponibili di quel che sarebbe necessario“.

Quantunque i miglioramenti tecnologici e gli effetti sui mercati determineranno un aumento della disponibilità di nutrienti rispetto ai livelli attuali, questi incrementi non terranno il passo con gli effetti negativi dell’aumento delle concentrazioni di CO2 in atmosfera.

Mentre livelli più alti di CO2 potrebbero far aumentare la fotosintesi e la crescita in alcune piante, ricerche precedenti effettuate hanno anche scoperto che la concentrazione di micronutrienti chiave nelle colture si ridurrebbero. Il nuovo Studio prevede che grano, riso, mais, orzo, patate, soia e verdure subiranno una perdita di nutrienti di circa il 3% in media entro il 2050 a causa dell’elevata concentrazione di CO2.

Tuttavia, è probabile che gli effetti non siano percepiti in modo uniforme in tutto il mondo e si prevede che molti Paesi che attualmente presentano livelli elevati di carenza di nutrienti saranno ulteriormente colpiti in futuro dalla minore disponibilità di nutrienti, che saranno particolarmente gravi in ​​Asia meridionale, Medio Oriente, Africa del sud del Sahara, Nord Africa e ex Unione Sovietica, regioni in gran parte costituite da Paesi a basso e medio reddito in cui i livelli di denutrizione sono generalmente più elevati e le diete sono più vulnerabili agli impatti diretti dei cambiamenti di temperatura e delle precipitazioni innescati dai cambiamenti climatici.

In generale, le persone nei Paesi a basso e medio reddito ricevono una parte maggiore dei loro nutrienti da fonti di origine vegetale, che tendono ad avere una biodisponibilità inferiore rispetto alle fonti di origine animale – ha affermato Robert Beach, autore principale dello Studio e Senior Economist di RTI International, in Istituto di ricerca indipendente che si dedica al miglioramento delle condizioni umane – Questo vuol dire che molte persone con un consumo di nutrienti già relativamente basso diventeranno probabilmente più vulnerabili alle carenze di ferro, zinco e proteine ​​man mano che le colture perderanno i loro nutrienti. Molte di queste regioni sono anche quelle in cui è prevista la maggiore crescita di popolazione, con conseguente maggior aumento di disponibilità di nutrienti. Anche l’impatto sulle singole colture potrebbe determinare effetti sproporzionati sulle diete e sulla salute. Perdite significative di nutrienti nel grano avranno implicazioni particolarmente diffuse, dal momento che queste cereale costituisce il componente principale delle diete in molte parti del mondo, quindi qualsiasi cambiamento di concentrazione dei suoi nutrienti potrebbe risultare di notevole impatto sulle quantità di micronutrienti che molte persone ricevono“.

cartine nutrienti
Le cartine mostrano le variazioni in percentuale al 2050 di disponibilità di nutrienti pro-capite
di proteine, ferro e zinco secondo lo scenario previsionale del clima a quella data

La disponibilità di proteine, ferro e zinco nel grano, secondo lo Studio, si ridurrebbe fino al 12% entro il 2050 in tutte le regioni. Gli individui che probabilmente sperimenteranno le maggiori riduzioni della disponibilità di proteine ​​dal grano saranno quelli che vivono in luoghi in cui il consumo di grano è particolarmente elevato, tra cui l’ex Unione Sovietica, il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa orientale.

Nell’Asia meridionale, dove l’assunzione di ferro da parte della popolazione è già ben al di sotto del livello raccomandato (l’India ha la più alta prevalenza di anemia nel mondo), la disponibilità di ferro rimarrà inadeguata. Inoltre, gli elevati livelli di carbonio ridurranno la disponibilità media di zinco nella regione al di sotto della soglia di assunzione consigliata.

Sebbene i modelli previsionali dello studio si siano limitati al 2050, Sulser ha aggiunto che “estendere l’analisi alla seconda metà di questo secolo, quando si prevede che i cambiamenti climatici avranno impatti ancora più forti, porterebbe a riduzioni ancora maggiori della disponibilità di nutrienti“.

I ricercatori hanno anche sottolineato la necessità di ulteriori lavori per sviluppare le loro scoperte, incluso gli studi degli impatti climatici sulle fonti dietetiche animali, come pollame, bestiame e pesca, sulla composizione nutrizionale delle colture, sulle carenze nutrizionali derivanti da shock climatici a breve termine e sulle tecnologie che potrebbero mitigare le riduzioni della disponibilità di nutrienti.

La quantificazione dei potenziali impatti sulla salute delle persone richiede anche di tener conto dei molti fattori, oltre il consumo di cibo, compreso l’accesso all’acqua pulita, ai servizi igienico-sanitari e all’istruzione, fattori che influenzano i risultati nutrizionali e sulla salute.

Le diete e la salute umana sono incredibilmente complesse e difficili da prevedere – ha concluso Sulser – riducendo la disponibilità di nutrienti essenziali, i cambiamenti climatici complicheranno ulteriormente gli sforzi per eliminare la denutrizione in tutto il mondo“.

L’altro ricercatore IFPRI che ha partecipato allo Studio, l’italiano Nicola Cenacchi in una dichiarazione resa a SciDev.Net, la rete indipendente per notizie, opinioni e analisi su scienza e tecnologia nel contesto dello sviluppo globale, ha sottolineato come la carenza di micronutrienti comporta problemi salutari come una ridotta resistenza alle infezioni e uno sviluppo fisico ritardato o compromesso, per cui per affrontare tali carenze si dovrebbe integrare il cibo con nutrienti minerali e vitamine, secondo il processo denominato “fortificazione alimentare”.

In copertina: Una contadina nei pressi di Abuja (Nigeria) con i tuberi di manioca appena raccolti (Fonte IFPRI/Milo Mitchell)

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