Sostenibilità

Sostenibilità: per gli Europei è una priorità

Uno studio, condotto dalle reti europee del Global Compact delle Nazioni Unite in 15 paesi dell’UE e nel Regno Unito e presentato nel corso della Settimana dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA80), mostra che gli europei si aspettano fortemente che governi e imprese intensifichino l’impegno in materia di sostenibilità. In Italia la richiesta è ancora più forte rispetto agli altri Paesi.

– Lo sviluppo sostenibile resta una priorità: gli europei continuano ad attribuire grande importanza alla sostenibilità e si aspettano che le aziende svolgano un ruolo attivo.

–L’urgenza è riconosciuta: le questioni ambientali, sociali e di governance sono ampiamente considerate sfide urgenti che richiedono un’azione immediata.

–Forte sostegno politico: nonostante i dibattiti in corso, gli europei sostengono politiche e quadri normativi ambiziosi in materia di sostenibilità.

–Individuata lacuna nell’azione: sebbene molte aziende siano in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, sono meno quelle che hanno integrato strategie di impatto misurabili; i progressi devono accelerare.

Sono i risultati chiave delRapporto“The Perceptions of Sustainable Development by the Europeans” Study”, realizzato dallaRete europeadiUN Global Compact, il Patto non vincolante delle Nazioni Unite, nato per incoraggiare le imprese di tutto il mondo ad adottare politiche sostenibili e osservanti la responsabilità sociale d’impresa, e per rendere pubblici i risultati delle azioni intraprese, è stato presentato a New York durante la settimana dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA80).

Il Rapporto è il frutto di un’indagine condotta su 13.000 persone di 15 Paesi dell’UE e Gran Bretagna, Italiacompresa, da cui emerge che in tutti i Paesi presi in considerazione, la maggior parte degli intervistati sottolineato chelo sviluppo sostenibile dovrebbe essere una priorità da collocare al centro dell’agenda politica dei Governie chesono indispensabili normative più rigorose sui temi della sostenibilità. Nello specifico,l’85% dei cittadini italiani considera la sostenibilità una priorità e l’80% chiede un impegno più deciso da parte delle Istituzioni.

Sono soprattuttoi giovani tra i 18 e i 44 anni a ritenere la sostenibilità un tema prioritario, mentre tra lefasce più anziane il sostegno rimane significativo, pur con una tendenza maggiore a considerarla non essenziale. Solo una piccola minoranza, inferiore al 10%, pensa che Governi e Unione Europea debbano concentrarsi su altre questioni.

Verso Agenda 2030
Lo studio rivela inoltre che peril 75% degli intervistati europei i governi e le aziende dovrebbero destinare maggiori risorse all’attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) fissati da Agenda 2030. Questi dati rafforzano la percezione che la sostenibilità sia sempre di più una richiesta trasversale rivolta a tutti gli attori sociali. InItalia, la richiesta è ancora più forte:l’80% chiede un impegno più deciso da parte delle istituzioni e il 79% dalle imprese, mentre il36% degli italiani crede che gli SDGs possano essere raggiunti entro il 2030.

Consumi e regolamentazione
L’80%degli europei dichiara di tenere conto dellasostenibilità nelle proprie scelte di acquisto, masolo il 27% lo fa sempre, mentre il53% afferma che questo criterio incide solo occasionalmente. In Italial’attenzione è ancora più forte:il 55% dei cittadini considera la sostenibilità un elemento importante al momento dell’acquisto, superando così la media europea. Si tratta di un cambiamento strutturale: la sostenibilità non è più percepita come un fattore accessorio, ma come una variabile che talvolta prevale sui criteri tradizionali.

Anche sulpiano normativo si registra un ampio sostegno, soprattutto nell’Europa meridionale. In questo contesto, l’Italiasi distingue per il consenso verso regole più rigorose: l’87%dei cittadini (control’85% della media europea) le ritiene indispensabili, pur chiedendo parallelamente semplificazione e minori oneri burocratici.

Quasi lametà degli europei riconosce alle imprese un impatto positivo soprattutto in materia di diritti dei lavoratori(47%), seguiti dadiritti umani e tutela ambientale(43%). La fiducia si riduce però in modo significativo sul fronte della lotta alla corruzione, dove solo il 35% esprime un giudizio positivo. InItalia il quadro è più critico:appena il 36% valuta favorevolmente l’impatto delle aziende sulla sostenibilità, con un riconoscimento concentrato soprattutto sulle questioni legate al lavoro.

Ad ogni modo, prevale la convinzione che lasostenibilità sia un fattore competitivo: 7 europei su 10 considerano un driver strategico per le imprese, percentuale che inItalia sale al 75%.

Un’analoga fiducia si riscontra anche sul fronte dell’innovazione:il 69% degli europei e il 68% degli italiani credono che l’intelligenza artificiale possa contribuire al progresso sostenibile.

“I dati raccolti confermano che i cittadini italiani mostrano una sensibilità alla sostenibilità superiore alla media europea-ha dichiarato Daniela Bernacchi, Executive Director di UN Global Compact Network Italia –È un segnale che deve trasformarsi in un’opportunità per il nostro Paese di assumere un ruolo guida nella transizione verso modelli più equi, inclusivi e rispettosi dell’ambiente. A cinque anni dal 2030 è necessario tenere alta l’attenzione: secondo il Progress Report 2025 delle Nazioni Unite, il 18% degli obiettivi di sviluppo sostenibile è ‘on-track’, il 48 % progredisce moderatamente o marginalmente, il 35% è in stagnazione o regressione. Lo studio registra come dei 169 target dell’Agenda 2030, solo 139 siano stati misurati correttamente dal 2015 a oggi. Tra questi, il 35% registra progressi adeguati, ma il 48% procede in modo insufficiente. Per colmare il gap degli SDGs servirebbero ulteriori investimenti per circa 4 trilioni di dollari l’anno. È indispensabile un impegno concreto, misurabile e condiviso da istituzioni, imprese e società civile. Ci auguriamo che questo report possa costituire uno strumento di riferimento per orientare scelte e investimenti, utile a policy maker, aziende e cittadini. L’Unione Europea resta un riferimento imprescindibile, ma il successo dipenderà soprattutto dal coinvolgimento del settore privato, che deve interpretare la sostenibilità come leva di competitività, innovazione e trasparenza”.

Articoli simili

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.